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Il piano per Bagnoli da solo non pu bastare. Siamo nella metropoli delle diseguaglianze
Walter Schiavella, Gianpiero Tipaldi, Giovnni Sgambati
Corriere del Mezzogiorno 17/8/2017

Segretari generalidi Cgil, Cisl e Uil di Napoli

Caro direttore, in questi giorni, a proposito di Bagnoli, abbiamo assistito sul Corriere del Mezzogiorno a varie sollecitazioni a focalizzare lattenzione sulle ricadute occupazionali che lintesa potr avere.

Gi nel recente passato abbiamo pi volte sottolineato che, nella realizzazione dellintesa, occorrer evidenziare la valutazione degli impatti occupazionali fra le variabili prioritarie da considerare nella scelta; in primo luogo, fra le diverse opzioni che lintesa lascia ancora aperte, sar necessario non considerare terziario e turismo come uniche attivit scollegate dalle attivit di ricerca, sviluppo, innovazione (a partire dalla Citt della Scienza) e da quelle attivit produttive ambientalmente compatibili. Detto ci, vorremmo per approfittare di questa rinnovata attenzione al tema delloccupazione per alcune considerazioni di carattere pi ampio.

Per noi sarebbe facile evidenziare come troppo spesso non ci sia stata analoga attenzione nellaffrontare i tanti drammi che in questi anni di crisi hanno eroso oltre un terzo delle nostra base produttiva o nel denunciare i limiti dellattuale sistema di protezioni sociali. Il punto che, di fronte ai danni prodotti in questi anni, le risposte che potranno venire dalla realizzazione del piano di Bagnoli da sole non bastano e obbligano tutti noi a considerare necessariamente quelle soluzioni come parte di un progetto complessivo di sviluppo della citt metropolitana, essenziale per tutto il Mezzogiorno, un progetto di cui si possono intravvedere i singoli elementi, ma di cui ancora manca il disegno. Da qualche tempo assistiamo ad un certo ottimismo sul futuro dellarea Metropolitana e, pi in generale, del Mezzogiorno .

Se vero che il Pil cresce pi che quello di altre aree territoriali, altrettanto vero che le distanze in termini relativi fra Mezzogiorno e resto del Paese dal 2007 ad oggi sono aumentate. Ma, oltre ad un problema di velocit relativa della crescita del Pil, quello che appare evidente la crescita delle diseguaglianze come conseguenza dellaumento in termini assoluti e relativi della esclusione sociale, della povert, della disoccupazione giovanile. Non sono discorsi teorici, ma, su scala nazionale, chiamano in causa scelte precise in termini di misure che ne conseguono. In primo luogo la necessit di ricondurre i trasferimenti correnti per la spesa sociale e sanitaria, per listruzione e i trasporti ad un corretto rapporto con la popolazione e con i suoi bisogni reali, di concorrere a liberare la sanit dalla cappa della corruzione che si annida nel sistema degli appalti nati da politiche insensate di blocchi di assunzioni e conseguenti esternalizzazioni, di garantire al lavoro tutele e diritti contrastando la precariet.

Ma anche sul piano degli interventi straordinari occorre prendere atto che le politiche di solo trasferimento di risorse alle imprese, sotto forma di incentivi diretti e di decontribuzione sui nuovi assunti, sono utili ma di per s insufficienti a dare strutturalit allo sviluppo. A Napoli questo ancor pi vero perch oggi questa citt e la sua area metropolitana sono di fronte ad un bivio e non possono permettersi di prendere le strade sbagliate.

La strada delle opportunit va colta, quella dei rischi evitata. Fra i molti rischi da evitare vogliamo evidenziarne due: la mancata collaborazione istituzionale e lidea di una autosufficienza delle istituzioni stesse che esclude la partecipazione della societ civile e di tutti i soggetti che la rappresentano. Le opportunit da cogliere sono invece diverse. La prima riguarda la necessit di definire un progetto organico di sviluppo dellarea Metropolitana. Il ritardo nella definizione di un Piano di sviluppo territoriale e lassenza di ogni confronto e discussione in merito non pi accettabile. Tale discussione va avviata ma va accompagnata dallapertura di un confronto istituzionale serio con la Regione teso a definire un chiaro progetto di devoluzione di poteri nel quadro degli indirizzi di programmazione che restano in capo alla Regione, soprattutto in materia urbanistica, di Tpl, di servizi sociali, di gestione del ciclo delle acque e dei rifiuti. La dimensione metropolitana infatti la dimensione di scala ottimale non solo per definire servizi efficaci ai cittadini, ma anche per restituire efficienza ed economicit di gestione ad aziende pubbliche altrimenti destinate ad un incerto futuro.

La stessa soluzione delle emergenze, se bene affrontata, deve essere una opportunit da cogliere: a) la grave crisi dei servizi sociali determinata non solo da un problema di risorse, ma anche da modelli gestionali sbagliati. Occorre subito ridiscutere le regole degli affidamenti e accreditamenti e superare il sistema della compartecipazione che iniquo e da certezze e vantaggi solo alle imprese. b) La crisi, finanziaria e gestionale dei servizi diretti dellAmministrazione comunale palese. Occorre un piano di profonda riorganizzazione dei servizi centrali e delle municipalit che sia incardinato su decentramento e servizi di prossimit. Su questo vogliamo misurarci in un confronto formale e trasparente, sottratto alle logiche asimmetriche con le quali si sono spesso gestite confronti e relazioni sindacali. Dopo il giro di nomine ai vertici delle aziende, non ancora chiaro il progetto di riorganizzazione complessivo della holding e la sua funzione nella creazione della necessaria economia di scala. c) Non chiaro come il Comune intenda affrontare il tema della riscossione che resta il vero punto critico del piano di risanamento di bilancio. d) Per la crisi di Anm non discutiamo la necessit di un intervento deciso n la sua entit economica complessiva, non discutiamo la assoluta necessit di garantire la propriet dellazienda al 100% in mano pubblica. Discutiamo invece lassenza di chiare prospettive strategiche per il futuro del trasporto pubblico a Napoli che quel piano evidenzia; un piano che, in sintesi, pi un piano finanziario che un piano industriale.

Il conflitto istituzionale non porta a nulla. Non pensabile che la Regione non assuma la centralit strategica di Napoli in tutte le sue scelte, a partire da quella che riguarda il futuro di un azienda come Anm. Cos come non sono accettabili i ritardi nella definizione di un ruolo e di una azione pi incisiva della Citt Metropolitana su tematiche decisive per i cittadini a partire dai trasporti. Piuttosto che rivendicare interventi ulteriori da una parte o sbandierare finanziamenti gi erogati dallaltra, si definisca un diverso un vero e reale progetto di trasporto pubblico locale su scala metropolitana, integrato con il sistema regionale.

Sul piano degli investimenti le opportunit sono evidenti ma occorre mettere a sistema il complesso degli interventi che oggi sono attivabili: Bagnoli, Napoli Est, Piano Periferie, valorizzazione del Centro Storico, Patto per Napoli e la Campania, Piano portuale, Zes, sono i punti di un disegno che per essere leggibile va collegato e, ancor prima, pensato.

in ragione di quel disegno che dovranno essere orientate le conseguenti scelte di merito su ciascun punto. E qui si pone la madre di tutte le questioni. Chi dovrebbe assumere tale ruolo di raccordo e di coordinamento se non la Citt Metropolitana? Ma purtroppo ad oggi, anche per limiti oggettivi della riforma che la ha istituita, essa la vera grande assente di questa partita. ora invece che scenda in campo per definire formalmente un organico e coordinato progetto di crescita dellintera area Metropolitana.



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