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VISSO- Terremoto e beni culturali, mancano i Vigili del Fuoco: sotto la lente le Unit di crisi del Mibact
https://agcult.it/2017/09/01/terremoto-beni-culturali-mancano-vigili-del-fuoco-la-lente-le-unita-cri

Lemergenza nelle zone del terremoto nel centro Italia tuttaltro che finita. Nonostante sia passato un anno, di ricostruzione ancora non si parla. A dire il vero, ancora neanche ci si pensa. I sindaci sono alle prese con la consegna delle casette e gli sforzi per far rimanere (o tornare) gli abitanti in vista del dopo estate. In alcuni paesi neanche si pu entrare. In altri, la situazione pur migliore tuttaltro che risolta. Ma c unemergenza nellemergenza che forse meno nota, ma non per questo secondaria. Ed quella che interessa il patrimonio culturale della regione: la storia, le tradizioni e leredit di questi territori. Aspetto ovviamente di primaria importanza in un paese come il nostro ricchissimo di tesori e al tempo stesso, purtroppo, esposto ai rischi naturali. Ad Amatrice, ad esempio, su 97 chiese (113 se si considera lintera Conca amatriciana) ne sono state messe in sicurezza 19 e i recuperi dei beni mobili sono ancora in fase di completamento. Ma Amatrice, che con i suoi 239 morti ha pagato il tributo pi alto in termini di vittime, forse il comune che sta meglio dal punto di vista degli interventi sul patrimonio artistico. Ad Accumuli stata messa in sicurezza solo la torre civica e ad Arquata neanche si pu accedere al centro storico. Ma c qualcosa che oggi non funziona. La conclusione delle operazioni di recupero e messa in sicurezza appare ancora pi incerta e rischia di slittare ulteriormente per lassenza di Vigili del fuoco. Senza vigili certi interventi, pericolosi per le strutture e gli operatori, sono impossibili. A rischio la stessa sicurezza delle persone che intervengono. Ma nei comuni del cratere, complice londata di incendi che sta devastando le montagne del Centro Italia, di vigili se ne vedono assai pochi.

I volontari di Legambiente, che nelle Marche sono architetti, restauratori, storici dellarte, sono anche lossatura della protezione civile locale e da quasi un anno partecipano ai sopralluoghi e ai recuperi dei beni culturali nella loro regione. Senza i vigili del fuoco procedere a certi recuperi troppo pericoloso spiegano ad AgCult da Legambiente Marche -. In questo anno di interventi non ci siamo risparmiati, come non si risparmiato il personale locale del ministero. Abbiamo utilizzato le nostre ferie, le nostre macchine, abbiamo superato ogni ostacolo che si presentava. Ma non si pu mettere a rischio lincolumit delle persone: servono i vigili del fuoco.

Lappello dei sindaci e il ruolo del Mibact

Ad Amatrice si aspetta il ritorno dei pompieri a braccia aperte: Io ho richiesto linvio di nuove squadre anche in virt dellallungamento a febbraio dellemergenza ha dichiarato ad AgCult Sergio Pirozzi, primo cittadino della capitale degli Spaghetti allamatriciana -. I tanti incendi hanno dirottato gli agenti sui boschi in fiamme. Prima di questi eventi mi avevano assicurato linvio di due nuovi contingenti. Ad Arquata (dove fino a pochi giorni fa ancora non cera nessun abitante) lesercito che sta approntando una rampa per consentire laccesso alla rocca per effettuare le ricognizioni. Il sindaco, Leandro Petrucci, pur restando ottimista per la risoluzione dellemergenza, parlando con AgCult si accoda a Pirozzi nella richiesta di nuove squadre di Vigili del Fuoco. Il suo collega e omonimo Stefano Petrucci, primo cittadino di Accumuli, dice ad AgCult che di Vigili del fuoco lui non ne ha neanche uno e che, nonostante tante promesse, nel suo comune solo la Torre civica stata messa in sicurezza. Ma chi avrebbe dovuto trattenere i pompieri nelle zone terremotate per concludere i recuperi e le messe in sicurezza? In base alla normativa vigente, il coordinamento delle operazioni relative al patrimonio culturale in periodo di emergenza spetta al Mibact con le sue declinazioni locali. A LAquila, dove il coordinamento era nella mani della Protezione civile, dopo quattro mesi dalle scosse del 6 aprile del 2009 tutto il patrimonio culturale era stato messo in sicurezza o portato nei depositi. In questo caso, a un anno di distanza, le operazioni di emergenza sui beni culturali sono ancora lontane da essere concluse. Hanno cercato di svuotare il sistema della protezione civile. Hanno stravolto tutto il sistema dando le competenze alle Regioni e al Ministero, ma queste strutture non hanno il passo spiega Pirozzi -. Gi in tempo di pace arrancano, figurati in tempo di guerra.

La Protezione civile e il metodo Augustus

S perch in molti considerano questo terremoto molto simile a una guerra. E in tempo di guerra e di emergenza non si possono usare norme, criteri e procedure del tempo di pace, rimanendo nel rispetto evidente dei principi fondamentali dellordinamento giuridico. Quello dellAquila stato lultimo terremoto gestito dal Dipartimento della Presidenza del Consiglio dei ministri della Protezione civile per quanto riguarda i beni culturali. In quelloccasione Guido Bertolaso port allestremo il concetto di emergenza. A farne le spese negli anni successivi fu il dipartimento della Protezione civile, ripensato (secondo alcuni) o svuotato di competenze (secondo molti altri) proprio per ridurre gli eccessi autoritari prodotti nel 2009. Nel terremoto dellAquila per la prima volta venne per posto in maniera esplicita il problema del patrimonio culturale danneggiato, del suo recupero (nel caso di beni mobili) e della messa in sicurezza. La Protezione civile, fino al sisma del capoluogo abruzzese, esercitava il coordinamento sugli altri soggetti (vigili del fuoco, forze armate e di polizia, volontari, servizio sanitario, etc) attraverso il cosiddetto Metodo Augustus, documento che delinea con chiarezza un metodo di lavoro semplificato nellindividuazione e nellattivazione delle procedure per coordinare con efficacia la risposta di protezione civile. Per realizzare tale obiettivo sono istituite apposite funzioni di supporto a capo delle quali sono posti dei responsabili, che hanno il dovere di interagire direttamente tra loro ai diversi tavoli e nelle sale operative dei vari livelli, e cio con il COC (Centro Operativo Comunale, responsabile delle attivit a livello comunale), con il COM (Centro Operativo Misto), con il CCS (Centro Coordinamento Soccorsi a livello provinciale) e con la DI.COMA.C (Direzione Comando e Controllo, organo decisionale di livello nazionale attivato nelle grandi calamit come nel caso dellAquila o dellultimo terremoto del Centro Italia). AllAquila, per la prima volta, venne attivata allinterno del Metodo Augustus una Funzione specifica di salvaguardia beni culturali.

La Direttiva 23 aprile 2015

Tuttavia oggi, per quanto riguarda i beni culturali, le norme con le indicazioni per operare in situazione di emergenza fanno riferimento alla Direttiva del Mibact del 23 aprile 2015 Procedure per la gestione delle attivit di messa in sicurezza e salvaguardia del patrimonio culturale in caso di emergenze derivanti da calamit naturali. La nuova Direttiva, sinserisce allinterno del processo di profonda trasformazione del sistema di protezione civile, rafforzando il ruolo del Mibact, rispetto allapparato emergenziale precedente, dove la Protezione Civile aveva competenza, come visto, anche sul settore dei beni culturali. Questo documento prevede procedure specifiche che regolano sia le relazioni fra le articolazioni del Ministero, sia quelle con il servizio nazionale della protezione civile. Lattuale normativa delinea un nuovo modello gestionale che individua nellUccr-Mibact (unit di crisi regionale che ricalca il modello delle unit di crisi della Farnesina senza averne per lesperienza e le professionalit in ambito emergenziale) il soggetto coordinatore ed attuatore delle attivit di recupero e messa in sicurezza delle opere. Entrando nel dettaglio delle attivit, lUccr-Mibact su disposizione del segretario regionale, nella sua funzione di coordinatore dellunit stessa, pianifica ed organizza lattivit di rilievo dei danni e di interventi di messa in sicurezza dei beni immobili e mobili, compresi, per questi ultimi, gli eventuali interventi di recupero, allontanamento, trasferimento in depositi temporanei.

Sempre allinterno della Direttiva sono descritte le modalit e le professionalit necessarie per le attivit di recupero e messa in sicurezza dei beni. La messa in atto degli interventi sar effettuata da squadre composte da: un tecnico del Ministero; un funzionario del nucleo NCP dei Vigili del Fuoco (proprio quella figura che scomparsa dalle zone del terremoto, ndr); personale del Comando Carabinieri del nucleo tutela del patrimonio culturale qualora siano da effettuare spostamenti di beni mobili; eventuale personale esterno adeguatamente formato di supporto alle operazioni, anche appartenente ad organizzazioni di volontariato di protezione civile. Il personale volontario della Protezione civile che fino a poco tempo fa svolgeva la funzione di coordinamento delle operazioni, adesso viene menzionato nei gruppi di recupero come ultimo soggetto e addirittura eventuale.

Un paradosso, questo, ancora pi evidente nelle Marche, dove dal 1997 attivo il primo gruppo di Protezione Civile Beni Culturali, nato da Legambiente, e maturato in questi venti anni grazie a migliaia di ore di formazione e di esercitazioni sul campo (lultima proprio il 31 luglio 2016, tre settimane prima del terremoto). Questa comunit operosa nata proprio in risposta al terremoto Marche e Umbria, e oggi ha permesso di avere centinaia di volontari a disposizione per sostenere le operazioni di recupero dei beni colpiti dal sisma. Un aiuto che in occasione del terremoto del Centro Italia sarebbe potuto arrivare prima: i volontari hanno iniziato ad operare il 7 novembre solo dopo lultima grande scossa. Il loro impiego avrebbe permesse di accelerare moltissimo i tempi delle operazioni di recupero, oltre che coinvolgere la comunit marchigiana come parte attiva nella rinascita della propria terra.
Che cosa non ha funzionato in questo terremoto per i Beni culturali

Se vero che sullesperienza del passato si costruisce per il futuro, viene da chiedersi perch in Italia ogni volta si debba ricominciare da capo. In occasione del sisma del Centro Italia si avuta la sensazione che alcune scelte compiute (in questo anno e negli anni che lo hanno preceduto) siano state dettate pi dalla voglia di cambiare che dalla ricerca dellefficienza. La Direttiva del 23 aprile 2015 sembra essere una di queste. E con essa molte delle scelte che ne sono derivate. A monte c la decisione di fondo di aver tolto a chi lo ha fatto per decenni la gestione dellemergenza, affidando le competenze a una struttura (il Ministero dei Beni culturali) che non aveva al suo interno lesperienza, il personale formato e la capacit dirigenziale per affrontare una catastrofe di questo tipo. A questa va poi aggiunta la scelta politica di aver militarizzato, attraverso un uso massiccio di esercito e carabinieri, le fasi di recupero e di messa in sicurezza del patrimonio. Senza, purtroppo, che questi avessero la specifica formazione per tale ruolo.
La formazione dei Carabinieri

I Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, ad esempio, hanno visto cambiare in modo sostanziale il loro ruolo in fase demergenza. Infatti, se nelle precedenti emergenze il Comando TPC si limitava a garantire il presidio e la sicurezza delle opere nella fase della movimentazione e nel periodo di giacenza nei depositi temporanei, in questultimo terremoto hanno svolto funzioni di assistenza ai funzionari del Mibact nelle attivit di sopralluogo, censimento e movimentazione delle opere. Ruolo e funzioni previste dalla normativa, ma che richiedono un numero cospicuo di personale formato, oggi ancora non presente nellorganico del reparto operativo dei Carabinieri a livello locale.
Le unit di crisi

Sono tante le decisioni che hanno generato lentezze, problemi e inefficienze. A cominciare, nel caso delle Marche, dallaver previsto la sede dellUnit di crisi regionale (Uccr) ad Ancona, mentre il terremoto era sui Monti Sibillini a quasi due ore di distanza di macchina. Come del resto non chiaro perch, sempre nelle Marche, dopo una prima fase di avvio dellUccr positiva e veloce, ci sia stata una seconda fase di stallo, perdurata fino al 7 novembre, data dinizio della reale attivazione della rete dei volontari della protezione civile. Una rete con personale qualificato e dotato di esperienza tenuto fermo per mesi. Non ha funzionato anche leccessiva centralizzazione delle decisioni, resa pi pesante da una serie infinita di decreti, ordinanze, adempimenti, in una parola da un eccesso di burocrazia. Non ha certo poi contribuito a velocizzare le operazioni laver cambiato, in piena emergenza, responsabili e dirigenti, sia del Mibact che della Protezione Civile.
La logistica

Anche dal punto di vista della logistica i problemi sono stati enormi (gi aver approntato la Dicomac a Rieti ha comportato enormi disagi visto lampliarsi del cratere del sisma). Per non parlare del tema dei depositi che, in molti casi, non sono stati individuati in tempo di pace come prescriverebbe la Direttiva del 2015; lasciando che ogni parrocchia, diocesi, comune agisse in modo autonomo, ma senza una reale progettazione ed un controllo della sicurezza delle opere. Per arrivare a un altro problema enorme, quello della formazione del personale che ha operato nel recupero dei beni mobili. A quanto apprende AgCult, per alcuni reperti sar pressoch impossibile ricostruire lorigine e la collocazione delle opere rimosse senza una catalogazione corretta.
Volontari sentinelle di democrazia

Infine, ed forse uno degli aspetti pi importanti, non si comprende la ragione per cui sia stato relegato a comparsa eventuale (come recita la Direttiva del Mibact) il personale volontario della Protezione civile dotato di professionalit specifiche (architetti, restauratori, storici dellarte, etc.) e che aveva sviluppato negli anni competenze ed esperienze nella gestione delle emergenze. Volontari portatori tra laltro di uno spiccato senso e interesse civico, caratteristiche alla base dellazione di controllo da parte della societ civile. E il controllo, lo sappiamo, fondamentale per la democrazia di questo Paese.



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