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Firenze, Carmine. Prima dei piani bisogna capire le esigenze di chi l ci vive
Marzio Fatucchi
Corriere Fiorentino 20/7/2017

Perplessit, come architetti, ne abbiamo sempre avute sul progetto del Comune su piazza del Carmine. Alcune simili a quelle esposte da Gianni Biagi e Simone Siliani sul Corriere Fiorentino . Ma ormai siamo pessimisti. Pare si voglia sempre andare avanti per una strada gi decisa. Lo abbiamo visto su piazza del Carmine, temiamo anche per piazza dei Ciompi e piazza Brunelleschi. Roberto Masini presidente uscente dellOrdine degli architetti (fa ancora parte del direttivo) ed ha seguito tutto liter delle scelte di Palazzo Vecchio su piazza del Carmine.

Masini, Biagi e Siliani scrivono: prima dellestetica, pensiamo alla vita della piazza. Non basta un boschetto...

Bisogna anche per dire che Carmine non ha mai brillato nella storia. Negli anni 20 era ancora sterrata e cerano tigli ai lati della piazza. Le alberature non sono una novit: ma Carmine non ha mai goduto di una organizzazione ed arredo, come invece successo a piazza Indipendenza, che da grande impianto vuoto si poi strutturato come giardino. Per il Carmine, questa poteva essere la bellissima occasione per ridisegnare uno spazio urbano. Ma ormai, quando si fanno queste operazioni, la cittadinanza viene ascoltata solo per dare forza a idee gi presenti in seno allamministrazione, per giustificare progetti gi alla fase esecutiva.

Cera stata anche una controproposta, che aveva coinvolto residenti e universit.

Luniversit ha fatto un processo di partecipazione, coinvolgendo alcuni cittadini. LOltrarno ha visto sempre i cittadini partecipare. Lamministrazione non ascolta, non gli interessa avere un dialogo con i cittadini in generale. Ha una sua idea, o vuole vestire di un bellabito un luogo, senza conoscere le attese vere di chi vive la citt. Quella per piazza del Carmine una soluzioni che pu piacere ad un turista che viene mezza giornata per vedere la cappella Brancacci. Una piazza deve servire prima di tutto ai residenti: questa doveva essere la partenza.

Non vi piaciuto quindi il modo di coinvolgere i cittadini?

Hanno usato un escamotage a posteriori, proponendo e facendo vedere solo i colori e le materie da utilizzare a cantieri aperti. Questa non partecipazione, comunicazione. Non si tratta di arredare un salotto. Una piazza cos grande, in un quartiere cos fiorentino, meritava un percorso diverso.

Vi convinceva pi la proposta delluniversit?

La proposta delluniversit ragionava sulla sistemazione della piazza con linserimento del verde su alcuni coni ottici verso la facciata della chiesa, con una piazza con pi spazio possibile a disposizione. Era una sorta di piazza del Campo con allinterno nuovi elementi di arredo urbano senza alterare le percezioni di chi arriva dalle varie vie sulla piazza. Vede, per questo noi proponiamo sempre di usare la formula del concorso, dopo il percorso partecipativo. Prima si raccolgono le istanze della cittadinanza, indicando le funzioni, le attenzioni per la vita sociale, lLe attese, le speranze, la voglia di vivere quel luogo. Ingredienti che entrano dentro ad un bando di concorso, poi il progettista interviene su queste linee. Si fa in tutta Europa. A Firenze si ostina a escludere questo modello. Senza un percorso condiviso, le soluzioni saranno sempre criticate. E se si continua a non farlo, si ripeter lo stesso errore. Quella piazza di tutto il mondo, i fiorentini hanno una responsabilit enorme quando intervengono su queste piazze.

Ma molte piazze hanno problemi, come quelli di convivenza tra comunit straniere, degrado e vivibilit di piazza Indipendenza. Una piazza politica, aperta, poi diventata un giardino. Bisognerebbe intervenire anche l?

Assolutamente s, sempre con questo modello, anche quando non si fanno interventi pesanti. Losservazione dei fenomeni sociali alla base di qualunque intervento. Piazza Indipendenza simmetrica, nasce da una geometria di fine 800-primi del 900. Chi attraversa la piazza ha segnato con dei viottoli delle direttrici che collegano funzioni, togliendo lerba. Ci sono gi tracciati spontanei: qualcuno li ha visti? Piazza Indipendenza attrattiva nelle due parti in cui divisa per comunit diverse. Qualcuno si interrogato su questa presenza, sul perch nata questa presenza? Solo cos si pu capire la gestione di uno spazio pubblico, per le potenzialit degli sviluppi futuri delluso della piazza. Sono i caratteri distribuitivi di un luogo, che vanno a consigliare il modo giusto di pensare il futuro. In piazza Indipendenza si fronteggiano i residenti e alcune comunit che la vivono, questultimi non sempre con il rispetto dovuto ai luoghi ed alle persone. Non giusto che i residenti sopportino certe derive di chi la occupa in modo improprio. La domanda : come permettere a tutti, in modo democratico, la vivibilit della piazza? Come governare questo fenomeno? Lurbanistica disegna e ridisegna capendo i fenomeni.

E magari curando il follow up: dopo un intervento, curare eventi, attivit, la vita delle piazze... E ora stato deciso di far traslocare definitivamente il mercatino delle Pulci da piazza dei Ciompi in Largo Annigoni.

Se il progetto mal realizzato, e se poi il luogo viene abbandonato, rischia di non funzionare o creare situazioni peggiorative. Alcune piazza sono uscite dalloblio, in Europa, o altre che hanno subito fenomeni opposti, da piene di vita hanno perso identit. il rischio che vediamo per il Carmine ma ora anche per piazza dei Ciompi. Purtroppo, piazza del Carmine lho dato persa un anno fa, quando ho capito che lamministrazione non voleva ascoltare la popolazione. Per i Ciompi, temo saremo costretti a cambiarle nome: da piazza a Giardino dei Ciompi, se tolgono il mercatino delle Pulci e realizzano un giardino ottocentesco. Stravolgendo identit e futuro di quel luogo.



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