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Venezia. Isolare la citt con la divisione significa museificarla, invece serve azione, come a San Basilio
Martina Zambon
Corriere del Veneto 5/7/2017

VENEZIA. Il paradosso c: la citt si svuota proprio nel momento in cui si riempie, fisicamente, al punto da non riuscire quasi a camminare.

La questione tutta l per Alberto Ferlenga, rettore di Iuav. Non hanno torto i residenti a scandire #minovadovia e, s, il rischio museificazione del centro storico esiste. Anzi, per restare in tema di paradossi, potrebbe essere colpa dellUnesco che si preso particolarmente a cuore la situazione del capoluogo lagunare. Ma andiamo con ordine. Lo svuotamento della citt indubbiamente un fenomeno evidente spiega il rettore - si svuota di funzioni, meno cinema, meno negozi di vicinato, meno chiese aperte. Per, cos facendo, si svuota anche di significati. Eppure una citt complessa, la laguna ne parte integrante cos come lhinterland. Venezia sta perdendo tutto questo perch sta diventando a misura di quel turismo mordi e fuggi che deve ricavarne unimmagine, probabilmente unimmagine da cartolina, in poche ore di visita. Ci che preoccupa la banalizzazione della citt stessa. Si vendono momenti finali mentre invece il centro storico e la laguna sono, per loro natura, da godere secondo un processo fatto di relazioni, storia e persone che ci vivono. Vuoto e pieno. Come lacqua nella teoria dei vasi comunicanti, pi calano gli abitanti e le funzioni a loro connesse, pi si ruba lanima unica di Venezia. un fenomeno che si pu contrastare rilancia Ferlenga come Iuav abbiamo lavorato alla rioccupazione degli spazi con e per gli studenti. Evitiamo di spostare qualsiasi funzione in terraferma, i risultati a San Basilio e Santa Marta ci sono gi. tutto un fiorire di locali e piccoli bar e con larrivo di altri 1000 cafoscarini andr ancora meglio. un processo di rigenerazione evidente. Che le universit, al plurale, possano essere uno degli assi nella manica da giocare convinzione del rettore Iuav col Porto, ad esempio, abbiamo finalmente ritrovato un buon canale di dialogo per evitare che la zona portuale diventi uninfilata di ristorantini, come accaduto ad esempio a Lisbona. L devono continuare a coesistere chi ci vive, chi ci studia e chi ci lavora, deve restare unarea a vocazione produttiva. E per il turismo che preme, che travolge, che stravolge a volte, resta. Il tema la densificazione in pochi punti, la soluzione spalmare i flussi sullarea vasta che arriva fino a Quarto dAltino. No alla Venezia da cartolina, s alla sua storia. Si tratta di un lavoro di pre-alfabetizzazione dei turisti prima che arrivino. Immaginiamo di non sapere, per un momento, che Venezia Venezia. Resterebbe una citt senza auto, vivibile, un unico enorme spazio pubblico, una citt sicura, insomma, un paradiso. Dobbiamo ripartire da qui. Sullipotesi di separare la citt dacqua dalla sua terraferma, Venezia da Mestre, Ferlenga netto il disagio espresso da manifestazioni come quella di domenica comprensibile come forma reattiva, ma per il resto del tutto sbagliato concettualmente. Stiamo discutendo di una struttura complessa che, nel contado prima, e nel tessuto produttivo poi, ha le sue radici. Sarebbe antistorico e sbagliato per un possibile futuro di Venezia. Isoliamola e procederemo alla sua museificazione. Ma come si argina il disagio? Privilegiando le attivit che determinano azione. E non sbagliata lidea del sindaco di puntare su Venezia citt universitaria. Come Boston, Cambridge. E lUnesco? Va bene quando mantiene in vita i luoghi, diventa un rischio quando tende a cristallizzarli.



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