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ROMA-Icom Italia: Se non mettiamo da parte la politica non abbiamo pi speranza
Federico Castelli Gattinara
www.ilgiornaledellarte.com, 11/08/2017

Secondo la presidente di Icom Italia Tiziana Maffei il vero nodo il reclutamento nellorganizzazione dei musei, volontario ma non basato sulle competenze. Il progetto Adotta un museo: se ti aiuti, gli altri musei ti aiutano


Architetto, dal 2016 Tiziana Maffei guida Icom Italia, che ha aperto a maggio le celebrazioni per i suoi 70 anni. LInternational Council of Museums, organizzazione non governativa e senza fini di lucro fondata a Parigi nel 1946 e sei mesi dopo in Italia, nasce con lidea di utilizzare i musei come strumento di coesione e costruzione di una visione culturale congiunta a livello mondiale. Riunisce oggi 20mila istituti e 35mila professionisti. Il Comitato nazionale la principale associazione professionale di settore in Italia, ramificata in coordinamenti regionali e commissioni tematiche.
Architetto Maffei, come nasce e si sviluppa Icom Italia?
Nasce sotto legida del nostro Ministero della Pubblica Istruzione, che allora svolgeva le funzioni dellattuale Mibact; i suoi primi presidenti furono Ranuccio Bianchi Bandinelli, Guglielmo De Angelis dOssat e Bruno Molajoli. Fino agli anni Settanta in Italia e a livello internazionale c stata una sostanziale coincidenza tra gli organi istituzionali che si occupavano dei musei, i comitati nazionali e la stessa Icom internazionale, tanto che il cofondatore e secondo presidente, Georges Salles, era anche il direttore dei musei francesi. Solo in seguito cambia, si d una nuova organizzazione e si apre a professionalit diverse e a istituti non solo statali. Con Franco Russoli e lo spostamento a Milano c una forte apertura del museo alla comunit, sul filo di una museografia davanguardia: basti pensare a Franco Albini e a Carlo Scarpa. Cambia la stessa definizione di museo, non pi semplice raccolta ed esposizione di beni, fino ad arrivare allattuale, molto pi dinamica, di istituto permanente al servizio dello sviluppo della societ, con funzioni che vanno dalla ricerca alla comunicazione alla mediazione, anche con scopi di studio e di diletto.
Come festeggiate i 70 anni?
Con una rilettura del ruolo dei musei nella nostra societ. Icom Italia nel 2016 con il tema dei musei e paesaggi culturali, del rapporto tra collezioni e contesti territoriali, riuscito a ottenere una riconoscibilit internazionale della nostra museologia come non accadeva da oltre trentanni. Cio da quando la cultura diventata una riserva indiana, per addetti ai lavori, mentre il territorio veniva distrutto dalla speculazione. La riforma Franceschini ha acquisito in toto la definizione Icom di museo, anche se a livello di legge vale il Codice Urbani del 2004, che ancora non cita la funzione di ricerca e la finalit di diletto. I nostri prossimi appuntamenti vanno in questa direzione: vogliamo rileggere le tappe migliori del nostro passato, per esempio la III Conferenza generale del 1953 dedicata alla museografia. Prenderemo spunto dai temi trattati per rileggere la contemporaneit, a Milano in ottobre, a Genova a inizio 2018 e a Napoli sulla museografia archeologica.
Il Premio Icom, triennale, anche questanno premier il museo pi attrattivo e aperto al pubblico.
Come valuta la riforma Franceschini?
Quella che chiamiamo col nome dellattuale ministro un tentativo di riforma che ha almeno ventanni: pensiamo agli atti di indirizzo nel 2000, alle commissioni Montella e Bray, al lavoro fatto nella logica di sussidiariet e sui requisiti minimi dei musei. Con Franceschini c stata unaccelerazione rispetto a quel Codice etico internazionale Icom, la cui ultima versione risale al 2004, riconosciuto da 177 Paesi. Mi dispiace molto che si ragioni della riforma nei soli termini dei 20 pi 11 musei, mentre ha introdotto un aspetto davvero importantissimo, il Sistema Museale Nazionale, che garantisce requisiti uniformi in tutto il Paese, anche nelle Regioni a statuto speciale, con unadesione volontaria di ogni museo al di l del fatto di essere statale, comunale o privato. Finora non stato cos. Abbiamo regioni virtuose come Piemonte, Lombardia ed Emilia-Romagna, regioni che non hanno mai sentito parlare di requisiti minimi come Molise, Basilicata e Calabria, la Sicilia che se ne fatti di propri, il Friuli che in ritardo spaventoso. Finalmente, con il Sistema Museale Nazionale, la riforma crea uninfrastruttura culturale basata sugli istituti, che nel 1947, quando Icom nasce, erano 489, oggi sono circa 5mila. Abbiamo investito tanto, spesso con denaro pubblico, per lIstat rivela che il 68% non visitato, ed gravissimo. un peccato se salta il Sistema Museale Nazionale, concepito in adesione ai principi internazionali sui beni culturali e i musei.
Ma delle fragilit ci sono...
Qui in Italia siamo ancora legati a una visione di museo che raccoglie oggetti e li espone pi o meno ben illuminati e comunicati, invece molto di pi, ricerca, attivit, studio. Almeno ci auguriamo che il museo diventi cos anche in Italia, dove siamo rimasti molto indietro. La riforma Franceschini stabilisce gli stessi principi del nostro Codice etico. Quindi certo, ci riconosciamo in questa riforma, anche se ci sono elementi di fragilit, ma sono applicativi.
Cio?
Sono stati fatti errori tecnici, ma la visione giusta, positiva, e deve essere salvaguardata. Probabilmente non stata fatta unanalisi accurata delle risorse umane, della situazione di sedi, archivi, depositi, forse non stato verificato come la riforma poteva concretizzarsi.
E ora ci si mette anche il Tar.
Ribadisco, la questione dei venti musei e dei loro direttori relativa rispetto a tutto il Sistema Museale Nazionale che si sta creando. Se ci sono degli errori tecnici, sanzionabili dai giudici, bisogna eliminarli. Dispiace pensare che non siano state fatte valutazione accurate sulle modalit con cui si dovevano selezionare i direttori, per quanto sembra un po assurdo distinguere direttori stranieri e non. Sar il Consiglio di Stato a dirci che cosa giusto.
Liter del Sistema Museale Nazionale a che punto a livello legislativo?
Ancora non legge, anche perch molto complesso, ma speriamo che si proceda. Il 29 maggio c stata unaudizione con Regioni e musei dove si condiviso lintero approccio. Mi sembra che tutti, anche i rappresentanti delle Regioni a statuto speciale, condividano il sistema, i requisiti minimi, laccredito uguale per tutti. Se ci si ferma anche questa volta, se non si mette una buona volta da parte la politica, non abbiamo pi speranza. Si arresterebbe anche il messaggio, fondamentale, che non si pu investire sulle strutture senza fare altrettanto su risorse e personale. Si fatta polemica sui direttori dei grandi musei, ma il vero nodo il reclutamento nellorganizzazione dei musei, che falsato, che volontario ma senza pensare alle competenze.
Ma se non si parte dalla mobilit volontaria esplode tutto.
S, ma bisogna avere il coraggio di fare, e in modo rapido, laggiornamento professionale. Non pensabile che ancora, a distanza di due anni, gli istituti debbano approvare il loro statuto, la loro identit di missione, e su quella costruire lorganigramma e capire che cosa possono fare. Molti musei autonomi ne sono ancora privi, mentre uno dei principi base del Codice etico che il museo individui la propria missione, cio i servizi che vuole svolgere, la propria attivit e pianificazione strategica.
Per il terremoto che cosa ha fatto Icom? Lei anche responsabile del settore Sicurezza e prevenzione.
Non pi, diventando presidente c stato un passaggio di consegne, ma seguo il tema da vicino. Adotta un museo un progetto internazionale che, al di l della contingenza dellultimo terremoto, si vuol attivare ogni volta che un museo in difficolt, facendo in modo che la comunit museale possa essere un elemento di sostegno agli istituti in crisi. Il terremoto in Centro Italia ha chiuso 33 piccoli musei, ne ha danneggiati altri e devastato i territori sotto il profilo del turismo. Adesso la situazione migliore, molte strutture stanno riaprendo. Ci sono stati danni non enormi alle collezioni, molto gravi al patrimonio diffuso, ma i danni maggiori li hanno subiti gli operatori culturali, societ di servizi, cooperative, persone che svolgono attivit collaterali alle finalit culturali degli enti pubblici. Abbiamo quindi pensato di strutturare quattro linee di azione: due di tipo fisico (con musei di tutta Italia che aiutano i musei in difficolt nel recupero sia degli edifici che delle collezioni) e altre due dedicate a sostenere le comunit museali (ad esempio il Museo delle Scienze di Camerino, che ha chiesto un mezzo per fare attivit sul territorio, aiutato dallOrto botanico di Padova), compresa la valorizzazione dei territori affinch i turisti non abbandonino le aree colpite, dove opera una rete di microimprese incardinate al turismo culturale.
C anche un grave problema di demotivazione delle comunit, molto depresse. Il museo pu essere lo strumento per superare tutto questo, per rilanciare con attivit culturali che rendano consapevoli le comunit che vivere in luoghi sismici non significa doverli abbandonare. il museo come presidio di tutela attiva, come elemento di costruzione del pensiero critico delle persone che vivono l.



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