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La folle corsa dello sviluppo Un dialogo tra il fisico Fritjof Capra e il giurista Ugo Mattei su ecologia, scienza, politica e tutela dei beni comuni.
di Giso Amendola
il manifesto, 7 luglio 2017 (c.m.c.)

Fritjof Capra un fisico austriaco, oggi responsabile del Centro per lEcoalfabetizzazione di Berkeley, notissimo anche al pubblico pi largo per il suo Il Tao della fisica (Adelphi), in cui condannava radicalmente lapproccio meccanicistico del metodo scientifico moderno, sviluppando un pensiero antiriduzionista, ispirato al pensiero sistemico e alle teorie della complessit. Questo Ecologia del diritto. Scienza, politica, beni comuni (Aboca, euro 18, traduzione dallinglese di Ilaria Mattei) il frutto del suo incontro con Ugo Mattei, giurista impegnatissimo sul fronte dei beni comuni, ben noto sia per il suo lavoro teorico che per la partecipazione a un gran numero di esperienze militanti.

I due studiosi hanno obiettivi pi ambiziosi che registrare lo stato dellarte dei rapporti tra ecologia e diritto: la posta in gioco , infatti, la critica radicale dei paradigmi fondativi che accomunano la scienza naturale e la scienza giuridica moderna. Bacone, Galileo e la fisica newtoniana distruggono linterpretazione olistica del mondo. Alle differenze qualitative che orientavano il kosmos medioevale, sostituiscono lomogeneit quantitativa di corpi che agiscono reciprocamente attraverso semplici rapporti di causa-effetto: un universo che diviene muto dal punto di vista etico, e sul quale, proprio per questo, il soggetto potr infine, con Cartesio, imprimere il sigillo del suo ordine.

La metafora vincente, in questo passaggio alla modernit, sar quella della macchina. La visione meccanicistica il punto di congiunzione delle nuove scienze sperimentali con il mondo del diritto: anche la politica infatti si meccanicizza, passando dalla rete di comunit, organismi intermedi e connessi propri del medioevo, alla machina machinarum dello Stato moderno. Sovranit, con Hobbes, e propriet, con Locke, saranno i due lati della doppia morsa allinterno della quale sar stritolato lordine antico: attraverso il potere centralizzato sovrano e la propriet assoluta, lo Stato potr attaccare, con le enclosures, le recinzioni delle terre, il mondo dei beni comuni, e trasformarlo in capitale necessario allaccumulazione.

La potenza dell'astrazione, che caratterizza simultaneamente il metodo scientifico sperimentale e la nascente scienza giuridica, nasce cos perfettamente funzionale allestrazione capitalistica: la produzione di un ordine normativo unitario, fondato sul comando del sovrano, che fa piazza pulita degli ordinamenti plurali amministrati dalla saggezza pratica di giuristi ancora custodi degli usi, nasconde nel suo cuore la violenza dellaccumulazione originaria, per dirla nei termini in cui Marx racconta questa stessa storia. La crisi ecologica contemporanea pertanto, secondo gli autori, richiede una radicale fuoriuscita dal modello meccanicistico e cartesiano, per abbracciare uno stile di pensiero ecologico: uno sguardo che sostituisca alla forza moderna della separazione e dellastrazione, la diversa potenza dellinterconnessione e della relazione, grazie a un paradigma sistemico che guarda al modello della rete, abbandonando finalmente quello della macchina.

Negli ultimi capitoli, questa impostazione offre preziosi materiali per sviluppare concreti esperimenti nel segno di una concezione generativa e non pi astraente/estrattiva del diritto: da un diritto dellimpresa che ne imponga la responsabilit ecologica e ne impedisca lo sfruttamento senza vincoli delle esternalit ambientali, a una disciplina della responsabilit che elimini lo scudo del comportamento colpevole e imponga obblighi risarcitori, a una valorizzazione degli aspetti antiproprietari della gestione dei beni comuni.

Di particolare interesse, poi, linsistenza sulla centralit del mondo della riproduzione sociale, del welfare e dei servizi: se davvero non si pu oggi astrarre da qualcosa, dalla centralit della riproduzione della vita, non pi astrattamente separabile dalla produzione e occultabile negli ambiti del privato e del familiare. molto interessante, e questo testo giunge di grande aiuto, osservare come questo paradigma generativo-ecologico apra cos uno spazio per tenere insieme lotte sui beni comuni, sulla riproduzione, sul welfare: la centralit antiproprietaria dei beni comuni, la critica ecologista a una visione lineare dello sviluppo, la rottura femminista dellinvisibilit dei processi riproduttivi ,possono insieme costruire una strategia politica per il comune.

Resta per aperto il problema di come organizzare tutto questo in modo che tale ricchezza pluralistica, autopoietica e relazionale, che indubbio merito dei paradigmi ispirati alla complessit sistemica riuscire a cogliere, non ceda ad una pura e semplice logica della frammentazione. Le modalit di estrazione del capitalismo, nel capitalismo finanziario globale, hanno acquisito una grande capacit di cattura anche e soprattutto delle differenze, mettendo a valore direttamente le forme di vita: il neoliberalismo ha complicato alquanto la contrapposizione binaria tra olismo e comunitarismo da un lato, meccanicismo e individualismo dallaltro. e quindi costringe ancor di pi chi si muove dentro le reti della cooperazione sociale ad affrontare il compito politico ancora tutto aperto dellemersione ed organizzazione di un comune, oltre lorizzonte semplicemente comunitario, capace di potenziare e connettere esperienze e soggettivit.



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