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ROMA-Realizzeremo il sistema nazionale dei musei: parla Antonio Lampis, nuovo direttore generale dei musei italiani
Federico Giannini e Ilaria Baratta
www.finestresullarte.info, 07/09/2017

Nelle scorse settimane, Antonio Lampis stato nominato nuovo direttore generale dei musei italiani. Lo abbiamo raggiunto per unintervista in cui gli abbiamo chiesto di illustrarci in breve il suo programma, e quali sono le idee che lo ispirano. Intervista a cura di Federico D. Giannini, direttore responsabile di Finestre sullArte, e di Ilaria Baratta, caporedattrice.


Dottor Lampis, la prima domanda non pu che riguardare le Sue idee per i musei italiani. Ha gi in mente qualche misura, sia per i musei grandi, sia per i musei piccoli?
Uno degli impegni pi importanti della direzione generale musei sar la realizzazione del sistema nazionale dei musei. La riforma del ministro Franceschini ha reso il concetto del museo e del direttore di museo presente nel percorso mentale di moltissime persone, colmando una nebulosit del passato che impediva ai musei di sviluppare tutto il loro potenziale necessario a divenire punto di riferimento per lo sviluppo spirituale e culturale di chi vive intorno al museo e dei visitatori di pi lontana provenienza. Ora il concetto di rete museale, appunto il sistema, previsto dalla riforma il passo coerente verso un percorso di sviluppo che ormai sembra, per usare le recenti parole del professor Baia Curioni, inarrestabile.

Lapprovazione per il Suo lavoro alla Provincia di Bolzano pressoch unanime, e il modello applicato in Alto Adige per far crescere linteresse nei confronti della cultura ha suscitato notevole attenzione. In una pubblicazione del 2005 (Un marketing per la cultura), Lei ha individuato tre fattori chiave alla base di questo modello: quantit della comunicazione, scomposizione delle tradizionali modalit di presentazione e interconnessione di interessi appartenenti a pubblici diversi tra loro. Secondo Lei, questo modello replicabile su scala nazionale, e nel settore dei musei?
Sono da sempre convinto che la comunicazione sociale verso i visitatori soprattutto quelli potenziali sia fondamentale e che verso le nuove generazioni occorra rimodulare alcuni linguaggi,sia negli allestimenti,che negli apparati che portano le persone a provare emozioni di fronte allopera degli artisti e a imparare qualcosa, quelli necessari per uscire dal museo con un riconosciuto arricchimento interiore.

Una delle prime grane che dovr affrontare sar la decisione del Consiglio di Stato sui direttori dei musei. Quali scenari potrebbero aprirsi a ottobre?
Per fortuna la questione stata gi brillantemente risolta nelle scorse settimane. Il Consiglio di Stato si pronunciato a favore della ammissibilit dei direttori stranieri e della loro permanenza [ndr: ha sospeso la sentenza].

Parliamo delle domeniche gratuite: iniziativa che ormai diventata un appuntamento fisso per molti visitatori dei musei, ma che ha anche suscitato moltissime critiche. Si tratta di un modello da rivedere? Oppure una strada da seguire?
Ogni percorso nuovo va monitorato e costantemente fatto oggetto di riflessione. presto ora per rispondere a queste domande e credo che sia ovvio un dialogo permanente su questa e su altre simili tematiche.

Tra i compiti del direttore generale individuati dal decreto ministeriale figura quello di elaborare le linee guida per la comunicazione e per linnovazione didattica e tecnologica. Quello dellinnovazione spesso un tasto dolente dei nostri musei: quali novit dovremo attenderci in questo ambito?
Pier Luigi Sacco ha scritto allacciatevi le cinture e io sono pronto a partire con instancabile impegno ed entusiasmo. Sullinnovazione museale esistono comunque gi approfondimenti significativi del Ministero e di diversi nuovi direttori, il mio primo dovere ascoltare in questa prima fase. Va certamente perfezionato il racconto museale, la contestualizzazione delle opere esposte con gli ambienti della loro provenienze e con il tessuto sociale e produttivo in cui furono concepite. Se si mira ad unidea di museo che sia realmente polisemico, determinante reinserire spesso le opere nel contesto sociale e economico da cui sono state tratte. Quelle opere che erano nelle camere da letto, nelle chiese, quelle opere che rappresentano del cibo che magari si produce ancora, quelle opere che rappresentano arredi che magari un artigiano non tanto distante dal museo ancora capace di fare. Il grande patrimonio artigianale italiano dentro molte delle opere che noi esponiamo nei musei. Ancora oggi c qualcuno che fa quelle stoffe, ancora oggi c qualcuno che dispone la frutta nello stesso modo, un collegamento col sistema produttivo secondo me molto importante per parlare al visitatore con maggiore efficacia. Le possibilit di avere racconti sui musei relazionati con il grande patrimonio produttivo, la grande eredit del passato che ancora sopravvive soprattutto nellartigianato quindi un altro dei canali per fare uscire molta storia dai musei e riconnetterla con la societ di oggi.

La direzione musei si occupa anche dei rapporti internazionali: in passato sono state molte le critiche per scambi che hanno portato allestero molte opere darte di musei italiani, spesso per mostre dettate pi da ragioni di prestigio che da ragioni scientifiche. Si continuer su questa linea o possibile un modello di cooperazione internazionale che prescinda da viaggi di opere darte spesso soggetti a contestazioni?
Ormai nulla esente da contestazione, accanto a quelle pi sterili c ne sono alcune che aiutano a crescere. La dirigenza pubblica e la politica sanno d doversi impegnare proprio su questa distinzione.

Per quanto riguarda la cooperazione interna, la Direzione musei ha firmato, pochi giorni fa, un protocollo con Federculture per la valorizzazione del territorio e per la creazione di sistemi integrati per la gestione della cultura e del turismo. Possiamo fare di pi per rendere pi saldo il legame tra musei e territorio?
Certamente, dico sempre che bisogna cominciare dalle persone che abitano nei palazzi che stanno intorno al museo. la comunicazione con il territorio non pu essere solo dentro ma deve soprattutto uscire dai musei utilizzando documentari, radio, televisione, marketing non convenzionale, social medi e finanche il gaming, consapevole che lorganizzazione del sapere e le nuove generazioni ha una catalogazione completamente differente da quella del passato millennio.

Unultima domanda: Lei ha dimostrato una particolare sensibilit per larte contemporanea. Come vede il rapporto tra italiani e arte contemporanea? E cosa far la Sua direzione per i musei darte contemporanea?
Cosa far la direzione cosa da discutere innanzitutto con il Ministro e poi con i collaboratori e i colleghi. Larte contemporanea spesso come luniversit, per comprenderla bisogna aver fatto le scuole elementari, le scuole medie e le scuole superiori. Esistono tuttavia linguaggi che convincono il nostro cervello ad andare contro la sua natura, quella di cercare ostinatamente quello che gi conosce. Quei linguaggi, che approfittano anche delle emozioni, sono alla portata di tutti ed importante saperli utilizzare. Gli italiani hanno rapporto con larte contemporanea del tutto simile a quello dei cittadini del centro Europa, tanta eredit del passato distrae spesso lattenzione dal lavoro degli artisti di oggi. Resta un compito pubblico ineludibile continuare a richiamare lattenzione sullimportanza della figura sociale dellartista, perch ieri e oggi, senza il continuo lavoro degli artisti non ci sarebbe il patrimonio culturale. Diceva un mio grande maestro ai bambini che visitavano un museo darte contemporanea: questa roba potr pure non piacervi, ma non sarete protagonisti del vostro tempo se non la conoscerete.



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