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Le mura veneziane (ma non di Venezia) diventano patrimonio dellumanit
Paolo Coltro
Corriere del Veneto 12/7/2017

Da Palmanova a Peschiera, da Bergamo a Zara: Spot da due milioni di dollari

Sventolo di bandiere italiane, croate e montenegrine per il riconoscimento come patrimonio Unesco dellumanit delle opere di difesa veneziane fra 16 e 17 secolo: Stato da terra e Stato da mar occidentale. Ma non sventola la bandiera con il leone di San Marco, Venezia esclusa con le sue fortificazioni in laguna, come quelle nellEgeo, a Candia, in Anatolia, sul mar Nero ovunque ci fossero da difendere commerci e baili. Non sono i misteri della diplomazia o della burocrazia, ma quelli di unanalisi storico-filologica ferrea e nel contempo difficilmente comprensibile alle frotte di turisti affascinati dalla storia. Ma tant: nel patrimonio Unesco entrano le mura veneziane di Bergamo, le fortificazioni di Peschiera sul Garda, lincomparabile citt-fortezza di Palmanova, nonch le architetture militari di Zara (Zadar) e Sebenico (Sibenik) in Croazia e Cattaro (Kotor) in Montenegro.

Una strada lunga, dallidea al riconoscimento, se si pensa che si cominci a vagheggiarla a Bergamo gi nel 1988, ventinove anni fa. Per costruire i bastioni bergamaschi, sforando tempi e costi, la Serenissima impieg ventisette anni. Ed erano pietre e mattoni, mica carte. Bergamo, la capofila del progetto, ha avuto il gran merito di crederci e di convincere: il progetto viene ufficializzato nel 2007, nel 2014 linserimento assieme a Croazia e Montenegro nella Tentative List, due anni dopo lItalia decide che questa sar la sua unica candidatura non ambientale per quellanno, consegnando allUnesco un dossier di mille pagine.

A maggio 2017 il responso di Icomos (International Council of Monuments and Sites), braccio operativo della consulenza Unesco. Icomos raffina, elimina, lima, sottilizza, cambia il titolo del sito transnazionale che il 9 luglio passa alla grande nellassise decisiva dellUnesco a Cracovia.

Il fatto , in verit, che i veneziani si sono inventati per primi un tipo di fortificazione allavanguardia per quegli anni iniziali del 500 in cui le artiglierie erano sempre pi efficienti e nel contempo mutava la sua visione/posizione commerciale nel mondo.

LAmerica lontana, si ragionava in Maggior Consiglio, meglio potenziare le reti commerciali mediterranee ed europee e i confini dello Stato da terra. Detto, deciso e quasi fatto: Venezia ci impiega novantanni per Venezia per mettersi in sicurezza, militare e commerciale: i due aspetti non erano mai disgiunti.

E allora vediamole, queste fortezze che dopo progettisti, architetti, schiere di operai e soldati, residenti adesso attendono nuove ondate di turisti attratte dal timbro fresco fresco di gioielli dellumanit. LUnesco sostiene che il riconoscimento equivale, nellimmediato, a una campagna pubblicitaria da due milioni di dollari.

Se ne renderanno conto i 5500 abitanti di Palmanova? L dove tutto tranquillo dal 1848, i tempi dellultimo assedio austriaco quando la citt si ribell agli Asburgo assieme a Venezia, tranquillo e vuoto e bellissimo, nel paradigma di una geometria che unisce utopia a razionalit. Palma (il Nova verr aggiunto da Napoleone assieme alla terza cerchia di mura) nacque dal nulla il 7 ottobre 1593, nel giorno dellanniversario della battaglia di Lepanto (1571) e di Santa Giustina protettrice. Dei diversi progetti di citt poligonale, prima undici, poi dieci, infine nove lati, il Senato veneziano scelse lennagono, cosicch Palma splende come una stella a nove punte. Sentinella ai confini dellImpero, ma soprattutto baluardo contro i Turchi che facevano sempre paura. E da l partirono anche i soldati che combatterono gli Uscocchi, pirati slavi scatenati arroccati a Segna, che tra il 1592 e il 1609 si erano impadroniti di 250-300 navi veneziane, il 10 per cento dei navigli in mare. Gente che non faceva sconti: nel 1613 catturarono la galera del sopracomito Cristoforo Venier, uccisero tutto lequipaggio, decapitarono Venier divorandogli il cuore dopo averlo strappato dal petto. Brutalit che non arriva nelleleganza del perimetro di bastioni, della piazza esagonale centrale contornata dacqua, delle diciotto strade radiali. Palmanova rimane una citt ideale realizzata e visibile, anche se non si riusc mai a popolarla, oltre ai soldati, con i ventimila abitanti previsti. Appunto, un sogno per pochi.

A Peschiera i bastioni si riflettono sullacqua, praticamente da sempre: fin dalle origini stata una cittadella militare e nella sua forma attuale la vediamo come la fecero i veneziani dal 1549 in poi. Uno scoglio a monito del Ducato di Milano, dove vivere non era semplice: tale e tanta la penuria di vivere sopra la fortezza di Peschiera e cos puochi sono gli negotii..., recita una supplica del 1589. Ma oggi, accanto ai militari che restano, c colore, fascino, suggestione.

Bergamo alta in Lombardia, ma una delle associazioni alfiere del progetto si battezzata Terre di Venezia. La Serenissima agli inizi del 500 la difendeva con le unghie e con i denti, ci furono scontri frequenti, ma Bergamo era anche il simbolo dei confini dello Stato da terra. Per cui, dal 1561 mura imponenti a difesa della citt alta, con un significato politico preciso. Ma anche unutilit non solo militare: funzionavano da barriera doganale.

Si conservata praticamente intatta, con i suoi sei chilometri di sviluppo, una strada coperta esterna, 14 baluardi, due piattaforme, due polveriere, 100 aperture per bocche da fuoco, e quattro porte. Unopera immensa: doveva costare 100 mila ducati e ne cost quasi un milione e mezzo, quindici volte tanto. Ci lavorarono per anni e anni pi di 4000 muratori, lapicidi, guastatori, falegnami, tecnici, spazzando via pi di 250 case del tessuto romano-medievale della citt. Per a Bergamo alta non entr pi nessuno.



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