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Vita da consigliere del Louvre
di Salvatore Settis
IL SOLE 24ORE 3 settembre 2017

Il mio lavoro si sempre svolto nelle universit e in istituti di ricerca, ed caratterizzato da una formazione di filologia classica, storia antica e archeologia greca e romana, alla quale si sono in seguito aggiunti altri interessi di ricerca, per la storia delle tradizione classica, e poi, in misura crescente, per la storia dellarte.

Non ho mai avuto un lavoro stabile in un museo, ma ho sempre impiegato molto tempo nel visitarli, dialogare con chi ci lavora, cercare di intenderne le modalit operative. In alcuni periodi, sono stato pi vicino al lavoro quotidiano di alcuni musei importanti.
Dal 1994 al 1999 ho diretto a Los Angeles il Getty Research Institute, che entit diversa dal J. Paul Getty Museum, ma ad essa fisicamente e istituzionalmente vicina: quel contesto mi stato molto utile per riflettere su affinit e differenze fra la ricerca nei musei e la ricerca negli ambienti accademici o in un istituto dedicato alla ricerca come quello che allora dirigevo.

Pi brevi, ma egualmente istruttive, sono state le esperienze che ho fatto a Oxford, tenendo presso lAshmolean Museum le Isaiah Berlin Lectures (nel 2000), e poi a Washington, quando ho tenuto le Mellon Lectures presso la National Gallery of Art (2001). Per un decennio non ho potuto pi avere esperienze simili, perch assorbito dalla direzione della Scuola Normale Superiore di Pisa; dopo averla lasciata, nel 2010-11 ho tenuto per un anno la Ctedra del Museo del Prado, esperienza anche questa molto dentro la vita di un grande museo. Ma lavorando nel Consiglio Scientifico del Louvre, un grande privilegio, che ho potuto meglio riflettere su questi temi.

In quanto fedele e frequente visitatore del museo parigino, in particolare nellanno 1992-93 in cui insegnai alla IVme Section dellcole Pratique des Hautes tudes, ho sempre pensato che dietro lorganizzazione di un Museo di eccezionali dimensioni e ambizioni come il Louvre dovesse esservi molta ricerca, ma non mi ero mai posto la domanda cruciale che poi, dallinterno del Consiglio Scientifico, avrebbe innescato discussioni di estremo interesse: e cio come le diverse ricerche condotte da numerose persone, pur restando ciascuna in un certo senso (e necessariamente) indipendente e autonoma, potessero legarsi in un disegno coerente. Per dirlo con una metafora tratta dallopera seria, vedevo allora la ricerca compiuta dentro il Museo come una sequenza di arie e di recitativi, con qualche duetto e qualche quartetto, ma senza cori.

Per me stata una grande sorpresa e un grande onore quando Henri Loyrette mi ha proposto di presiedere il Consiglio Scientifico del Louvre; un onore che ho sperimentato di nuovo quando Jean-Luc Martinez mi ha voluto confermare in questo ruolo. Ho naturalmente discusso con entrambi le potenzialit e i limiti di un Consiglio come il nostro, e ho fatto del mio meglio perch esso possa essere utile alla vita del Museo. Naturalmente, un Consiglio Scientifico non pu mai sostituire, nemmeno in parte, la pulsante vita quotidiana di un organismo complesso come il Louvre; ed importante riconoscere questo limite, che nei fatti.

Ma, nei musei come negli istituti di ricerca, un Consiglio di membri esterni allistituzione pu offrire a chi vi lavora ogni giorno un ingrediente in pi per pensare il proprio lavoro, e cio uno sguardo da fuori, e come tale certamente pi ingenuo e meno informato nei dettagli, ma pi libero di porre domande che abitudini consolidatesi nel tempo potrebbero aver marginalizzato.

Nella mia vita professionale, sono stato membro di alcuni Consigli Scientifici, e in qualche caso (al Getty Research Institute e alla Scuola Normale Superiore di Pisa) ne ho osservato il lavoro come capo dellistituto. Perci direi che, perch un Consiglio scientifico possa risultare utile, occorre seguire cinque principi, apparentemente assai semplici ma in pratica difficili da osservare fino in fondo:

1. un calcolato equilibrio fra membri esterni allistituzione e membri interni, che consenta uno scambio di informazioni nella diversit dei ruoli;

2. la scelta dei membri esterni in base a criteri di competenza e vivacit culturale, ma anche di inclinazione alla discussione collegiale e di curiosit intellettuale;

3. ladozione di una modalit del discorso che non tema di porre sul tappeto, e di affrontare, anche le eventuali domande che possano parere ingenue (per un verso) o imbarazzanti (per altro verso);

4. la capacit dellistituzione di selezionare, per sottoporli a discussione, un numero limitato ma rappresentativo di temi;

5. la capacit di tenere un filo costante di continuit fra una riunione e laltra, dato che lintervallo ogni volta di vari mesi; e di mantenere tale continuit anche quando vi siano rotazioni fra i membri del Consiglio.

Il ruolo di presidente di un Consiglio Scientifico deve limitarsi a garantirne il funzionamento, stimolando la discussione e facendone via via risaltare i punti pi suscettibili di sviluppo. Nel caso del Louvre, a me pare che lintesa con il Presidente-Direttore su questi punti sia stata in questi anni ottima, e che si sia tenuto fede a questi principi di funzionalit (ma anche di buon senso).

Il Louvre, per la sua dimensione e variet, la qualit delle collezioni, il numero dei visitatori, e soprattutto per la sua storia impareggiabile, ha una responsabilit inconsueta, un Museo-mondo pi di qualsiasi altro. Tutto quel che vi accade ha un immediato impatto a livello planetario. bene esser consapevoli che il Louvre finisce con lavere sempre (anche senza necessariamente volerlo) un significato esemplare. Basti qui richiamare il film Francophonie di Aleksandr Sokurov (2015), che per riflettere sul significato della memoria culturale sceglie il Louvre come punto privilegiato di osservazione, mescolando le vicende storiche della Seconda guerra mondiale a un immaginario futuro distopico. Perci al Louvre tutto, anche loperativit del Consiglio Scientifico, devessere pensata con lambizione di servire alla sua missione storica di Museo-mondo (o di Museo-modello). E forse pi facile dirlo a chi, come me, non parte del personale del Museo.

Ci detto, vorrei aggiungere che in questi anni la costellazione di ricerche compiute nel Museo del Louvre non solo ha continuato e si accresciuta, ma ha intrapreso quella strada verso unespressione corale che sempre auspicabile, ma che in un Museo di queste dimensioni (dove ogni Dipartimento pi grande di molti musei importanti) difficile. E vorrei precisare che per coralit in questo senso non intendo solo, come spesso si fa, il versante delle tecnologie dellinformazione (che offre di per s traguardi necessari ma non sufficienti), ma piuttosto lo spirito di una inter-comunicazione dei vari dipartimenti e delle ricerche che vi si conducono.

Senza poter entrare nel merito di ogni singolo progetto, vorrei rilevare come essi abbiano in comune alcune caratteristiche: che siano innescati da una mostra (come il caso di Edme Bouchardon) o da ricerche sul territorio (come quelle sulle Colonie greche sul Mar Nero), questi studi si propongono lambizioso traguardo di dialogare con la migliore ricerca esterna al Museo, offrendo agli studiosi dei vari campi nuovi materiali di riflessione attraverso la forma del corpus o del catalogo (cos le Antichit meroitiche, gli Alabastri francesi, i Vetri veneziani, le Pitture italiane del XVIII secolo, i Manoscritti di Delacroix) e insieme insistendo su problemi di contesto e di provenienza (Ceramica di Susa, Kashi nel Medio Evo). La natura al tempo stesso esplorativa e sistematica di questo approccio una caratteristica che accomuna queste ricerche, e che anzi si estende anche a quella in certo senso pi direttamente di attualit, e cio lo studio sul Valore socio-economico del Louvre sul suo territorio.



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