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Firenze. A San Firenze pi scuola che museo
Edoardo Semmola
Corriere Fiorentino 8/7/2017

La vicesindaca Giachi e il Centro Zeffirelli: la formazione al centro, verifiche ogni 5 anni

Non volevamo lennesimo museo, ma un luogo che avesse soprattutto una valenza formativa. Dove le persone vadano per lavorare e per studiare. Non per ragioni turistiche. La vicesindaca di Firenze Cristina Giachi parla delle opportunit del Centro Internazionale per le Arti dello Spettacolo Franco Zeffirelli che inaugurer il 31 luglio in San Firenze: Valorizzer i talenti in sinergia con altre realt deccellenza.

stata lunga, stata dura. Ma ora ci siamo, vicesindaco Cristina Giachi: il 31 luglio taglierete il nastro del Centro Internazionale per le Arti dello Spettacolo Franco Zeffirelli in San Firenze.

Siamo finalmente al traguardo. Ci tenevamo tanto e gli abbiamo dedicato molte energie e sono molto soddisfatta perch si tutto risolto in tempi relativamente brevi rispetto ad altre realt come SantOrsola o gli spazi in San Marco lasciati dalla Corte dAppello. Quanti altri spazi hanno trovato una destinazione come San Firenze? Pochissimi. Non facile trovare gestori per questi immobili cos costosi, rispettando le finalit di interesse pubblico.

Quali sono le vostre aspettative?

Non volevamo lennesimo museo. Ma un luogo che avesse soprattutto una valenza formativa. Dove le persone vadano per lavorare, studiare. Non per ragioni turistiche. Per instaurare rapporto con le giovani generazioni affinch si possa imparare e respirare la storia del teatro e delle arti dello spettacolo.

Cosa rappresenta questo centro in termini di opportunit per Firenze?

Lopportunit di iniziare un percorso, un legame con studiosi, artisti, futuri registi, scenografi a questo che serve il fondo archivistico di Zeffirelli, che ci a cui tenevamo maggiormente, al di l dellaspetto museale e della raccolta delle sue opere. Vorremmo che diventasse un luogo frequentato da chi si vuole ispirare a Zeffirelli, una memoria viva.

Poi c laspetto pi prettamente formativo.

In questo senso abbiamo insistito con la Fondazione Zeffirelli affinch il Centro attivasse sinergie con la Pergola, il Maggio, il Conservatorio, la Scuola di Musica di Fiesole e altre realt deccellenza per valorizzare i nostri talenti. Nellaccordo loro si impegnano anche a realizzare un certo numero di attivit con le scuole pubbliche della citt. E abbiamo in ponte altri progetti con le Chiavi della citt.

A questo serve la sala musica nelloratorio di San Filippo Neri.

Che lunica parte del complesso affidato a Zeffirelli che rimane a noi come titolarit, fuori dalla convenzione. La concediamo a loro per un determinato numero di giorni per trasformarla, grazie al lavoro del nuovo responsabile del settore Francesco Ermini Polacci, nel palcoscenico dei musicisti giovani. Non un caso se linaugurazione avverr con i bambini delle Voices of Haiti di Andrea Bocelli.

E in termini di rischi, questa avventura cosa comporta?

Il rischio lo stesso che abbiamo ogni volta che apriamo un teatro: che non risulti sostenibile economicamente.

Se dovesse accadere, cosa fareste? Mettereste mano al portafoglio pubblico?

Se non si sostenesse da solo ma il biglietto del museo, le rette degli studenti, caffetteria e bookshop servono a questo dovremmo trovare un altro soggetto a cui affidarlo, oppure abbandonare tutto, o gestirlo in proprio o affidarlo a un commissario come si fa con i teatri. Ma il ministro ha vagliato bene la sostenibilit economica prima di avallare il progetto proprio per non rischiare di essere chiamato a metterci dei soldi.

Non ci avete messo soldi pubblici ma avete investito 700 mila euro per restaurare la Galleria Carnielo che avrebbe dovuto ospitare Zeffirelli. Finch lui non ha cambiato idea.

Nessuno spreco di denaro: erano lavori di consolidamento, non vanno sprecati. Il Carnielo andr a bando.

Questi i rischi economici. E quelli culturali esistono?

Il rischio da evitare farne lennesimo museo. Non saprei nemmeno se avrebbe un suo pubblico di riferimento capace di sostenere il tutto. Credo di no, anche se non posso esserne sicura in quanto il pubblico cos imprevedibile.

Insomma, siamo alla fine della semina. Ed presto per quantificare il raccolto.

Quando si semina un progetto culturale le opportunit che si aprono sono tante e tali che se anche il primo dovesse fallire, se ne aprirebbero sicuramente degli altri.

Con la Fondazione avete stipulato un contratto daffitto per 29 anni.

Quella di 29 anni la convenzione massima ma ogni 5 anni la convenzione culturale sottoposta a vaglio di verifica del rispetto della finalit di interesse pubblico.

Ma la titolarit del patrimonio rimane a loro, non ci sar nessuna donazione.

Il patrimonio di Zeffirelli stato vincolato alla permanenza in citt attraverso laffidamento a un trust con il quale abbiamo stipulato una specifica clausola a nostra tutela: qualora si sciogliesse il trust il primo beneficiario sarebbe il Comune di Firenze. Il fondo Zeffirelli rimane nella titolarit del trust finch questo esiste, e la Fondazione Zeffirelli lo gestisce. Per noi sufficiente come garanzia.

E poi vi pagano laffitto

Con canone abbattuto dell80 per cento.

Dunque, niente rimpianti?

Un solo: avremmo voluto fare tutto prima. Ma la burocrazia, se da una parte ci tutela, dallaltra ci rallenta.



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