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Carlo Rescigno: "A Pompei si scavato tanto ma c' ancora molto da esplorare. Avremo sorprese"
di ANTONIO FERRARA
26 luglio 2017 la repubblica



Parla il professore di archeologia classica all'universit della Campania Luigi Vanvitelli: "Il ritrovamento ci dice molto sulla vita dei romani. Ci si concentrati di pi sulla dimensione urbana ma bisogna lavorare sulla storia dei singoli edifici"


NAPOLI - " come se una voce sepolta sotto l'eruzione tornasse a parlarci. Capitava ai pompeiani che prima dell'eruzione del 79 dopo Cristo passavano davanti alla sua tomba, accade ora: quella lapide si rivolge a noi dopo duemila anni". Carlo Rescigno professore di archeologia classica all'universit della Campania Luigi Vanvitelli. A Pompei conduce le ricerche nel Tempio di Apollo, il curatore con il direttore Massimo Osanna della mostra "Pompei e i Greci", si occupa della colonia greca di Cuma, nei Campi Flegrei.

Professore, possibile che Pompei, a 269 anni dalla scoperta, riservi ancora sorprese?
"S. Ma in realt lo stesso avviene per il Partenone o per l'Anfiteatro campano. In pi a Pompei, scavata per lunghi decenni, ci si concentrati di pi sulla dimensione urbana, e resta molto da fare sulla storia dei singoli edifici: serve incrementare gli studi analitici, e il direttore Osanna in questo senso ha avviato un lavoro eccezionale".

Cosa resta da indagare?
"Pompei non smetter mai di fornire nuovi elementi. Penso alle aree ancora sepolte dal lapillo del 79 dopo Cristo, nelle Regio I, III, IV, V e IX, e al circuito esterno alle mura. Ma penso anche alla citt preromana che sotto le domus e le strade lastricate come le vediamo oggi, un campo di ricerca rilanciato da Osanna sulla scia del lavoro di Amedeo Maiuri. Sotto i piedi dei turisti, insomma, c' una citt da esplorare".

Che importanza ha la tomba scoperta a Porta Stabia?
"Ogni nuova iscrizione che viene da Pompei fornisce notizie sulla vita e sui comportamenti dei romani, altrimenti difficili da recuperare solo con i dati archeologici. Si entra direttamente negli aspetti istituzionali, e si comprende meglio la vita quotidiana degli antichi".

L'edifico San Paolino ospiter a piano terra una biblioteca: nel rifare le fondazioni venuta alla luce la tomba. Cosa altro resta da indagare a Porta Stabia?
"Tutto il sistema della viabilit che metteva in collegamento Pompei con il contado e con le citt limitrofe: da qui proviene un'iscrizione in lingua osca che ne parla. E lungo tali direttrici troviamo il santuario di Fondo Iozzino, dedicato forse a Demetra e attivo tra VI secolo avanti Cristo e l'eruzione pliniana, e quello dionisiaco in localit
Sant'Abbondio, di et medio-tarda ellenistica".

E l'indagine sui cimiteri dei pompeiani si ferma qui?
"No, le indagini potranno dare altri spunti. C' da scoprire tutta la necropoli italica e sannitica, quella prima dei romani, che gi Stefano De Caro ipotizzava collocata tra Porta Ercolano e Torre di Mercurio, dove sta scavando ora il professore Marco Fabbri dell'universit di Tor Vergata ".



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