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La piazza che diventa location morta
Salvatore Settis
www.eddyburg.it, 14/07/2017

Esistono molte forme, storie, funzioni degli spazi pubblici, e in particolare di quelli che chiamiamo "piazze",tutte mutevoli nello spazio e nel tempo. Che vuol dire combattere l'etica della location? Ragioniamo. il Fatto Quotidiano, 12 luglio 2017, con postilla


Una nuova barbarie insidia le nostre citt: letica della location. Imperversa dappertutto, ma colpisce al cuore specialmente la pi originale creazione della citt italiana, la piazza. Tanto originale, anzi, da avere un ruolo chiave nella ricerca, promossa dallIstituto Max Planck per la Storia dellarte e diretta da Alessandro Nova, sul rapporto tra forma della piazza e vita politica delle citt. La piazza italiana lerede pi nobile e pi consapevole dellagor greca e del foro romano. luogo di discussione e dincontro, di commercio e di scontro politico, di festa e di lutto. Teatro di rituali collettivi (come il Palio di Siena), si presta alle manifestazioni civiche, accoglie cerimonie religiose, si trasforma talora in mercato, si circonda di caff e altri luoghi di conversazione.

A questa densit di significati e di tradizioni pensavano certo i tanti pianificatori di citt nuove (per esempio in Orange County, California) che usarono la parola italiana piazza per designare spazi pubblici destinati ad accogliere forme di vita civica. Esperimenti che di solito non hanno molto successo, perch replicare la piazza italiana fuori dItalia davvero difficile senza la trama urbana che la circonda, la stratificazione storica che laccompagna, la memoria culturale dei cittadini che vi abitano.

Questa storia secolare vacilla ormai sullorlo dellabisso. Da Treviso a Todi, da Pisa a Palermo, da Cagliari a Lecce capita sempre pi spesso di vedere meravigliose piazze storiche invase, anzi occultate, da palcoscenici, impalcature, riflettori, sedie per spettatori, barriere, attrezzature sportive, schiere di gabinetti mobili, contenitori di rifiuti, bottiglie rotte per terra e altri detriti. Il fenomeno cos esteso e frequente che inutile stendere una lista nera, additare al ludibrio sindaci o soprintendenti o descrivere casi singoli. Chiuse al pubblico non pagante, deturpate da invadenti strutture provvisorie, che per durano settimane o mesi, le nostre piazze nascondono la loro bellezza e la loro diversit, diventano tutte uguali, accolgono gli stessi concerti dalle Alpi alla Sicilia, perdono forza e carattere, si svendono per trenta denari. Il principio che governa questo degrado, in una cacofonia di rumori che appesta quartieri interi, letica della location. Ma una piazza storica che venga intesa solo come location gi morta. Lidea stessa di location implica che la piazza di per s non nulla, non ha una funzione sua propria, a meno che non la si riempia di qualcosaltro, non importa se tornei sportivi, concerti rock, dibattiti culturali o cantanti dopera. A pagamento, spesso, cos la piazza rende; mentre la piazza storica, i nostri antenati non lavevano capito, era uno sbaglio, uno spazio vuoto che di per s non rende nulla.

Il successo di queste iniziative, tanto pi perverse quanto pi a lungo durano, si misura sbigliettando, contando presenze e introiti. Nessuno fa i conti di quel che si perde: il turista che in quella piazza entra una volta sola nella vita, e avrebbe il diritto di vederla, ma ne privato perch le architetture sono nascoste dallattrezzeria dellevento di turno; il degrado dellimmagine civica che ne consegue; il progressivo logoramento della stessa idea di citt. La piazza fu infatti per secoli il supremo spazio sociale che crea e consolida lidentit civica e la memoria culturale, perch lo scambio di esperienze, di culture e di emozioni vi accade grazie al luogo e non grazie al prezzo. Sta ora diventando, al contrario, un non-luogo (una non-piazza), dove solo il prezzo conta, e la bellezza del luogo solo uno specchietto per le allodole, si mostra e si nasconde. E questo mentre crescono intorno a noi, in un processo inarrestabile, i nuovi italiani che vengono da altre culture,e a cui dovremmo saper trasmettere valori e comportamenti senza i quali ogni discorso sulla tutela dei centri storici e dei paesaggi presto diventer lettera morta.

Alla stessa logica, la piazza storica come un invaso vuoto da riempire e modernizzare, risponde anche lincongruo aggeggio installato nel bel mezzo di piazza Sordello a Mantova con la scusa di proteggere resti archeologici. A profanare la celebre piazza, con prevedibile escalation, stavolta unarchitettura non effimera, ma ingombrante e pomposa. Perfino in una delle pi preziose citt dItalia le autorit preposte hanno dunque perso il senso di che cosa una piazza sia? Ma i mantovani mostrano di capire, e si allunga ogni giorno la lista dei firmatari di una petizione per la pronta demolizione del goffo edificio. Letica della location pi difficile da battere perch si nasconde dietro eventi effimeri, ma in molte citt cresce la protesta e il fastidio. Riusciremo, noi italiani, a ricordarci che una piazza storica deve vivere, mostrare, difendere la propria dignit?

postilla

Ci che Settis definisce una nuova barbarie che insidia le nostre citt: letica della location certamente un danno grave, che colpisce tutti gli spazi pubblici belli o brutti, nobili od ordinari. Tutto ci che era finalizzato o finalizzabile alla fruizione da parte di tutti e pu essere oggivalorizzatonellinteresse di pochi (o anche semplicemente allincremento del PIL) viene stravolto a questo fine. Ed evidente che quando questa barbarie colpisce luoghi pi ricchi di bellezza, di storia, di memorie ancora vive, o di usanze (e utilizzazioni) ancora verdi o rinverdite la cosa turba di pi.
Ma non vorremmo che la ricchezza delle funzioni, dei ruoli, delle utilizzazioni cui sono soggette le piazze, mutevoli nel tempo come mutevole la storia delle citt e delle societ che le abitano, vengano appiattite sui loro aspetti estetici, sulle pietre che le costituiscono.
Quante nobili piazze disegnate ed usate per celebrare l'orgoglio dei tiranni vennero adoperate come "location"per la ribellione vittoriosa degli oppressi? e quanti giardini costruiti per le delizie dei cortigiano trasformati in parchi pubblici per gli abitanti dei quartieri popolari? Le trasformazioni del suolo devono essere sempre orientate al miglioramento delle sue connotazioni positive, quale che sia la storicit infusa in esse.
Come icona abbiamo scelto una immagine di Gianni Berengo Gardin, "Francofonte"



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