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Turismo, dobbiamo tornare alla dimensione classica
Francesco Grillo
Corriere della Sera 26/7/2017

Ci vollero due anni a Goethe per compiere il suo viaggio in Italia e scrivere la pi famosa celebrazione di una generazione di uomini universali che furono i primi turisti dellet moderna. Dopo duecento anni, grazie a tecnologie che rendono possibile ad individui e territori di incontrarsi senza intermediazioni, torna lidea del viaggio come esperienza in grado di coinvolgere e far crescere. Ed entra in crisi quella di un turismo diventato settore industriale fondato su economie di scala e consumi di massa. Potrebbe essere questa loccasione che lItalia aspettava per potersi riprendere non solo la leadership in un mercato in crescita, ma anche un ruolo importante in un secolo fondato sulla conoscenza. Ruolo che abbiamo perso per la sonnacchiosa presunzione di essere al centro di un mondo i cui centri si stavano, invece, moltiplicando.

Per decenni il mondo delle vacanze stato dominato da multinazionali proprietarie di agenzie di viaggio, alberghi, aerei e navi. Visitatori e territori ne subivano le scelte scegliendo tra pacchetti completi. Il declino dellItalia nel periodo in cui il numero di turisti internazionali triplicava dipeso da questo motivo: il Paese con il maggior numero di siti Unesco non ha mai pensato di dover preoccuparsi di una dimensione artigianale che ne era elemento distintivo e limite. Ci ci ha fatto perdere quote di mercato (dal 10% nel 1990 quando eravamo al primo posto nella classifica dellOrganizzazione Mondiale del Turismo; al 5% oggi che siamo scivolati al quinto). Ridotto la parte di spesa che rimane nei luoghi della visita a vantaggio delloperatore che controlla il turista; concentrato le presenze in pochi luoghi e in poche settimane scatenando, in alcuni casi (lultimo in Liguria), conflitti tra turisti e comunit locali.

La novit sono piattaforme digitali globali che ci portano in un mondo nel quale gli individui organizzano da soli il proprio viaggio e i singoli fornitori di ospitalit si propongono. Una mutazione non diversa da quella di altri settori industriali investiti da rivoluzioni che impongono prodotti sempre pi personalizzati. Questo non , per, un processo privo di contraddizioni perch le piattaforme non sono neutre e possono diventare intermediari pi potenti di quelli che sostituiscono, utilizzando quantit di dati imponenti. E, spesso, non sono neppure indipendenti, perch le multinazionali intelligenti si adattano al nuovo contesto diventando esse stesse piattaforma.

E, tuttavia, la novit corrode le rendite e a Parigi il Comune ha dedicato un laboratorio che incuba decine di imprese dedicate a ridefinire il turismo. Sul lato dellofferta, tornano centrali i territori che devono trovare una specializzazione intelligente. Come Bilbao che ha dimostrato con musei di nuova concezione che puoi essere capitale culturale, non solo se si hanno millenni di storia; o Taiwan che si reinventa come destinazione di turismo sportivo (cicloturismo). Come citt che si vendono con efficacia perch si sono completamente liberate dalle automobili; o villaggi scampati allo spopolamento per aver scelto di distinguersi vietando lutilizzo di qualsiasi telefono cellulare.

Per lItalia, la scelta distintiva naturale. Non subire pi le scelte degli operatori che portano a piazza San Marco i grattacieli galleggianti da cui sciamano gruppi di turisti sfiancati alla ricerca di un gelato. Riportare il turista a quella dimensione classica fatta di simboli della conoscenza e monumenti naturali come le Dolomiti o la Costiera amalfitana che dopo duecento anni potrebbe ridiventare il completamento di molteplici percorsi di formazione.

Gli ultimi anni hanno visto gi uninversione di tendenza. Luscita di Egitto e Turchia dal mercato ha favorito il nostro Sud; lAlto Adige ha conquistato velocemente una leadership nel turismo invernale; nel Piemonte collegando stili di vita e cibo hanno inventato nuove nicchie. Se per volessimo fare della cultura il vettore attraverso il quale lItalia recupera un ruolo centrale, c bisogno di una strategia pi ambiziosa che, solo in parte, si legge nellultimo Piano del governo.

C, innanzitutto, lobbligo di dedicare al nostro patrimonio il talento che merita: lapertura della direzione di siti che sono patrimonio dellumanit giusta persino sul piano morale, ma bisogna completarla con meccanismi che premino chi riporter i musei italiani ai primi posti nel mondo e allontanare chi ha considerato la cultura un proprio territorio. Bisogna, poi, ridefinire il ruolo dello Stato: rinunciare alla guerra di trincea infinita tra amministrazioni senza soldi e senza idee che si contendono un monopolio che non ha senso; e incoraggiare dal centro linnovazione che esiste solo se ammettiamo che tra territori c competizione leale.

Ma soprattutto indispensabile capire che ridiventiamo capitale del viaggio, solo se la cultura e la natura ridiventano il centro di tutte le altre politiche e di comunit che riscoprono di essere tali.



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