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LAppello a Mattarella I beni culturali non sono commerciali: presidente non firmi il Dl Concorrenza
F. Q.
Il Fatto quotidiano 4/8/2017

Con lapprovazione della legge, il Parlamento ha abbassato i limiti della tutela e reso maggiormente esportabili allestero i nostri beni culturali. Ad esser favoriti sono i mercanti d'arte e le case d'asta, in barba agli interessi del popolo italiano e della nostra Costituzione. Gaetano Azzariti, Paolo Berdini, Lorenza Carlassare, Alberto Lucarelli, Paolo Maddalena, Claudia Mannino, Tomaso Montanari e Salvatore Settis scrivono al capo dello Stato per chiedere di non avallare quello che gli intellettuali definiscono "un inaccettabile indebolimento" della protezione della storia italiana


All Ill.mo Sig. Presidente della Repubblica Sergio Mattarella,

Come noto, il nostro Parlamento sta procedendo da tempo, a colpi di fiducia, allemanazione di leggi che tentano in ogni modo di favorire liniziativa economica privata, prescindendo dai limiti posti dallart. 41 della Costituzione, il quale dichiara che liniziativa economica privata libera, ma non pu svolgersi in contrasto con lutilit sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libert, alla dignit umana. Con lapprovazione della legge annuale per il mercato e la concorrenza (art. 1, commi 175 e 176), avvenuta in data 2 agosto 2017, il Parlamento, non solo conferma oggi di non tenere in alcuna considerazione il citato limite della utilit sociale favorendo lutilit dei mercanti di opere darte, ma, abbassando i limiti della tutela e rendendo maggiormente esportabili allestero i nostri beni culturali, viene a intaccare addirittura la struttura stessa della nostra Comunit nazionale (art. 1 Cost.), della quale il patrimonio artistico e storico parte integrante (art. 9 Cost.).

Infatti in tali commi si prevede, al pretestuoso fine di semplificare le procedure relative al controllo della circolazione internazionale delle cose antiche che interessano il mercato dellantiquariato, una sostanziale modifica dellart. 10 del vigente Codice dei beni culturali e del paesaggio (Decreto Legislativo 22 gennaio 2004, n. 42), stabilendosi che let minima che una cosa mobile o immobile deve avere per essere dichiarata bene culturale passa dagli attuali cinquanta anni a settanta, con ci violando anche il diritto europeo che fissa in genere unet minima di cinquanta anni. Ne consegue la perdita immediata e diretta di tutti i beni culturali realizzati fra il 1947 e il 1967, di propriet pubblica o di persone giuridiche private senza fine di lucro, che il Codice dei beni culturali e del paesaggio ha finora tutelato in virt del combinato disposto degli artt. 10 comma 1 e 12 comma 1, nonch limpossibilit di proteggere in futuro tutti i beni realizzati nello stesso torno di anni. Una perdita grave e immotivata causata da una norma introdotta al solo scopo di favorire i mercanti darte che non dovranno pi avere unautorizzazione (lattestato di libera circolazione) per trasferire allestero beni con meno di settanta anni.

Si prevede inoltre che potranno essere esportati senza autorizzazione anche tutti i beni culturali pi antichi che abbiano un valore commerciale, autocertificato da chi richiede luscita, inferiore ai 13.500 euro. In sostanza si sostituisce al criterio dell interesse culturale, quello dell interesse commerciale, rimettendo, per giunta, tale valutazione non pi a un organo tecnico dello Stato capace di tutelare linteresse della Comunit nazionale, ma a un singolo esportatore, il cui interesse esattamente lopposto dellinteresse pubblico. E ci in pieno dispregio del criterio della ragionevolezza, di cui allart. 3 della Costituzione (secondo la lettura che ne d la giurisprudenza costituzionale) e, ancora una volta, del diritto europeo che vieta di considerare merce i beni culturali. Come si vede, la legge annuale per il mercato e la concorrenza ammette, per la prima volta nella storia e nellordinamento del nostro Paese, il discutibile principio secondo cui vi sono beni culturali legittimamente perdibili, solo perch ritenuti di scarso valore economico.

Nessun significato ha inoltre il riferimento di detta legge al registro delle operazioni che i commercianti di cose antiche o usate sono obbligati a tenere, per fini di sicurezza pubblica, ai sensi del Testo unico delle leggi di Pubblica Sicurezza (Regio Decreto 18 giugno 1931 n. 773), precisandosi che dora in poi esso dovr avere formato elettronico con caratteristiche tecniche tali da consentire la consultazione in tempo reale al soprintendente. Tale registro, come rilevato in aula dalla Deputata Claudia Mannino, stato infatti abrogato dal recente Decreto Legislativo 25 novembre 2016, n. 222 e, se anche fosse ripristinato in forma elettronica, servirebbe a ben poco, visto che non riguarda tutti i beni, ma solo quelli trattati dai mercanti darte, e non potrebbe in ogni caso contenere tutti i dati necessari al riconoscimento di una cosa come bene culturale, riconoscimento che, secondo i metodi di indagine artistica e storica, pu avvenire solo con la visione diretta dei beni.

In concreto, come si accennava, si tratta di un inaccettabile indebolimento della tutela dei beni artistici e storici e di un invito a chi possiede beni culturali a esportarli, impoverendo il nostro patrimonio artistico e storico. Un vero e proprio scempio della Costituzione ai danni degli interessi del Popolo italiano, al quale vengono immotivatamente sottratti beni culturali di grande importanza e pregio, che avrebbero dovuto restare sul nostro territorio ad attirare quel mercato internazionale dellarte che ora si incentiva a fiorire solo fuori dai nostri confini.
Lillegittimit costituzionale delle descritte disposizioni manifesta. Come si visto, risultano infatti violati gli articoli 1, 3, 9 e 41 della Costituzione. E non si pu passare sotto silenzio il fatto che questo affronto alla nostra Costituzione stato reso possibile da un emendamento inserito al Senato su richiesta e pressione del Gruppo di interesse Apollo 2, che rappresenta case dasta internazionali, associazioni di antiquari e galleristi di arte moderna e contemporanea e soggetti operanti nel settore della logistica dei beni culturali, come si legge in un trafiletto uscito su Plus24 del Sole24ore, n. 667, del 13 giugno 2015. Illustre Presidente della nostra Repubblica, siamo certi che Ella non vorr firmare un provvedimento legislativo tanto costituzionalmente illegittimo, quanto dannoso per gli interessi fondamentali della nostra Comunit nazionale. E siamo certi che Ella non vorr perdere questa occasione per far comprendere ai nostri politici che essi sono a servizio, non del mercato, ma della Nazione, come ricorda lart. 67 della Costituzione.

Gaetano Azzariti
Paolo Berdini
Lorenza Carlassare
Massimo De Rosa
Gino Famiglietti
Ferdinando Imposimato
Italia Nostra
Donata Levi
Alberto Lucarelli
Paolo Maddalena
Claudia Mannino
Tomaso Montanari
Roberta Radich
Salvatore Settis



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