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Firenze. La retorica della bellezza che minaccia una piazza
Gianni Biagi* - Simone Siliani**
Corriere Fiorentino 19/7/2017

*architetto
**direttore della rivista online Cultura Commestibile

Perch un luogo esista deve essere cantato. questo che manca nellintervento su piazza del Carmine: il canto e il racconto del popolo. Da quando fu deciso di pedonalizzarla non si visto un dibattito pubblico. Ci si limitati a concepire le piazze storiche come spazi da abbellire, magari con un boschetto (...). necessario allora aprirlo adesso, il dibattito, per un progetto che tenga conto delle esigenze di chi vive e lavora in Oltrarno. questo il senso della lettera inviata da Gianni Biagi e Simone Siliani che rilancia le preoccupazioni espresse da questo giornale sulla riqualificazione di piazza del Carmine.

Perch un luogo esista e sia riconosciuto deve essere cantato. Questo ci dice Bruce Chatwin nel suo Le vie dei canti, il libro che racconta dei popoli aborigeni dellAustralia e dei canti che guidavano il percorso di questi popoli nel grande continente australe. forse proprio questo che manca nellintervento pubblico su piazza del Carmine a Firenze. Il canto e il racconto del popolo. Da quando fu deciso, con il solito decisionismo renziano, di pedonalizzare la grande piazza non si visto una traccia di dibattito pubblico degno di questo nome in citt. E ora che la voce autorevole del Corriere Fiorentino si levata per contestare le scelte progettuali che tendono a rimettere mano su uno degli spazi di maggiore significato simbolico della citt, occorre non perdere loccasione e farlo questo dibattito pubblico.

La piazza del Carmine una delle quattro grandi piazze che fronteggiano le chiese dei quattro ordini predicatori (dove appunto i predicatori incontravano il popolo) che si insediarono a Firenze nella prima met del XIII secolo. I Carmelitani con la Basilica di Santa Maria del Carmine, i Domenicani con la chiesa di Santa Maria Novella, i Francescani con la Basilica di Santa Croce e gli Agostiniani con la chiesa di Santo Spirito. Tutte queste piazze hanno subto importanti trasformazioni nel corso dei secoli con laggiunta di fontane, statue, obelischi e aiuole ma la piazza del Carmine rimasta quasi intatta, salvo la sua pavimentazione e la riorganizzazione dei fronti degli edifici con laggiunta del muro del Seminario Maggiore. Intervenire su questo spazio, immenso in relazione al minuto tessuto urbano contermine, unimpresa ardua. E infatti la prima volta stato un fallimento. Certo lidea di togliere le auto del grande parcheggio in superficie poteva essere suggestiva ma cosa mettere al posto delle auto non ancora stato trovato. Ora ci dicono che sul lato del muro del Seminario Maggiore si ipotizza di piantare un boschetto e che la parte centrale della piazza sar rialzata per evitare che le auto riprendano il sopravvento.

Per il boschetto si potrebbe cavarsela con una battuta. Purtroppo per non siamo al capolavoro di Italo Calvino, Il bosco sullautostrada, in cui Marcovaldo decide di andar per legna avendo finito quella da ardere e il figlio Michelino nato e cresciuto in citt e che mai aveva visto un bosco suggerisce quello che vede sullautostrada, scambiando cartelloni pubblicitari per alberi. No, non di questo parliamo nel caso del boschetto progettato dal Comune ma di alberi veri (sic) in una piazza di pietra che mai aveva visto un albero. Ma vi di peggio. Vi la concezione delle piazze storiche come aiuole o spazi per labbellimento della citt (ah, la retorica della bellezza che salverebbe!).

Ma la bellezza non pu essere ornamentale; deve, al contrario, nutrirsi di una profonda e seria consapevolezza del genius loci , delle funzioni sociali, storiche e culturali che una piazza come questa nel quartiere in cui collocata ha svolto e potr svolgere nel futuro. La bellezza fatta dal sudore di chi lha costruita e trasformata nel corso degli anni, dai problemi e dalle passioni di chi ci vive e lavora, dalle stratificazioni storiche (tutte, non solo quelle piacevoli) che lhanno resa ci che oggi . La bellezza, dunque, non un canone astratto, ugualmente valido per ogni tempo e ogni luogo; ma neppure pu essere confusa con un ornamento avulso dalla vita. Occorre, per mettere le mani su piazze cos cariche di storia, molta umilt e una sorta di sacro (ma laico) pudore; necessaria una approfondita ricerca storica, sociologica ed economica; un serio confronto con la cittadinanza. Per dirlo in una parola (ahinoi desueta) unattenta programmazione. Non sappiamo dire con assoluta certezza se di un parcheggio che lartigianato e lOltrarno hanno bisogno per essere salvati. Forse, ma teniamo a ribadire forse, una soluzione un po troppo semplice e contrasta (almeno nella soluzione in superficie) con la forza straordinaria della basilica di Santa Maria del Carmine, che comprende uno dei capolavori assoluti della storia dellarte occidentale, il ciclo pittorico di Masolino, Masaccio e Filippino Lippi nella Cappella Brancacci, che da sola (ma soprattutto connessa con la vicina Santo Spirito e con altri luoghi di cultura dellOltrarno) potrebbe svolgere una funzione importante di decongestione dei flussi turistici troppo concentrati a Firenze.

Ma, appunto, la complessit delle funzioni, delle stratificazioni storiche, delle attivit che vi si svolgono (di giorno e di notte) non pu essere banalizzata n tanto meno affrontata con la collocazione posticcia e astorica di un boschetto. Affrontare la complessit con i giusti strumenti programmatori, di analisi e confronto con la popolazione (anche quando questo difficile e pu costare qualche contestazione o discussione), il contenuto della politica. E allora necessario un ampio dibattito pubblico che faccia cogliere ai decisori politici queste complessit e le trasformi in progetto.

Un progetto che tenga presente in primo luogo le esigenze di chi vive e lavora in quella zona. Che ha prima di tutto bisogno di ritrovare una ragione per vivere e lavorare in quel luogo e di sentirsi protagonista di questa scelta. Liberare la piazza per restituire dignit alla basilica e occupare la piazza (anche con qualche parcheggio in pi per residenti e artigiani) per restituire dignit a chi vive e lavora in Oltrarno. Queste dovrebbero essere le linee guida di unipotesi di lavoro progettuale. Perch i progetti sbagliati e una pedonalizzazione senza consenso sono il miglior viatico verso una progressiva perdita di identit dei luoghi e del centro storico della citt. Se nessun fiorentino sentir pi lesigenza di cantare la piazza del Carmine la piazza cesser di esistere per i fiorentini e diventer parte di quellindistinto luogo, ad uso quasi esclusivo dei turisti, che sta diventando purtroppo il centro storico di Firenze.



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