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Dai fondi Ue alle assunzioni forestali, ecco gli affari della 'ndrangheta di Plat
di ALESSIA CANDITO e FABIO TONACCI
04 luglio 2017 LA REPUBBLICA



L'indagine "Mandamento jonico" scoperchia una rete criminale che dal piccolo comune dell'Aspromonte arriva agli uffici della Regione. Il sistema di truffe comprendeva maxi appalti e infiltrazioni nelle maggiori costruzioni di opere pubbliche

ROMA - I fondi che lEuropa ha destinato allagricoltura in Calabria finivano sistematicamente nelle mani della ndrangheta di Plat. Tra il 2009 e il 2013 la famiglia Perre-Barbaro si arricchita con i soldi di Bruxelles. uno degli aspetti che emerge dallindagine Mandamento jonico dei carabinieri del Ros, che ha portato all'arresto di 116 persone, ritenute affiliate a piccoli e grandi clan dellintera provincia di Reggio Calabria, e scoperchiato una rete di responsabilit nella distrazione dei fondi comunitari che si allarga dal piccolo paese aspromontano di Plat agli uffici della Regione.
Per il momento nessun funzionario regionale coinvolto stato fermato, ma dallinchiesta emerso il sistema truffa che ha permesso ai clan di incassare i fondi attraverso una rete di aziende agricole, in molti casi fittizie, utilizzate non solo per ramazzare il denaro, ma anche per garantire assunzioni (anch'esse esistenti unicamente sulla carta) agli affiliati. E contemporaneamente frodare l'Inps.

Tutti gli addetti del Consorzio di bonifica dellarea di Plat, per dire, erano alle dirette dipendenze del boss Rosario Barbaro. A vestire la divisa degli operai forestali erano anche mafiosi riconosciuti come Antonio Strangio, Rosario Sergi, Pasquale Barbaro, inquadrati come manovali, ma in realt impegnati a gestire incontri e affari per il clan grazie alla complicit dei direttori dei lavori.

Ma i fondi pubblici non erano un affare di ndrangheta solo a Plat. A Natile di Careri, Africo, Casignana le ndrine si sono presi di fatto gli appalti dei comuni e della provincia minacciando i soggetti che partecipavano ai bandi, stipulando accordi preventivi segreti, utilizzando subappalti e prestanome. Secondo gli investigatori la 'ndrangheta si infiltrata a Locri nelle opere di costruzione del Tribunale, dellOstello della giovent realizzato in un bene confiscato, del polo archeologico e del centro di solidariet Santa Marta della Diocesi Vescovile di Locri Gerace. La presenza mafiosa, hanno ricostruito i carabinieri, c'era anche nei maxi appalti milionari per il ripristino e sistemazione della rete idrica di Careri, per la costruzione e adeguamento della ex strada statale 112 e delle fogne dei comuni di Agnana, Canolo, Gerace e Siderno.

Affari in parte resi possibili dal condizionamento delle elezioni nei paesi controllati dai clan, che in pi di unoccasione hanno spostato pacchetti di voti per favorire i loro candidati. Fra loro, secondo gli inquirenti ci sarebbe anche il sindaco di Locri, Giovanni Calabrese, assurto agli onori delle cronache per la dura presa di posizione contro le scritte offensive sui muri nei confronti di don Luigi Ciotti nei giorni della manifestazione nazionale di Libera. Ma linfluenza elettorale dei clan non si limitava allambito comunale. Anche alle elezioni regionali hanno fatto valere il proprio peso. il caso dei Pelle, che come gi emerso dallinchiesta Mammasantissima, si sono spesi a favore dell'ex governatore Giuseppe Scopelliti e dei Ficara- Latella, che nellambito del medesimo schieramento di centrodestra, hanno appoggiato Antonio Pietro Nucera.

Proprio ai Ficara considerato affiliato anche Francesco Pangallo, uno degli anelli della catena informativa che permetteva allex amministratore giudiziario e antenna dei servizi, Giovanni Zumbo (per questo gi condannato) di passare
informazioni riservate ai Pelle. Secondo quanto emerso dalle indagini, Pangallo avrebbe avuto un ruolo anche nel posizionamento dellauto piena di armi ed esplosivi il giorno della visita a Reggio Calabria dellex presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel gennaio del 2010.



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