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Podere Forte: lungimiranza e forza nella campagna toscana, tra vigneti e animali in libert
di LICIA GRANELLO
05 luglio 2017 LA REPUBBLICA



Pasquale Forte, dopo anni nel mondo dell'ingegneria elettronica, si dedicato alla campagna a Castiglione dOrcia, dove la natura prospera grazie alla biodinamica. Seguici anche su Facebook

Il paesaggio di quelli che tolgono il fiato, per bellezza e magia. Annidato cos profondamente nelle pieghe della campagna toscana, che i pi lo conoscono (e riconoscono) solo attraverso le immagini di film e pubblicit. Macchine sportive e spaghetti, belle donne e formaggi pregiati: le onde derba alternate a boschi millenari sono il set ideale per raccontare la grande bellezza dellItalia rurale.

La primavera non stata benigna, con queste zone. E linizio estate altrettanto. Poca pioggia, anzi, quasi nulla. I temporali degli ultimi giorni hanno dato un qualche sollievo, ma che pena vedere le piante seccare sotto un sole irrimediabile, il verde deprimersi fino a diventare un giallo vizzoso, malato. Eppure, nel Podere Forte di nome e di fatto il verde resiste, le vigne crescono, il grano giganteggia nelle sue variet rustiche, che sono alte almeno il doppio rispetto ai cereali delle coltivazioni intensive.

Il miracolo di Castiglione dOrcia, miracolo non . Semplicemente, il proprietario del podere, Pasquale Forte, ha deciso fin dallinizio ventanni fa di condurre lazienda secondo i principi dellagricoltura biodinamica. Che significa niente trattamenti chimici, a fronte di una terra resa fertile e robusta dai compost naturali, lavorata con mano leggerissima per non compattarla e permettere alle radici di cercare lacqua in profondit. E poi le piante fittonanti, che fungono da rete di contenimento sotterraneo ed evitano le erosioni, le trappole ormonali e gli insetti antagonisti paracadutati coi droni, campi e vigne solcati da piccoli canali in pietra che raccolgono e convogliano lacqua piovana nei laghetti a fondo valle. Cos, mentre altrove la natura soffre, qui prospera. Farfalle, api e libellule lo testimoniano senza possibilit di errore.

Pasquale Forte non un semplice imprenditore agricolo, pur visionario e innamorato della sua terra, piuttosto una di quelle storie da self made man che fanno impazzire gli americani.
Nato quasi settantanni fa in Calabria in una famiglia di proprietari terrieri strapazzati dalla vita, si ritrovato adolescente immigrato nella provincia di Como, studente lavoratore, diplomato alla mitica scuola RadioElettra. Un piccolo genio dei circuiti stampati, da vendere ai mobilieri che inserivano le radio nelle testate dei letti (i lussi degli anni 60!).
Un collaboratore, poi un altro, infine la nascita della Eldor, Elettronica Orsenigo Dalle radioline ai motori elettrici per le auto ibride, il passo stato lunghissimo e senza tentennamenti. Duemilatrecento dipendenti, cinque centri produttivi in giro per il mondo, quasi duecento milioni di fatturato fanno oggi da sfondo alla laurea honoris causa in ingegneria elettronica, attribuitagli dal Politecnico di Milano.
Successo, soldi, lorgoglio del riscatto sociale e la sicurezza di un futuro radioso. Ma le radici contadine non si recidono facilmente. Messa in ampia sicurezza lazienda, Forte ha cominciato a cercare il proprio personalissimo paradiso. Lha trovato a met degli anni 90, ripiegato tra i ruderi del Podere Petrucci.
Un amore a prima vista, una sorta di folgorazione, un richiamo, un senso di appartenenza e di casa. Per chi come me passa la vita in viaggio, una sensazione immediatamente trasformata in legame. Una terra a serio rischio di abbandono ma dalle immense potenzialit, che sembrava mi aspettasse e mi chiedesse di prendermene cura, facendola rivivere insieme al piccolo borgo di Rocca dOrcia.

Lennesima visione illuminata. Meno di dieci anni dopo lacquisto del podere, la Val dOrcia diventata Patrimonio Mondiale dellUmanit Unesco. Il paradiso di Forte vanta quasi trecento ettari tra Castiglione e San Quirico, tra vigne, seminativi, boschi, oliveti, pascoli e giardini. Dove vacche Chianine e maiali di Cinta Senese vivono allo stato semibrado, i pollai sono nomadi perch le galline stiano sempre nellerba fresca, gli alveari vengono mossi tra castagni e abeti.
Poi c il vino. Sangiovese e Merlot, Cabernet Franc e Petit Verdot. Uve coltivate in biodinamica, con rese che non superano i 35 quintali per ettaro, come solo certi Nebbiolo da Barolo. La pigiatura fatta con i piedi, non esistono pompe, il mosto spostato per caduta, le assi per le botti vengono selezionate in Francia, invecchiate allaria aperta, tostate in modo naturale. In vigna e in cantina, le consulenze arrivano direttamente dalla Borgogna.
Nascono cos etichette come il Guardiavigna, che Alessandro Masnaghetti - per anni curatore della guida vini Espresso gi nel 2000 aveva inserito tra i migliori venti vini italiani, e il Petrucci, un nettare di Sangiovese che sfiora i duecento euro a bottiglia.

Nei giorni in cui Slow Food denuncia lennesima vergogna agricola, con i pomodori da passata pagati meno di dieci centesimi al kg, rese da 900 quintali per ettaro e caporalato in grande spolvero, al Podere Forte si mettono a punto nuove metodiche di laboratorio come la cristallizzazione sensibile, che valuta qualit ed energia vitale di suoli, foglie e frutti. Lobbiettivo fare agricoltura come duemila anni fa, essendo duecento anni avanti considerato impossibile da realizzare se non conciliando uomo e natura.
Forte lo sostiene da tempo: Ogni angolo della Terra ci stato dato in prestito. Non basta restituirlo alle generazioni future intatto. Abbiamo la responsabilit di renderlo migliore: questa la nostra idea di spiritualit.



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