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L'AQUILA-La cultura fa bene alla nostra economia (ma va gestita strategicamente)
Agostina Delli Compagni
La Stampa, 14/07/2017

Il nostro patrimonio culturale crea occupazione, rinvigorisce la nostra economia e preserva il nostro ecosistema ma deve essere adeguatamente valorizzato. Sono i temi dibattuti nel corso della prima Conferenza Nazionale dellImpresa Culturale a LAquila



I quartieri spagnoli di Napoli possono dare lavoro a 136 persone grazie alla valorizzazione del nostro patrimonio storico e artistico. Il mercato storico di Ballar, a Palermo, pu unire associazioni e cittadini nel creare un turismo di tipo territoriale. Un famoso teatro aquilano pu diffondere la drammaturgia abruzzese in Italia grazie ad un progetto culturale ad hoc. Un Robin Hood , in versione barese, pu coinvolgere oltre 1.000 bambini che, per problemi economici o sociali, sono normalmente esclusi dalla fruizione culturale della loro citt.

Sono i progetti vincitori del Premio Cultura di Gestione edizione speciale per lImpresa Culturale . Premiati il 4 luglio a LAquila, sono enti no profit impegnati nella gestione dei beni e delle attivit culturali, nella riorganizzazione dei servizi al cittadino e nella valorizzazione del territorio. Il concorso stato promosso da Federculture, Agis, Alleanza Cooperative Italiane Turismo e Beni Culturali e Forum del Terzo Settore.

Grazie allimpegno e alla creativit, in un contesto naturalistico suggestivo, tra il mare Adriatico ed i Monti Sibillini, nelle Marche, pu nascere un ecomuseo . Una fondazione friulana pu diventare un esempio di partenariato multilivello pubblico-privato. Un museo egizio , con 193 anni di storia alle spalle, pu rinnovarsi e dialogare con la comunit scientifica internazionale. Un cinema storico nel centro di Perugia, chiuso dal 2000, pu diventare un cinema di comunit. Il nostro patrimonio culturale di certo un segno indelebile del nostro passato, ma deve essere preservato e soprattutto valorizzato per il futuro: crea occupazione, rinvigorisce la nostra economia e preserva il nostro ecosistema. Sono gli argomenti emersi nel corso della prima Conferenza Nazionale dellImpresa Culturale di mercoled 5 luglio, allAuditorium Parco del Castello de LAquila.

Secondo i dati della fondazione Symbola , il sistema produttivo culturale e creativo ha una fetta di mercato consistente. Ad oggi coinvolge 413.752 imprese con un milione e 495 mila occupati e crea un valore aggiunto complessivo di 89.9 miliardi di euro. Le ricchezze culturali italiane sono infatti numerose: 4.158 musei, 282 aree archeologiche, 536 monumenti, 13.800 biblioteche, 871 aree naturali protette e 2.500 siti Rete Natura 2000.

L1/5 dei nostri concittadini -spiega Claudio Bocci, direttore di Federculture- non va a teatro, al cinema e non legge un libro. Le imprese culturali sono un ampio sistema e possono dare un messaggio di speranza. Si pu fare buona impresa garantendo una pubblica fruizione. Larticolo 9 della nostra Costituzione non lascia spazio ad equivoci: la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica, tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione. una legge importante, che sottolinea la centralit e la connessione tra tutela ambientale e culturale. Bisogna saper crescere insieme e cooperare aggiunge Giovanna Bardi, presidente di CoopCulture- anche se si occupano settori diversi. La sostenibilit deve essere culturale, ambientale, sociale ed economica.

Unimpresa culturale innovativa e sostenibile crea, in sostanza, un ecosistema di servizi che contribuiscono alla creazione di un circolo virtuoso di sviluppo territoriale. Questultimo dovrebbe essere equamente distribuito nel nostro stivale anche se, nella realt, purtroppo non avviene. Il settore culturale rappresenta il 16,5% del nostro Pil ma solo il 9% dei siti crea la maggior fetta di questi introiti. Nel 2016 ha prodotto per l1,8% in pi rispetto al 2015, con una crescita delloccupazione pari all 1,5%. Sono numeri importanti ma bisogna coniugare il concetto di impresa culturale con lo sviluppo imprenditoriale, soprattutto nel Mezzogiorno. Il problema -spiega Santoni di Legambiente- sta nella creazione di un sistema culturale condiviso. Laccesso alla cultura si concentra nelle maggiori aree metropolitane mentre i piccoli centri scompaiono. Le imprese culturali devono dare accesso alla cultura in qualsiasi citt.

Le piccole realt, dai borghi alle oasi naturalistiche, sono delle ricchezze enormi. LItalia composta da numerosi microcosmi affascinanti che, se non adeguatamente valorizzati, rischiano di rimanere dei perfetti sconosciuti. Da qui lidea di istituire un tavolo permanente di partenariato tra aziende, associazioni e istituzioni con lobiettivo di rendere strategico il patrimonio storico e artistico che abbiamo ereditato, perch ha un potenziale rilevante: valorizza e preserva il nostro territorio, crea introiti e soprattutto d speranza occupazionale, che non poco.



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