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Brescia. Gianmaria Casella, 60 anni di lavoro e 30 mila restauri
Alessandra Troncana
Corriere della Sera - Brescia 2/8/2017

Mocassini senza calze e odore di vernice che intride come eau de toilette ogni stanza del suo laboratorio, il violinista mancato riceve in uno studio che trabocca di cataloghi darte e locandine di vecchie mostre con qualche veduta negli angoli liberi delle pareti e un maialino di porcellana sulla scrivania.

Al cavalletto, tra battaglie di Solferino e fondi di teatro, unopera di Federico, suo nipote: Ricorda il Ligabue degli inizi, ma meglio. Gianmaria Casella ha iniziato ad abbellire Madonne, incipriare gli incarnati di nobiluomini impellicciati e salvare capolavori sessantanni fa. Come minimo, precisa lui.

Casella, questintervista avrebbe potuto farla con un critico musicale: lei aveva un talento per il violino.

I miei conoscevano Alberico Martinelli, il grande violinista diretto da Toscanini. Veniva a cena da noi quasi tutte le sere: dopo il caff io mi esercitavo con le arie che aveva scritto per me. Adoravo la musica, ma il nostro vicino di casa era lunico restauratore di Brescia, Bertelli: uno dei pi bravi dItalia, re Vittorio Emanuele si fidava solo di lui. Tutte le domeniche andavo da lui per imparare a dipingere.

stato Bertelli a indurla in tentazione.

Avevo 13 anni: a 18 ho comprato il suo studio. Da allora ho restaurato oltre 30 mila dipinti.

Lei ha restaurato Raffaello, Tiepolo e altri grandi. A Parigi ha preparato una mostra sul Seicento per il Grand Palais: sistem un Caravaggio.

Ci rimasi un anno: mi davano da fare le cose pi difficili. Ogni marted mi chiudevano al Louvre per i restauri: la Gioconda era ancora appesa al muro come un quadro qualsiasi: avrei potuto prenderla, arrotolarla e portarmela via.

Divenne il re di Francia tra i restauratori.

Perch i francesi sono pigri: si figuri che allepoca il museo aveva solo due o tre restauratori e vivevano sulle nostre dispense. Ho girato in tutto il mondo: Russia, America, Inghilterra, Francia. LItalia sempre stata allavanguardia.

Patria di artisti e restauratori.

Adesso, i miei colleghi vanno in cerca dei prodotti chimici pi originali. Prendono il granello di polvere e lo studiano per giorni. importante ma quando c da restaurare un dipinto alla fine conta lavorarci sopra con la testa.

Uno dei quadri pi difficili da salvare?

Non c niente di impossibile: abbiamo restaurato tutto. Per la Venaria di Torino ho dovuto sistemare uno dei quadri pi belli di Van Dyck, il Principe Tommaso di Savoia: il telaio, senza cuciture di giunta, era messo molto male dopo aver viaggiato in tutta Europa. Unaltra volta, con il parroco del Duomo di Pavia, abbiamo trovato un Padre Eterno con gli Angeli di Moncalvo arrotolato su un tronco dalbero: la tela era tutta strappata. Per anni avevano pensato che fosse stato rubato e invece qualcuno laveva nascosto dopo il crollo del campanile.

Lei ha frequentato moltissimo Longhi e Testori.

Mi hanno insegnato tutto. Destate, con Oreste Marini, grande studioso di Ceruti, si andava a casa di Testori a Forte dei marmi a parlare di arte e giocare a bocce: sua moglie ci cacciava dopo un quarto dora. Lasciatelo studiare, diceva.

Sgarbi sempre qui.

Con lui, io e mio figlio Alberto, restauratore come me, abbiamo un sogno: completare il restauro del pi grande ciclo pittorico di Andrea Celesti nella chiesa di Toscolano, allestire una mostra mondiale e stampare un catalogo. Vittorio se ne innamorato: un progetto importantissimo, se ne interessata anche la Regione. Cerchiamo sponsor.

Intanto, festeggia i suoi sessantanni con un libro sul Ceruti e salvando due capolavori della Pinacoteca, entrambi dellartista: La scuola di ragazze (Casella lo sistemer gratis, ndr) e i Calzolai.

Il volume, che presenta anche una ventina di inediti, dedicato a Mina Gregori: ha scritto la prefazione. A conoscerlo bene, il Pitochetto il pittore pi bravo della sua epoca. Lo posso dire con certezza: ho restaurato quasi tutti i suoi dipinti.

Lei in pensione non ci andr mai?

Uscir da qui solo in posizione supina.



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