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Firenze. Lespulsione della comunit locale in favore del turismo di lusso e del profitto dei pochi
Ilaria Agostini
http://www.perunaltracitta.org - 5 LUGLIO 2017



Nel presente contributo vorrei offrire alcune chiavi di lettura utili alla comprensione del fenomeno dellestrattivismo e della monocoltura del lusso in atto nelle citt darte mercificate e desertificate, ed enucleare alcune prospettive operative di resistenza.

Estrattivismo e monocoltura

Con il termine estrattivismo si intende il sistema di accaparramento di risorse naturali, loro commercializzazione ed esportazione, contro il volere delle comunit locali e contro gli equilibri dellambiente. Laccaparramento tramite spossessamento (Harvey) e lestrazione di rendite monopolistiche perpetrati da imprese multinazionali rientrano nel quadro delle dinamiche coloniali e neocoloniali cui si confanno la militarizzazione del territorio, la violazione di principi di convivenza democratica, la violenza e la repressione.

Fondato sulla monocoltura (agro-industriale, industriale e delle megaminiere), il modello estrattivista impoverisce e isterilisce vaste aree geografiche e intere nazioni del sud del mondo. Impoverisce socialmente, poich, come stato scritto, depriva, spossessa le popolazioni di progettualit sul proprio ambiente di vita (Zibechi) [2].

Traslato sullambiente urbano, lestrattivismo assume i tratti di accumulazione di capitale a spese della citt, che , per definizione, costruzione collettiva e bene comune, nonch giacimento limitato. Tale modello si manifesta nelle alienazioni degli edifici pubblici, nella privatizzazione delle imprese pubbliche, dei servizi e delle risorse primarie (acqua etc.), nella chiusura di parti di citt (si ricordi la cena Ferrari sul Ponte Vecchio), nella locazione di sale monumentali e musei, nella brandizzazione, ossia nella collocazione del marchio cittadino (il brand) sui mercati immobiliari e finanziari globali. Nella creazione del brand, lUnesco ha un ruolo non secondario (Choay).

Si tratta, insomma, di un meccanismo di produzione di denaro attraverso lacquisizione privata (indebita e sotto costo) di patrimonio pubblico. Senza neanche la contropartita di lavoro dignitoso e impiego di lunga durata che pure era offerta dal capitalismo temperato dalla socialdemocrazia.
Estrattivismo e citt darte

Nelle citt darte il fenomeno estrattivo si manifesta drammaticamente, poich la pressione economica agisce su unarea ristretta, di carattere storico e monumentale. Nel nucleo centrale, la popolazione residente espropriata dello spazio di vita civica (il quale ha carattere memoriale, antropogenetico, identitario), espropriata dellagibilit e dei servizi. letteralmente espulsa a causa dellinnalzamento dei valori immobiliari.

La monocoltura turistica non in grado di mettere in moto spinte riproduttrici di patrimonio, anzi lo consuma irreversibilmente, e tantomeno in grado lo si accennato di redistribuire efficacemente reddito.

emblematico il fatto che, anche quando la monocoltura turistica opera sotto le spoglie della sharing economy, essa riesce a canalizzare nelle mani di pochi i profitti estratti dalla citt di tutti, a concentrare il potere e a far espatriare i proventi.

il caso del colosso statunitense Airbnb[3]. A dispetto delle premesse (in nome delleconomia della condivisione) Airbnb crea diseguaglianze tra piccoli locatori e grandi agenzie che gestiscono per conto terzi centinaia di appartamenti. Il fenomeno pervasivo: a Firenze oltre il 18% dellintero patrimonio immobiliare del centro storico un b&b promosso dalla piattaforma americana[4]. La massima parte costituita da interi appartamenti in affitto gestiti da terzi, poche invece le singole stanze presso famiglie. un dato che dimostra peraltro linternit dei cittadini alle dinamiche estrattive.

Ricordo che a Firenze, nel 2016, si sono registrate 9 milioni e 391.000 presenze (fonte: Citt metropolitana di Firenze, Centro Studi Turistici) che hanno insistito principalmente sullarea centrale abitata da 52.527 persone[5].

Turismo

Nel suo ultimo libro Il selfie del mondo (Feltrinelli, 2017) Marco dEramo ci rassicura: let del turismo di massa sta tramontando.

Il turismo di massa in quanto messa in valore delle ferie pagate espressione di una societ fondata sul lavoro salariato. Oggi, al tempo dellautoimprenditorialit, dellerosione dei diritti e del declino delle forme di lavoro tutelato, il turismo di massa non pi in grado di offrire agli investitori una prospettiva luminosa di profitti crescenti. Per queste ragioni lindustria turistica cerca nuove strade e nuove configurazioni. Essa sta infatti indirizzando i propri interessi di mercato verso il nomadismo un po bob per studio e lavoro e verso il turismo di lusso (studentati a cinque stelle, resort, luxury hotel, spa etc.).

Quanto al nomadismo per fame e guerre, un capitolo che poco interessa allindustria turistica e quindi agli amministratori locali.

A Firenze questa mutazione verso il turismo e il consumo di lusso nellaria gi da tempo.
Lusso

Risultato di diseguaglianze sociali evidenti, espressione della canalizzazione delle ricchezze (sempre pi concentrate) verso consumi esclusivi e non raramente predatri, simbolo di avvenuta ascesa sociale, il lusso connesso con il mondo della moda, dellindustrial design, delle cure e del benessere, del turismo, dellimmobiliare, etc.

Le citt darte risultano particolarmente indicate per fornire gli scenari di pregio utili a localizzare i consumi di lusso e la propaganda.
Gigantismo

Non possibile affrontare i temi dellestrattivismo urbano e della monocoltura turistica senza richiamare le profonde mutazioni territoriali legate alla delocalizzazione della produzione, e alle nuove forme di commercio (e di turismo) online[6].

Il sistema della logistica mondiale mette in atto una drastica semplificazione insediativa, a scala ciclopica. Un nuovo modernissimo gigantismo fondato sulle grandi distanze, sui grandi centri di produzione e di smistamento, colossali sistemi organizzativi di vendita (gli scaffali elettronici o le piattaforme turistiche elettroniche, come la citata Airbnb), grandi porti, grandi navi e citt monocolturali. Fasci di velocissime vie di comunicazione i corridoi collegano con fluidit produzione e consumatore, le metropoli alle citt darte. Le aree interne diventano sempre pi distanti; il treno si riduce a metropolitana dItalia[7] che taglia i territori, li scarta e li trasforma in puro ostacolo geospaziale.
Le grandi trasformazioni

A queste brame di gigantismo sono riconducibili, a Firenze, il TAV e in maniera ancor pi evidente il nuovo (progettato) aeroporto che unisce mirabilmente i desideri di sviluppo delle-commerce e delle-tourism. In linea coi peggiori esempi di accaparramento sudamericano, un imprenditore argentino nei mesi scorsi ha tentato unoperazione di land grabbing al fine di garantirsi le terre su cui costruire lagognato aeroporto.

Le grandi trasformazioni minano alla base lo spazio della convivenza civile. Ma anzich rappresentare unemergenza per la vivibilit su cui far confluire le attenzioni di governo, gli effetti cantieristici delle grandi opere diventano motivo dorgoglio per gli amministratori: in una citt paralizzata dai cantieri di TAV e tramvie, Nardella nella relazione sui suoi primi mille giorni da sindaco affermava trionfale: governiamo la pi grande trasformazione della citt degli ultimi 150 anni in termini di riqualificazione e grandi infrastrutture. Grandi opere, enormi ambizioni.
La svendita del patrimonio immobiliare pubblico

Come abbiamo pi volte denunciato, gli amministratori, mettendo allincanto il patrimonio pubblico, e facilitando gli appetiti predatri degli immobiliaristi, si sono zelantente trasformati in curatori fallimentari dellente pubblico. La trasformazione privatistica della Cassa Depositi e Prestiti e del Demanio stata peraltro congeniale alla metamorfosi della gestione urbana in mera ragioneria.

Larte di attrarre le speculazioni straniere sulla citt storica si chiama ora Cultural Real Estate Development. Estrattivismo sedicente culturale nel quale i developers si devono muovere senza ostacoli che gli amministratori pubblici si prodigano ad abbattere.

Un esempio. Nelle scorse settimane, una sentenza della Corte di Cassazione ha bloccato i lavori in varie decine di grandi cantieri nel centro citt: se c cambio di destinazione duso non restauro. Cio: i lavori negli edifici monumentali, se non condotti con i metodi del restauro, sono abusivi. Nessun problema: le pressioni da palazzo Vecchio su palazzo Chigi hanno prodotto un emendamento alla manovra economica che, a sua volta, andata a modificare il Testo Unico dellEdilizia[8] e ha spianato il campo.

Procedono quindi senza impedimenti: le trasformazioni private sullex Borsa Merci, sulla Manifattura Tabacchi, e sulle ex caserme e conventi di San Gallo, il Maglio, SantOrsola etc.; linsediamento della esclusiva Fondazione Zeffirelli nellex Tribunale in piazza San Firenze; lhotel a cinque stelle nella ex caserma di Costa San Giorgio, nel Monte di Piet etc.; i due ostelli di lusso (Casa del Sonno ed ex Fiat-Belfiore); la riduzione in appartamenti del Teatro Comunale etc. etc.[9]
Eugenetica urbana

La svendita produce effetti di eugenetica urbana. Ogni anno mille residenti abbandonano (espulsi) il centro storico. E il Comune ci mette del suo proponendo allimprenditoria immobiliarista sessanta appartamenti pubblici nella citt storica. Lamministrazione comunale giustifica la vendita: le case allincanto non hanno i requisiti per divenire case popolari. Eppure secondo la legge regionale le case sono gi classificabili come ERP.

Viene il sospetto che non siano tanto le case ad essere inadeguate ad ospitare classi popolari, quanto le classi popolari inadeguate per il quadro urbano prefigurato da Nardella & Co[10].

Sindaco che, ricordiamo, gioiva per i poteri conferitigli dal Daspo urbano uno stato di eccezione permanente (Benjamin) nel governo della citt , affermando che era finalmente Finita la stagione delle pistole ad acqua (Corriere fiorentino, 11 febbraio 2017); la stagione per pare non essersi ancora conclusa, visto il recente provvedimento (lavaggio dei sagrati per impedirvi lo stazionamento dei turisti) in citt gi definito pompa magna.
Prospettive

Provo ad enucleare tre assi progettuali utili a risollevare le sorti della citt: la leva dei beni comuni e il loro uso collettivo; il progetto locale sullo spazio pubblico; laccoglimento della forza viva dei migranti.

Con lesperienza della delibera Filangieri, a Napoli stata messa in campo una possibilit concreta da perfezionare ed estendere alle altre citt italiane. La delibera fa leva sulla categoria giuridica di bene comune e riconosce ad alcune esperienze autogestite di riappropriazione di edifici dismessi il valore sociale di ambienti di sviluppo civico, e come tali le ritiene strategiche garantendo le condizioni di sopravvivenza alle microresistenze urbane.

Proprio mentre stiamo parlando, a Mondeggi si festeggiano i tre anni di presidio della tenuta messa in vendita dalla Citt metropolitana, tre anni di custodia popolare delle terre e di sperimentazione collettiva di autogoverno. Si tratta di un progetto a scala locale che potrebbe essere declinato in chiave urbana, ad esempio alla scala rionale. Sul modello dellautonomia municipalista, di rione, teorizzata da Murray Bookchin.

Esempi interessanti, tra gli altri, provengono da: Facciamocispazio, laboratorio rionale dal bassopromosso da comitati e associazioni (Giardino San Jacopino, Leopolda Viva, ex FIAT Belfiore-Marcello, e Tutela dellex Manifattura Tabacchi); da inKiostro, luogo di agibilit sociale a disposizione per le realt di movimento attive in un centro storico deprivato di spazi per momenti di incontro, confronto e lotta; o da La Polveriera Spazio Comune che, nellambito delle proprie attivit in un ambiente dismesso dal DSU (agenzia per il diritto allo studio universitario), mette in relazione un quartiere del centro storico con le produzioni genuine e clandestine del contado e lavora per rafforzare lalleanza citt-campagna.

Poich lo spazio pubblico testimonianza e garanzia di vita civica, e ne rappresenta la possibilit di riproduzione nel futuro, lalienazione degli immobili pubblici spossessa la cittadinanza di progettualit sul proprio ambiente di vita.

Il progetto locale, urbano e rionale, far leva dunque sulla presenza ancora in mano pubblica di grandi contenitori storici che, per localizzazione centrale, qualit architettonica e superficie, costituiscono limportante occasione per unintrapresa collettiva che dia vita ad alternative duso risolutive dei mali urbani sopra velocemente descritti. Tali immobili rappresentano inoltre la possibilit concreta di restituire alluso cittadino edifici un tempo luogo del potere e dei soprusi: il palazzo, la caserma, il convento, il carcere, il manicomio. Molti dei quali, essendo edifici nati per la residenza collettiva, possono oggi essere convertiti in luoghi di accoglienza dei migranti e delle migliaia di persone che vivono il disagio abitativo. I rioni trarrebbero forza dalla presenza di questo nuovo afflusso di vita urbana.

Restituire disponibilit e funzioni collettive ai contenitori storici intra moenia contribuisce a restituire ai quartieri centrali quel carattere di promiscuit dusi e di vissuti, che il primo presidio contro la mercificazione e la desertificazione degli spazi urbani. Contro la monocoltura del lusso.

*Ilaria Agostini

[Il testo la trascrizione dellintervento allassemblea della ReTe dei comitati per la difesa del territorio, tenutasi presso il Teatro dellAffratellamento di Firenze il 1 luglio 2017]

Note al testo

[1] Le relazioni tra estrattivismo e turismo nelle citt darte sono state al centro di un nostro recente proficuo colloquio con Giacomo M. Salerno, svoltosi nellambito del dottorato di ricerca in Ingegneria dellArchitettura e dellUrbanistica (La Sapienza, Roma).

[2] Ral Zibechi, Lestrattivismo come cultura, comune.info, 31 ottobre 2016, http://comune-info.net/2016/10/lestrattivismo-come-cultura/; Id., La nuova corsa alloro Societ estrattiviste e rapina, camminardomandando/Re:Common, 2016 (il testo disponibile allindirizzo: http://www.camminardomandando.wordpress.com).

[3] Molto ne stato scritto recentemente su quotidiani e riviste anche a seguito della pubblicazione di uno studio di ricercatori dellUniversit di Siena (S. Picascia, A. Romano, M. Teobaldi, The airification of cities: making sense of the impact of peer to peer short term letting on urban functions and economy, Proceedings of the Annual Congress of the Association of European Schools of Planning, Lisbon 11-14 July 2017).

[4] Ernesto Ferrara, Case in centro ma ricavi per pochi. Cos Airbnb ha invaso lItalia, la Repubblica, 12 giugno 2017, che riprende i dati del succitato saggio di Picascia et al.

[5] Firenze invasa dai turisti, la fuga dei fiorentini: via in 20mila dal centro, Corriere fiorentino, 13 ottobre 2016, .

[6] Su questi temi si veda la riflessione di carattere generale: Giorgio Grappi, Logistica, Ediesse, Roma, 2016. Qui il video della presentazione del libro, a cura di perUnaltracitt: .

[7] Cos in un filmato pubblicitario delle ferrovie statali, risalente al 2013: .

[8] e.f., Avanti con lo sblocca-edilizia, la Repubblica Firenze, 1 giugno 2017.

[9] Rimando al mio Alienazioni a Firenze. O la metamorfosi dellurbanistica in ragioneria, La Citt invisibile, 17 febbraio 2017, .

[10] Sempre in tema di alloggi popolari, il 2 marzo 2017 Nardella affermava ai microfoni di una radio locale che Il vincolo dei 5 anni di residenza troppo poco, bisogna aumentarlo. [] Vuoi avere un alloggio popolare? Bene, devi essere residente da almeno 10 anni in Italia. Avviandosi verso la sublime conclusione: Tu, famiglia rom, non mandi il figlio a scuola, allora devi esseri punito e tra la punizione ti levo anche la casa. Non una questione di razzismo, io combatto il razzismo, ma di civilt (cfr. Alessandro De Angeli, Le case impopolari/2 I numeri di Nardella, ovvero Nardella d i numeri, La Citt invisibile, 10 aprile 2017, ; ma anche Nardella: Troppi immigrati nelle case popolari. Il rischio che si creino dei ghetti, La Nazione, 3 marzo 2017, ).


Ilaria Agostini, urbanista, insegna allUniversit di Bologna. Fa parte del Gruppo urbanistica perUnaltracitt. Ha curato il libro collettivo Urbanistica resistente nella Firenze neoliberista: perUnaltracitt 2004-2014.

http://www.perunaltracitta.org/2017/07/04/firenze-lespulsione-della-comunita-locale-favore-del-turismo-lusso/


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