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Calabria. L'ultimo treno per Saline
Battista Sangineto
il Quotidiano del Sud 20/7/2017

Nel pomeriggio di luglio calcinato dal sole in cui mi sono trovato nel sito dellex Liquichimica di Saline Joniche, ho subito pensato che quel luogo, ed il suo destino, fossero la dimostrazione delleterogenesi dei fini di Wundt. Un principio - quello codificato da Wundt, ma gi enunciato da Giambattista Vico- secondo il quale le azioni umane riescono a fini diversi da quelli che sono perseguiti dal soggetto che compie lazione. Se avrete la pazienza di leggere ancora capirete perch, guardando alcuni ragazzi prendere il sole sulla spiaggia di Saline trafitta da relitti di ferro e cemento, ho capito che c ancora speranza per questa terra a causa proprio delleterogenesi dei fini.

I boia chi molla e lesportazione della industrializzazione.
Correvano gli anni 70 quando fu costruita, in uno dei luoghi pi belli del Mediterraneo, la spaventevole metastasi di ferro e cemento della Liquichimica, a Saline Joniche. Cera stata, nel 1970, poco pi a nord, a Reggio Calabria, la rivolta dei Boia chi molla, i fascisti guidati da Ciccio Franco che volevano che il capoluogo di Regione avesse sede in quella citt. Per sedare quella sanguinosa rivolta, il Governo di centro-sinistra guidato dal democristiano Emilio Colombo stanzi, come risarcimento per la mancata designazione di Reggio a capoluogo regionale, il sostanzioso finanziamento di ben 1.660 miliardi di lire. Il "pacchetto Colombo avrebbe dovuto, nelle intenzioni politiche, stimolare ed incentivare lo sviluppo industriale di una delle province pi depresse d'Italia con la costruzione di alcune industrie, la pi grande delle quali a Gioia Tauro. Uno degli impianti industriali finanziati, con 360 miliardi, fu proprio la Liquichimica Biosintesi che inizi ad essere costruita, a Saline Joniche nel comune di Montebello Jonico, in un'area dove sorgeva una antica salina, ormai in disuso, che era diventata, con i suoi laghetti di acque salmastre, un luogo eletto, per la sosta, da molti uccelli migratori: folaghe, anatre, aironi cenerini, cavalieri dItalia, e, persino, fenicotteri rosa. In totale larea, sottratta alle coltivazioni di agrumi ed alla natura, si estendeva per quasi 70 ettari, una striscia lunga due chilometri di costa e larga circa 400 metri, fino alle prime pendici dellAspromonte.
La fabbrica, la cui costruzione inizi nel 1972 e fu terminata nel 1974, avrebbe dovuto produrre bioproteine - cio proteine ottenute da colture di microrganismi impiantate su derivati del petrolio- da utilizzare come mangimi, ma dopo soli due mesi di attivit, i mangimi prodotti furono dichiarati cancerogeni dallIstituto Superiore della Sanit, con la conseguente chiusura dell'impianto e la messa in cassa integrazione di tutti i dipendenti. La cassa integrazione pi lunga della storia repubblicana: ben 23 anni. Volendo riassumere le vicende successive, si pu dire che nel 1997, allapice della furia liberalizzatrice e privatizzatrice dei governi di centrosinistra prodiani, l'area fu messa all'asta ed acquistata dalla SIPI, un consorzio di privati locali che avvi un programma di recupero e rottamazione del ferro e l'acciaio dell'impianto, ma senza garantire, prima, e senza attuare, poi, una completa riqualificazione dell'area. Il 12 dicembre del 2003 una mareggiata caus il crollo per una lunghezza di 100 m nella parte centrale del molo costruito per la Liquichimica ed , a tuttoggi, insabbiato suggellandone il definitivo abbandono. Nel 2006 l'area, di propriet della SIPI, era stata opzionata dalla Immobiliare Saline S.r.l. (Sei), societ del gruppo industriale svizzero Repower che avrebbe voluto riconvertirla in una centrale a carbone, ma -nonostante il progetto avesse ottenuto la favorevole valutazione di compatibilit ambientale dalle autorit e dal Governo italiano, in ultimo il parere favorevole del Consiglio di Stato- la Repower stessa ha deciso, durante lassemblea dei soci tenutasi a maggio 2016, di mettere la societ Sei in liquidazione e di rescindere il contratto con la SIPI. Una decisione che fu adottata dalla societ in conseguenza dellesito di un referendum, tenutosi nel cantone dei Grigioni, attraverso il quale i cittadini svizzeri hanno deliberato che le societ a partecipazione cantonale, cio quelle statali, non possono investire nella costruzione di centrali a carbone. Dopo nove lunghi anni di lotta e dura resistenza di molti cittadini calabresi che si sono opposti alla costruzione della centrale a carbone, solo il referendum svizzero ha portato allarchiviazione del progetto della Sei.

Leterogenesi dei fini e la cura del paesaggio.
A questo punto della storia si manifesta, in tutto il suo splendore, leterogenesi dei fini: una porzione di paesaggio fra i pi belli del Mediterraneo, pur deturpata e sconciata da incongrui ed enormi scheletri di ferro e da migliaia di metri cubi di cemento, pu essere restaurata e restituita allantico, primigenio splendore a differenza del resto della costa jonica e tirrenica limitrofa, cementificata da una irreversibile speculazione edilizia.
Nelle scorse settimane, il curatore del fallimento della SIPI -la societ privata che acquist dallo Stato i terreni del 1997 e che ancora proprietaria dei terreni dellex Liquichimica di Saline- ha scritto ai comuni di Montebello Jonico, Bagaladi, Calanna, Condofuri, Porto Salvo, Motta San Giovanni, Reggio Calabria, San Lorenzo, alla Citt Metropolitana (ex Provincia), alla Regione Calabria ed alle Associazioni che si sono opposte alla creazione della centrale a carbone lettera invitandoli a presentare una manifestazione di interesse, anche in forma consorziata, per l'acquisto dei terreni di cui la SIPI proprietaria, tenuto conto anche della presenza, allinterno dellarea, dellOasi Naturale del Pantano di Saline Joniche, inserita dall'Unione europea tra i Siti di Interesse Comunitario.
Una straordinaria occasione si presenta, dunque, per riappropriarsi, sotto forma di bene pubblico, di un paesaggio che fu devastato quasi 50 anni or sono e che pu essere, ora, restaurato, riparato e riportato alla sua vocazione naturale ed agricola. Come diceva Wundt, queste sono le conseguenze non intenzionali di azioni intenzionali. I soggetti politici ed istituzionali Regione, Citt Metropolitana, Comuni e Associazioni di Comuni, Associazioni di cittadini- hanno ora la non comune opportunit di dimostrare di voler cambiare il corso delle cose in questa terra consorziandosi e facendo una proposta economica e politica di ri-acquisto da parte delle pubbliche Istituzioni di questa significativa porzione del proprio paesaggio.

Il restauro dei paesaggi naturali e storici della Calabria
Potrebbe e dovrebbe nascere un Consorzio pubblico che progetti il risanamento, il restauro ed il ripristino dello stato dei luoghi dellex salina che potrebbe avvenire -magari riveduto e ridiscusso dai cittadini del territorio- secondo il sorprendente ed accurato progetto Parco Naturale e Antropico di Saline Joniche degli architetti Pierro e Scarpinato di Autonome Forme, vincitore, nel 2014, del Premio pi importante al mondo di progettazione ecosostenibile, il Lafarge Holcim Awards.
Un Consorzio pubblico che progetti e restauri capillarmente non solo lex salina, ma tutto il paesaggio dellArea grecanica, molto ricca di importantissimi siti archeologici (per esempio quello di Bova) di bellissimi paesi abbandonati (come Pentedattilo), di incantevoli monumenti (per esempio il Castello di Santo Aniceto), di meravigliose bellezze naturali (come la valle dellAmendolea). lArea grecanica prende il suo nome dalluso corrente della lingua greca, dorigine pi probabilmente bizantina che magnogreca, in alcune sue enclaves territoriali, la pi nota delle quali nella frazione pi interna del Comune di Condofuri, Gallician. Un Consorzio pubblico che, prendendo esempio dal progetto del Comune di Condofuri, restauri e riporti alla ri-naturalizzazione di quelle porzioni di macchia mediterranea che ancora resistono lungo tutto quel tratto di costa e che risalgono, stentatamente, su per le valli delle fiumare. Un bellissimo progetto, quello del Comune di Condofuri, che prevede la costruzione non di un lungomare di cemento, ma di una strada non bitumata, di terra battuta consolidata con un additivo ecologico. Un progetto che intende ricreare, per mezzo di accorgimenti tecnici ormai consolidati, le antiche dune litoranee, che prevede la ri-piantumazione di essenze arboree tipiche della macchia mediterranea supportate da un sistema di irrigazione e, persino, una illuminazione notturna che non disturbi gli uccelli e le tartarughe appena nate sulla spiaggia. Un tipo di progetto che potrebbe essere adottato, riadattato ed ampliato da tutti i Comuni limitrofi e dellArea grecanica al fine di risanare, risarcire e restaurare quel che rimane di un paesaggio, per molta parte, devastato e stravolto da una brutale ed improduttiva speculazione edilizia.
Da una quindicina di anni, ormai, scrivo che lunica strada per lo sviluppo di questa regione il restauro capillare e la ricomposizione dei nostri paesaggi storici ed agrari per mezzo di un progetto politico-culturale che abbia come obiettivo centrale il Restauro dei paesaggi storici e naturali calabresi. Un grandissimo e capillare piano di risanamento e di restauro del territorio, dei boschi, dei fiumi e delle coste che impegni, da subito, alcune centinaia di giovani nel piantare alberi, rifare gli argini dei torrenti, demolire le metastasi cementizie, allestire laghetti e stagni, prevenire e spegnere gli incendi, ripulire le spiagge, coltivare i terreni abbandonati, riportare alla luce e restaurare i siti archeologici ed i monumenti, ristrutturare le case ed i paesi abbandonati riportandoli alla vita.
Un progetto che restituisca i paesaggi al loro antico stato, perch i luoghi rappresentano la sola dimensione capace di permanere, perch essi cambiano, di solito, pi lentamente degli uomini che li hanno abitati o li abitano. La stabilit dei luoghi e dei paesaggi, in altre parole, garantisce alle societ un senso di perpetuit in grado di conservare lidentit degli individui e delle comunit nelle quali essi agiscono, vivono e progettano il futuro. In Calabria, ma non solo qui, i luoghi, i paesaggi sono stati stravolti, cancellati e con la loro scomparsa stato scardinato un nesso psicologico, fondamentale, di identit. I paesaggi calabresi sono, ormai, paesaggi senza alcuna armonia, paesaggi senza memoria. Paesaggi nei quali la natura stata, quasi dappertutto, brutalmente violentata e cancellata dalla mano delluomo che stato capace di sostituirle solo un angoloso ed irto groviglio di asfalto, di ferro e di cemento. Molte campagne calabresi hanno assunto laspetto precario, sporco e disperato delle periferie metropolitane in cui si avverte, forte, la sensazione di spossessamento e di estraneit rispetto ad un paesaggio rurale che sembra sempre sul punto di potersi dispiegare, in tutta la sua trionfante pienezza, dietro langolo, ma che viene inevitabilmente sconfitto da unaltra sparsa moltitudine di case non-finite disseminate per i campi mal coltivati. Uno sprawl semi-urbano, una sorta di citt diffusa, che cresce su se stesso e che inghiotte, come una colata lavica, lantica campagna. Bisogna mettere fine a questa scomparsa quotidiana di suolo essendo consapevoli che il paesaggio una costruzione sociale e storica complessa che va salvaguardata e restaurata una volta che stata compromessa, perch la forma del paesaggio e delle citt intrinseca allidea stessa di cittadinanza e di democrazia (Settis). Non si pu vivere in luoghi, in paesaggi brutti ed ostili alla propria identit individuale e collettiva e sentirsi pienamente cittadini, cittadini che possono, a pieno titolo, reclamare giustizia sociale.
Questo dellArea grecanica potrebbe essere il punto di partenza, il centro propulsivo di un pi complessivo progetto di risanamento dei paesaggi calabresi. Bisogna fare presto, per, perch la richiesta di offerta avanzata dal curatore fallimentare per larea dellex Liquichimica, che costituirebbe il centro propulsivo di questa azione risanatrice dei paesaggi, scade il 30 settembre prossimo. La Regione Calabria, la Citt Metropolitana di Reggio Calabria e lArea grecanica, riuniti in un Consorzio, non possono lasciarsi sfuggire limperdibile occasione di dare vita alla prima operazione concretamente fattibile di un pi vasto ed irrimandabile piano strutturale di Restauro dei paesaggi naturali e storici calabresi. Un progetto nel quale la redditivit del nostro patrimonio naturale e storico non risieda esclusivamente nella sua commercializzazione e nel turismo che esso produce, ma in quel profondo senso di appartenenza, di identificazione, di cittadinanza che provocherebbe la ricomposizione materiale ed immateriale dei nostri luoghi e dei nostri paesaggi iniziando proprio da quelli dellArea grecanica.
Il restauro e la valorizzazione del paesaggio e del patrimonio culturale dellArea Grecanica forniscono, a mio parere, una imperdibile occasione per iniziare a riaffermare che la Politica che deve guidare il mondo, il mercato, leconomia e non, come hanno cercato di farci credere finora, il contrario.



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