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Napoli. Gli stemmi sul ponte di Chiaia
Carlo Kinght
Corriere del Mezzogiorno 23/7/2017

Si concluso il restauro del Ponte di Chiaia. Quella mirabile opera, dove larte sposa lingegneria, dopo tanto tempo libera dalle impalcature. Chi andr a salutarla dopo la rinascita, avr limpressione che tragga sospiri di sollievo. Pu anche darsi che, volendo mostrare gratitudine, essa racconti al visitatore la propria storia. La quale parte dal sentiero scavato anticamente dal letto del torrente che scorreva tra gli strapiombi del monte Echia e i declivi fitti di querce e mortelle del colle di San Martino. Da quel viottolo nacque duemila anni fa il tratto iniziale della via Puteolana. Ed interessante notare che nello stesso periodo i romani si confrontarono nei Campi Flegrei con un complicato problema. Quello di saldare la spaccatura del monte Grillo e consentire la prosecuzione della via Domiziana che era in corso di realizzazione. La difficolt venne splendidamente superata mediante lerezione dello spettacolare Arco Felice. Quel ponte romano pu essere considerato un remoto antenato di quello di Chiaia. Da esso, infatti, trasse ispirazione il vicer conte di Monterey quando nel 1636, volendo collegare larea di Pizzofalcone con quella delle Mortelle, comp un intervento analogo erigendo il monumento oggi tornato a splendere dopo il restauro.

Nel 1834 la costruzione seicentesca minacciava di crollare. Bisogn sottoporla a lavori a lavori di consolidamento che incisero sulla raffinatezza della struttura. Per rimediare alla perdita, il re Ferdinando II chiese a una triade di scultori aggiungere qualcosa per illeggiadrirla. Due di essi, Angelini e Cal, modellarono gli stucchi dellAllegoria dei Borbone. Ma dopo lUnit le due fanciulle alate furono costrette a gettare lemblema borbonico, sostituendolo con lo stemma sabaudo.

Quella alterazione di unopera darte per motivi politici fu un atto vergognoso. Fu invece rispettata, sul lato opposto, la coppia dei cavalli rampanti, in quanto blasone della citt di Napoli. Tommaso Arnaud, artista che scolp i destrieri, abitava ai Gradoni di Chiaia. Per questa ragione esegu lincarico mettendoci una cura particolare. A quanti si dilettano a studiare la storia sui documenti dellepoca suggeriamo pure la lettura delle due epigrafi apposte allinterno del fornice. La prima scritta ricorda limpegno civico che accompagn la costruzione del monumento. La seconda invece dedicata al rifacimento ottocentesco. Unulteriore sorpresa procurer forse la scoperta che il ponte costituito da due arcate.

Non da una, come molti credono. La seconda arcata, apparentemente affetta da timidezza, sta nascosta nel cortile di un palazzo, al numero civico 175 di via Chiaia. Non abbellita da sculture, ma merita ugualmente uno sguardo. Se non altro a conferma che Napoli, oltre ad essere piena di bellezze, pure uninesauribile miniera di curiosit.



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