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La Tosina sito neolitico con pi reperti in Italia. Ma restano i misteri
di Francesco Romani
18 luglio 2017 IL MESSAGGERO VENETO

Su oltre 100mila pezzi solo due denti umani e nessuna traccia di case. Terreni passati al microscopio. E in Provenza trovati villaggi gemelli


MONZAMBANO. Si chiude questa settimana al sito archeologico della Tosina la campagna di scavi 2017, la sesta che dalla casuale scoperta nel 2003 ha indagato questarea archeologica abitata nel Neolitico, 6mila anni fa. Ma se sempre pi chiara per gli studiosi la straordinaria importanza di questarea, che sta fornendo il maggior numero di reperti in Italia, 100mila solo dal 2% del sito ampio 5 ettari, nondimeno altrettanto vero che stanno emergendo, man mano che avanza la conoscenza dellarea, misteri irrisolti.

Monzambano
Si chiude questa settimana al sito archeologico della Tosina la campagna di scavi 2017, la sesta che dalla casuale scoperta nel 2003 ha indagato questarea archeologica abitata nel Neolitico, 6mila anni fa. Ma se sempre pi chiara per gli studiosi la straordinaria importanza di questarea, che sta fornendo il maggior numero di reperti in Italia, 100mila solo dal 2% del sito ampio 5 ettari, nondimeno altrettanto vero che stanno emergendo, man mano che avanza la conoscenza dellarea, misteri irrisolti.

Intanto la mancanza quasi assoluta di reperti umani. Abbiamo migliaia di tracce che ci dicono che il luogo era abitato attorno a 4mila anni fa spiega la direttrice dello scavo, lex Soprintendente lombarda Raffella Poggiani Keller . Ma non abbiamo mai trovato ossa, scheletri o crani umani. Solo in questa campagna abbiamo trovato due denti, uno di un adulto e un secondo da latte. Evidentemente dispersi casualmente perch, se c una necropoli, sinora non labbiamo trovata. Altrettanto dicasi per le abitazioni del villaggio, costituito si pensa da case fatte con pali in legno e canniccio, poi intonacate con argilla cotta per sigillarle. C qualche buca di palo, forse un pavimento con tracce di bruciatura, ma in realt conferma la direttrice non sappiamo ancora dove questi uomini neolitici vivessero.



Unipotesi ha guidato questa sesta campagna: aprire uno scavo sul fianco sud-est della collinetta, nella presunzione che labitato potesse sorgere, come per altri siti della stessa epoca, alla base della collinetta circondata dallacqua e nel punto pi riparato.

Gli scavi, sinora condotti dalla Soprintendenza, per il biennio 2017-2018 sono stati concessi dal ministero per i Beni culturali al Museo ed istituto fiorentino di preistoria Paolo Graziosi, diretto da Domenico Lo Vetro. E proprio il professor Lo Vetro ha fatto una scoperta che potrebbe cambiare lidea della storia in quellepoca. I reperti in selce lavorata e non solo della Tosina spiega ancora la Poggiani Keller sono praticamente identici a quelli trovai in Provenza. E su questo partir uno studio specifico. Il mistero da sciogliere capire, in base alle cronologie dei reperti, se le tecniche furono importate alla Tosina dalla Francia, o al contrario. Oppure, e lipotesi la pi suggestive, se a spostarsi non fossero gli artigiani specialisti della lavorazione della pietra. La Tosina ricorda ancora la direttrice era un luogo dove la pietra grezza proveniente dalle cave della Lessinia veniva lavorata dagli artigiani e poi esportata.

Una sorta di emporio artigianale di 6mila anni fa per conoscere il quale ci si affidati ad una quipe multidisciplinare composta da archeologi, ma anche da paleobotanici, paleontologi, come Fabio Bona, scopritore del cane Fango gi diventato mascotte degli scavi, e geoarcheologi, come Nicola Cappellozza, che spiega la nuova tecnica di indagine adottata nello scavo: Si tratta delle cosiddette sezioni sottili. Si preleva un campione di terreno in profondit, poi lo si indurisce con delle resine e se ne fa una sezione sottilissima, un vetrino da studiare al microscopio. Cos facendo si scoprono cose che a occhio nudo non si vedono: pollini, microfauna, piccoli componenti che aiutano a capire clima e ambiente naturale allepoca. Perch qui, zona morenica dove troviamo i sassi venuti dalle montagne Trentine, la geologia decisiva.

Uno sforzo di ricostruzione dellambiente del sito, straordinariamente rimasto intatto, che forse lesito maggiore di queste campagne, sulle quali in 10 anni si sono investiti grazie a Regione Lombardia, Fondazione Comunit Mantovana, Fondazione Bam, 250mila euro. Ed oggi il responsabile organizzativo, Emilio Crosato, vero padre scopritore della Tosina sar a Roma al ministero per chiedere finanziamenti che consentano di proseguire scavi e studi per il sito Neolitico pi ricco in Italia.



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