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Firenze. Petrioli Tofani e il ricordo della bomba del 93: Vorrei rivedere quel quadro
Edoardo Lusena
Corriere Fiorentino 6/7/2017

Il presidente del Consiglio Carlo Azeglio Ciampi mi chiese: Signora, quanto tempo ci vorr per riaprire gli Uffizi? e io azzardai: In questa situazione un anno. Mi chiese cosa intendessi e gli spiegai che solo per spostare un tavolo al tempo non eravamo autonomi in nulla avevo bisogno di 50 permessi con il rischio che al quarantanovesimo si bloccasse tutto. Lui mi diede il numero della sua segreteria dicendomi di rivolgermi a loro per qualsiasi necessit. Tutti gli impedimenti svanirono: e in ventitr giorni riaprimmo. La torre dei Georgofili ancora fumava per lattentato mafioso agli Uffizi quando nel maggio del 1993 avvenne questa conversazione. A evocarla linterlocutrice di Ciampi, Anna Maria Petrioli Tofani, un pezzo degli Uffizi perch sarebbe riduttivo fermarsi al fatto che ha diretto la Galleria dal 1987 al 2005. Oltre 41 anni di servizio ininterrotto non si spazzano via cos e infatti la ritroviamo nel gabinetto delle stampe e dei disegni dove torna spesso e volentieri: Sa, quando dirigevo il tempo per lo studio non cera, cos prendevo appunti e li mettevo via. E da quando sono in pensione il tempo lho ritrovato.

Via dai riflettori da tempo, accetta di riavvolgere il nastro, oltre quel 20 giugno in cui la Galleria degli Uffizi fu restituita (parzialmente) al mondo dopo la ferita dellattentato ai Georgofili del 27 maggio 1993. E il nastro si ferma proprio a quella notte che, come in tanti racconti raccolti fino a oggi parte da una telefonata. Io e mio marito eravamo a casa, fummo svegliati dal boato come tanti fiorentini, nonostante ci trovassimo nella zona di piazza Beccaria, pi di un chilometro e mezzo da via dei Georgofili, e ci chiedemmo cosa fosse stato. Fu una questione di attimi e squill il telefono: era la guardia di notte. Dottoressa successo qualcosa di terribile ma non sappiamo cosa. Cercai di tranquillizzarli, chiesi se cerano feriti e dissi che avrei chiamato la questura. Ma in questura lo sapevano gi.... Poi la corsa in auto, gi in via dei Neri la devastazione di vetri e detriti. La corsa agli Uffizi invasi da fumo e macerie, la chiamata ai pi stretti collaboratori di allora: Caterina Caneva, Antonio Natali (suo successore alla guida della Galleria), Alessandro Cecchi e Piera Bocci. Ragazzi, c da lavorare dissi loro, prima di scendere di nuovo nel Piazzale dove trovai lallora procuratore capo Piero Luigi Vigna. una fuga di gas? chiesi e lui, con un volto grigio come una statua rispose solo: Mah.... Fu un pugno nello stomaco: capii tutto, fino a quel momento avevo voluto credere a una disgrazia. E davanti a una disgrazia si reagisce con dolore per le vittime e per i danni, ma davanti alla volont umana di nuocere rimasi sconvolta. Per fortuna subentr subito il colpo di coda. Non dobbiamo cedere, mi dissi.

Venne lora del lutto per le vittime, quella della conta dei danni: Quando vidi i quadri del Manfredi, tra cui I giocato ri di carte , e il Gherardo delle notti in brandelli mi si spezz il cuore. S, quel quadro fu conservato ma si pensava non fosse recuperabile. Ora la vostra iniziativa di crowdfunding ne consentir il restauro. unoperazione importante perch I giocatori di carte oggi pi che unopera darte un documento. E un documento molto importante, non solo per la storia dellarte perch d agli studiosi una possibilit in pi per capirlo, ma anche e soprattutto per il pubblico come memento. importante riaffermare il ricordo di questi episodi perch la tendenza a dimenticare c. Per conto mio, il 27 maggio del prossimo anno quando il quadro torner al suo posto, se sar a Firenze sar felice di esserci.

E quel giorno sar un cerchio che si chiude per questa donna minuta ma determinata che allora si trasform nella condottiera che tutti quelli che ebbero a che fare con lei in quei giorni descrivono: Cosa dovevo fare? Cera solo da rimboccarsi le maniche. Ma quello che abbiamo fatto fu possibile solo perch eravamo tutti uniti. La mattina dopo raccolsi tutti i dipendenti e dissi loro: Parliamoci chiaro. Qui un disastro. Arriveranno offerte da centinaia di volontari. Se voi accettate questo impegno sappiate che sar senza se e senza ma. Non ci saranno mansioni n orari, altrimenti far coi volontari. Un bluff di chi sapeva che i volontari, per quanto armati di buona volont, non avrebbe saputo dove mettere le mani? Una richiesta di aiuto di chi sapeva di poter contare sul cuore dei propri colleghi? Fatto sta che funzion: Mi dissero: Signora, gli Uffizi sono nostri. E cos inizi la ripartenza: fianco a fianco, senza bisogno di parole, professionisti cui bastava uno sguardo per comprendersi. Certo, impegno e superlavoro non bastano davanti a un disastro come quello provocato dal tritolo: Nella tragedia fummo fortunati. Potemmo dialogare con personaggi sensibili a ci che avevamo subto come Ciampi, e fiorentini come il presidente del Senato Spadolini, i ministri del Tesoro Barucci e dellAmbiente Spini. E poi Firenze, che come gi accaduto con lAlluvione diede il meglio di s. Persino le ditte esterne che lavoravano con noi ebbero uno slancio incredibile. E poi i comuni cittadini, le raccolte fondi oltre allimpegno dello Stato dal primissimo momento. Pensi che un gruppo di amici capitanato da Giuliano Gori (il noto collezionista del parco di Celle, ndr ) voleva contribuire. Fui schietta: I soldi arrivano. Facciamo unoperazione per dimostrare che larte non antica o moderna. Semplicemente o arte o non lo . Cos su suo impulso arrivarono pi di 100 opere di autori come Rauschenberg e Paladino. Insomma, allora il movimento fu corale. Ma oggi ancora cos? Non lo so sospira concludendo vedo tanto disinteresse in giro, ma poi vedo tanti volontari muoversi per disastri come i recenti terremoti nel centro Italia e in Emilia e vedo che la gente ancora molto propensa a fare qualcosa per il proprio Paese.



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