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SICILIA-La Sicilia redimibile? Le risposte offerte da Redimibile Sicilia. Lautonomia dissipata e le opportunit dellinsularit di Gaetano Armao
Silvia Mazza
www.ilgiornaledellarte.com, 21/07/2017

Settis o Volpe, ma anche siciliani come Merlo o Buttafuoco vorrebbero vederla abrogata, mentre tra i fautori ci sono pure insospettabili come il politologo americano Luttwak: stiamo parlando dellautonomia siciliana, che sul banco degli imputati dovrebbe salire pi perch rimasta sostanzialmente sulla carta e non perch sbrigative letture deformanti di fatti storici capitali per la regione la additano come causa di ritardi e criticit di ogni sorta che ne hanno sancito il regresso nel panorama nazionale, ma che poco hanno a che vedere con la specialit siciliana. vero, invece, che proprio nel settore dei Beni culturali essa offra uno dei rari settori di applicazione, con esiti persino positivi e anticipatori di scenari riformistici che solo di recente si sono registrati in ambito statale. Freccia tesa nellarco e mai fatta scoccare, quella della competenza esclusiva in materia di beni culturali, di cui la regione gode da quando le fu trasferita dallo Stato nel 1975, unica anche tra quelle a statuto speciale, la storia di oltre un quarantennio di premesse e promesse che non si saputo e voluto sviluppare nella loro carica innovativa.

A questi temi, di estrema attualit perch sul modello siciliano esemplata la riforma Mibact voluta da Franceschini nei suoi due passaggi qualificanti quello delle soprintendenze uniche, introdotte in Sicilia dalle leggi fondamentali nel settore del 1977 e 1980, e quello degli istituti autonomi secondo il modello Granata del 2000 per i parchi archeologici e del 2002 per i musei (caso pilota del Riso a Palermo), un modello autonomistico che non separa come nel Mibact tutela e valorizzazione - dedicato un intero capitolo di Redimibile Sicilia. Lautonomia dissipata e le opportunit dellinsularit (Rubbettino), di Gaetano Armao, docente di Diritto amministrativo e Contabilit pubblica allUniversit di Palermo, gi assessore regionale allEconomia e ai Beni culturali.

La competenza esclusiva siciliana in materia di beni culturali: una questione mal posta

Perch, dunque, la Regione dovrebbe rinunciare a quella competenza esclusiva grazie alla quale ha anticipato la recente stagione riformistica statale, e non di qualche anno, ma in un caso di quasi mezzo secolo e nellaltro di oltre tre lustri? Le leggi appena citate la regione se l potute dare proprio perch gode di potest legislativa primaria. Norme giuridiche. Ma non solo. in virt di questa competenza che sono state scritte le Linee Guida per il PP Regionale del 1999 (il primo PP adottato nel 2002, quello delle Egadi), mentre solo da qualche anno che si hanno nel resto del Paese i primi Piani paesaggistici (Puglia, Toscana e Piemonte); che stata istituita lunica Soprintendenza del Mare in Italia (2004); che si registrata la prima sponsorizzazione (2003), la prima concessione duso a unassociazione no profit (1999). E ancora, i musei siciliani da ben prima (dalla fine degli anni 80) dellentrata in vigore della riforma Franceschini (dicembre 2014) sono autonomi amministrativamente, gestiscono in proprio la programmazione, insomma non sono uffici delle soprintendenze, come lo erano i musei statali. E se le soprintendenze siciliane non sono sottoposte alle prefetture come stabilito dalla vergognosa Legge Madia perch lapplicazione di questultima si ferma allo Stretto di Messina. Primati, questi e altri, i cui sviluppi sono stati soffocati dalla mala politica, la vera causa delle degenerazioni prodotte nel momento della traduzione in pratica del modello teorico e, pi in generale, della situazione di paralisi che ha condannato la Regione allimmobilismo, o peggio, allinvoluzione. E cosa centra, ancora, lautonomia con lingerenza politica nei BBCC siciliani? Se anche nelle altre regioni gli scenari sono questi, e non altro denunciavano i dipendenti Mibact nellappello del 24 agosto 2015 al presidente Mattarella, cio che nella riorganizzazione ministeriale invece che tenere debitamente conto delle competenze di carattere tecnico si era ricorso ad altri criteri delle nomine. E per menzionare ancora un altro cavallo di battaglia dei detrattori, cosa centra lautonomia con il ritardo nelluso dei fondi europei? se almeno fino al 2013 era lItalia nel suo insieme a scontare, con appena il 40% di fondi comunitari complessivamente spesi fino ad allora, un ritardo che la piazzava tra gli ultimi posti in classifica, terzultima nazione in Europa, meglio soltanto di Bulgaria e Romania. Tra le regioni del Sud, la Sicilia stata in buona compagnia della Campania, regione a statuto ordinario. Regione in cui un inchiesta condotta da un pool di pm della Dda ha fatto finire ai domiciliari, tra gli altri, anche la sovrintendente ai Beni culturali di Napoli Adele Campanelli. Giusto per ricordare solo uno dei fatti di cronaca pi recenti di prossimit tra politica, malaffare e beni culturali in una regione ordinaria.

Politica culturale e politica economica: il binomio possibile

Ma prima ancora di sfogliarlo, il libro di Armao tutto in quellimmagine di copertina, che, perfetta, traduce visivamente i due termini dellantinomia del titolo: il Cretto di Burri a Gibellina (Tp), recentemente restaurato e completato, preso a simbolo, si legge nella didascalia, di come dalla distruzione e dallabbandono possano scaturire cultura e sviluppo. Che un ex assessore ad entrambi rami abbia chiaro che lassessorato ai BBCC debba essere in Sicilia il secondo assessorato allEconomia la risposta bifronte che finora la politica non aveva dato alla ormai famosa volgare battuta del suo collega Giulio Tremonti, che da ministro del Tesoro disse di cultura non si vive, vado alla buvette a farmi un panino alla cultura, e comincio dalla Divina Commedia. Come ha scritto Carlo Tosco (il Mulino, 2014) ogni politica culturale comporta una politica economica, con la ineludibile premessa che il valore culturale del bene sovraordinato a qualsiasi altro valore, anche a quello economico. A tal riguardo Armao cita, in particolare, lart. 4 della Convenzione Unesco del 72, sullobbligo degli Stati di garantire lidentificazione, protezione, conservazione e valorizzazione e trasmissione alle generazioni future del patrimonio culturale e naturale. La conseguenza, spiega il giurista, una pi decisiva valorizzazione della sfera pubblica in opposizione alla sfera privata del mercato, che sia finalizzata a sollecitare la sottrazione di certi beni alla logica della negoziazione e della competizione, in vista della difesa di interessi comuni di conservazione e valorizzazione allumanit intera.

Contributo dei privati, siti Unesco, Consiglio Regionale dei BBCC, parchi archeologici, art. 14 dello Statuto: potenzialit della tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale siciliano

Soffermiamoci ancora su alcuni temi-chiave trattati nel capitolo dedicato alle potenzialit della tutela e della valorizzazione del patrimonio culturale siciliano. Tra questi, il partenariato pubblico-privato nella valorizzazione del patrimonio, in cui lautore ripercorre la vicenda dei bandi dei servizi al pubblico con i quali da assessore sette anni fa aveva anticipato lo scenario Mibact, poi annullati illegittimamente nel 2013 da Crocetta e solo di recente assegnati dopo il pronunciamento della Corte Costituzionale (2015). A proposito dei siti della WHL (Armao stato presidente della Fondazione Unesco-Sicilia), di cui la regione detiene tra le altre il pi alto numero di riconoscimenti, dieci, con lultimo, quello del percorso arabo-normanno di Palermo-Monreale-Cefal (2015), il cui procedimento fu avviato sempre sotto il suo mandato, sottolinea la scarsit di strumenti organizzativi che possano garantire il coordinamento degli interventi e degli incentivi, e la singolare dicotomia tra il primato di cui si detto e lincapacit di utilizzarli come leva di sviluppo. Del Consiglio regionale BBCC, organo di alta amministrazione capace di contribuire alla definizione della strategia in materia di beni culturali, viene denunciata la mancata ricomposizione (avvenuta solo di recente, non sono stati ancora resi noti i nominativi; ma sulla qualit dellorgano riformato cfr. la nostra denuncia sottoscritta da Legambiente e Italia Nostra) e la commistione tra politica e amministrazione in un organo che dovrebbe essere consultivo a carattere tecnico-scientifico (i politici potranno esplicare la loro influenza sminuendo la rilevanza di quello tecnico), occasione per ricordare la proposta di revisione dellarcaica composizione che il professore avanz in qualit di assessore nel 2010 e che lo avrebbe avvicinato al corrispettivo Consiglio Superiore del Mibact. In particolare, tra le rilevanti funzioni attribuite a questorgano lex assessore sottolinea come in spregio alle previsioni di legge (Legge Granata 20/2000 ndc.) e ai principi di buona amministrazione lattivit istitutiva dei parchi e la relativa perimetrazione si svolta in carenza dellapporto consultivo del Consiglio (anche su questo tema cfr. la nostra inchiesta).

Soprattutto, Armao ricorda un passaggio quasi sconosciuto, che lart. 14 dello Statuto siciliano attribuisce alla Regione competenze in materia di ampiezza tale che non dato riscontrarne di analoghe in altre Regioni. A cui vorremmo aggiungere la considerazione che gi due anni prima della Costituzione repubblicana, nel 1946 lo Statuto attribuiva alle competenze della regione la tutela del paesaggio (art. 14, lett. n. dove compare il termine paesaggio, mentre le leggi del 1922 e del 1939 parlano ancora di bellezze naturali), e ad esse accosta la conservazione delle antichit e delle opere artistiche, identificabili con quei beni culturali definiti giuridicamente quasi mezzo secolo dopo dal Testo Unico del 1999 (art. 1 e art. 2 cc.2), e quindi dal Codice (art. 2, c. 2). Fatto di assoluto rilievo, inoltre, lo Statuto, legge di rango costituzionale, non solo annovera la tutela, ma la inserisce tra i suoi principi fondamentali. E senza precedenti, perch non registrabile nelle due Costituzioni menzionate da Settis come antesignane della nostra Costituzione in riferimento allart. 9: quella della Repubblica di Weimar, del 1919 e quella della Repubblica Spagnola, del 1931. E ancora in ambito normativo, della legge 1977/80 che ha disegnato larchitettura dei bbcc nella regione lautore analizza gli elementi innovativi rispetto allallora legislazione statale. Primati con i quali non si vuole certamente sostenere che non occorra una revisione e un aggiornamento organico di tutta la legislazione siciliana dei bbcc. Significativo che il giurista parli prima ancora di una arretratezza culturale dei rappresentanti delle istituzioni.

Potenzialit di unautonomia dissipata: la Sicilia redimibile?

Nel suo complesso il libro offre un serio approfondimento delle maggiori questioni di unautonomia mancata e dissipata come delle potenzialit che ancora residuano per ipotizzarne il rilancio e giustificare ancora un regime differenziato a settantanni dallapprovazione dello Statuto e dopo la proposta di revisione che aveva trovato nuovo rilancio dal pur controverso percorso di riforma costituzionale bocciato dal referendum 2016 . Le cause, pi esogene che endogene, sono indagate in unefficace sintesi della parabola dellesperienza della specialit siciliana, letta nelle sue opportunit che non si saputo cogliere come nelle patologie che si sono manifestate nella fase attuativa, una riflessione che parte dalla genesi dello Statuto, che una stanca litania non verificata sui fatti storici vorrebbe ancorare esclusivamente a un particolare clima socio-politico del dopo-guerra, dimenticando tutto un fermento costituzionale dal 1812 al 1860 anim il confronto sullautogoverno della Sicilia, per arrivare alla legislatura che sta per concludersi.

E allora, unautonomia rimasta sostanzialmente lettera morta il problema o la cattiva declinazione che se n fatta finora? il giudizio di sostanziale inadeguatezza dellesperienza maturata implica che la strada sia, si chiede Armao, quella sbrigativa della soppressione o si pu ancora pensare a una riforma e ripensamento con ladozione di modelli innovativi? E se dun colpo la si abrogasse, la Sicilia che vanta il parlamento pi antico dEuropa si ritroverebbe anche il migliore? Piuttosto bisognerebbe chiedersi con Armao lautonomia senza responsabilit fiscale che autonomia ? E, per altro verso, lautonomia in mano a una classe politica irresponsabile, mediocre, corrotta e affarista dove ha condotto la Sicilia?

Uno Statuto dunque disapplicato, ma anche sostanzialmente misconosciuto: i siciliani non lo conoscono, non lo hanno studiato a scuola n alluniversit (funzionari e tecnici dei BBCC vi familiarizzano con la pratica, non attraverso dottorati o scuole di specializzazione), n tanto meno sentono probabilmente la necessit di conoscerne i contenuti, come qualcosa che possa invece avere ricadute pratiche nella vita quotidiana. Unignoranza che di fatto gli impedisce di accedere alla riappropriazione della propria autodeterminazione. Cos non solo lapplicazione della Carta fondamentale siciliana, ma anche la sua necessaria revisione per accrescerne, scrive Armao, il rendimento istituzionale e per garantire un effettivo coordinamento con il quadro costituzionale, in particolare europeo, estraneo allattuale stesura, necessiterebbe, per non restare arida operazione chiusa nel palazzo qualora veramente vi si porr mano, del sostegno di unopinione pubblica consapevole. In tal senso non pu non essere capitalizzata la volont di espressione manifestata nel dissenso alla riforma costituzionale con una delle pi alte percentuali di partecipazione del Paese. La nuova auspicata stagione costituente alla quale il libro offre molteplici e inedite riflessioni non pu prescindere, dunque, come invece avvenne alle origini, da una forte legittimazione democratica.



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