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LUnesco e lautogol referendum
Paolo Costa
Corriere del Veneto 16/7/2017

Si chiusa il 12 luglio a Cracovia la 41 sessione del Comitato Unesco per il Patrimonio Mondiale che, a Venezia, verr ricordata per liscrizione nella lista dei siti di interesse globale dei sistemi di difesa veneziani costruiti tra il XV e il XVII secolo a Bergamo, Peschiera, Palmanova e Cattaro (oggi in Montenegro). Ma a Cracovia il Comitato Unesco avrebbe dovuto decidere anche - e soprattutto - sulla iscrizione, o meno, di Venezia nella lista dei siti patrimonio dellumanit oggi in pericolo. Iscrizione richiesta dallo stesso Comitato nella sessione di Doha del 2014 sulla base di una istruttoria alla quale, incredibilmente, lItalia non aveva contribuito con le sue deduzioni per aver fornito la maggior parte delle informazioni relative alle nuove costruzioni e agli sviluppi infrastrutturali in Italiano e non in una delle lingue di lavoro dellUnesco. In quella sessione si era deciso di rinviare la decisione a Istanbul nel 2016, che a sua volta lha rinviata a quella di Cracovia. A Cracovia il Comitato ha continuato sulla stessa linea, rinviando la decisione alla sua 43ma sessione che si terr nel 2019.
Apparentemente un nulla di fatto. In realt un passo in avanti; che il Comune di Venezia, questa volta convintamente assistito dal Ministero dei beni Culturali, si guadagnato mostrando di voler affrontare il problema dellimpatto dei flussi turistici sul centro storico e di star lavorando per evitare alle grandi navi passeggeri il passaggio davanti san Marco, ma contemporaneamente facendo prendere atto allUnesco che Venezia caratterizzata da una economia complessa che si basa sulla importanza strategica del porto di Venezia e del correlato hub industriale di Porto Marghera. Il risultato che si guadagnato del tempo: lItalia dovr presentare un nuovo rapporto entro il 1 dicembre 2018 per preparare la decisione finale del Comitato per il Patrimonio mondiale nel 2019. Un rapporto nel quale occorrer parlare alla suocera, Unesco, perch le nuore, Venezia e Italia, intendano, per ridefinire obiettivi e strategie della conservazione nel lungo periodo del bene culturale Venezia. Un compito tuttaltro che facile perch comporta la necessit di affrontare e rimuovere false convinzioni fondate, per dirla alla moda, su fake analisys diffuse da fake news, come quelle che stanno disgraziatamente portando allassursit del quinto referendum sulla separazione tra Venezia e Mestre. Il punto di partenza, decisivo, sta nel convincere lUnesco a tornare allapproccio olistico del suo Rapporto su Venezia del 1969. Non si pu discutere di eccesso di turismo, morfologia lagunare, calo di residenti, sviluppi portuali offshore o dentro la laguna, etc come tanti problemi separati, senza valutarne le connessioni sistemiche.

In un approccio olistico dovrebbe apparire immediatamente chiaro che il destino del bene culturale Venezia, dellurbs storica lasciataci dalla Serenissima, , prima di tutto, nelle mani della civitas veneziana, una comunit che vive oggi nella grande Venezia metropolitana (la prima fake analysis, falsa credenza, da rimuovere che esistano due comunit veneziane una lagunare ed una di terraferma separabili senza danni); che la comunit della grande Venezia pu contare su una base economica di respiro globale ( porto, manifattura costiera, aeroporto, formazione superiore, ricerca, esposizioni darte, etc); che pu permetterle di non dipendere dal solo turismo, il cui eccesso che tanto preoccupa lUnesco-- sta uccidendo lanima della citt storica; che dal punto di vista quantitativo il blocco porto-logistica-quasi manifattura-manifattura quello che pu generare pi redditi da destinare anche al mantenimento dellurbs storica; che lo sviluppo portuale, quello commerciale da privilegiare rispetto a quello passeggeri, ridisegnato tra sviluppi intralagunari e sviluppi offshore necessario per cogliere le occasioni di sviluppo industriale portocentrico e di inserimento nelle strategie di trasporto globali come la Via della Seta cineseabbisogna di interventi in laguna (s di interventi, perch che la laguna tenda ad un equilibrio naturale da difendere rispettandone lintangibilit la pi disastrosa fake analysis che tormenta Venezia) non solo compatibili con la sua preservazione ma addirittura migliorativi del suo assetto morfologico. E questa una traccia di ragionamento che non dovrebbe essere difficile far comprendere allUnesco. Ma a due condizioni. Che il ragionamento sia fatto proprio da tutte le istituzioni veneziane ed italiane interessate, e che i veneziani non siano ancora una volta distratti da un referendum sulla separazione Venezia-Mestre che, se avesse successo, distruggerebbe quella unit politico-amministrativa che dovr solo allargarsi per gestire le strategie della grande Venezia: comprese quelle del mantenimento del suo bene culturale pi prezioso, lurbs storica vero oggetto della protezione culturale mondiale.



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