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URBINO-Musei, c chi sa comunicare e chi antiquato
Stefano Miliani
www.ilgiornaledellarte.com, 15/09/2017

Nella comunicazione con il pubblico in Italia abbiamo musei antiquati e altri di grandi innovazione. C leccellenza straordinaria e la tradizione pi incallita, non esiste una regola. Abbiamo anche istituti che adattano al loro contesto culturale modalit comunicative di tipo commerciale. Questo vuol dire ampliare la cerchia delle persone e comunicare in modo gradevole e interessante. Per il nostro patrimonio artistico non auspico la volgarizzazione ma la divulgazione di qualit. A rendere queste osservazioni a Il Giornale dellArte Lella Mazzoli: direttrice dellIstituto per la formazione al giornalismo di Urbino e del Laboratorio di ricerca sulla comunicazione avanzata (LaRiCA) dellUniversit Carlo Bo, dove insegna Sociologia della comunicazione e Comunicazione dimpresa, parla in veste di condirettore del Festival del giornalismo culturale, diretto dal giornalista Rai Giorgio Zanchini, che arriva alla quinta edizione a Urbino gioved 12 ottobre, a Pesaro venerd 13, Fano sabato 14 e domenica 15 ottobre.


I dieci musei studiati dal sud al nord
La studiosa parla sulla scorta della ricerca Informazione e patrimonio culturale dellOsservatorio News-Italia (news-italia.it) del LaRiCA che dal 2014 indaga come gli italiani si informano nella cultura. Intervistando per telefono 1.007 cittadini e direttamente chi si occupa di comunicazione nei musei lindagine 2017 ha analizzato anche come comunicano dieci istituti dal sud al nord: il Salinas a Palermo, lArcheologico-Mann a Napoli, il MaXXI a Roma, la Galleria Nazionale delle Marche a Urbino, il rinnovato Museo del Duomo a Firenze, il percorso dei musei bolognesi Genus Bononiae, la Peggy Guggenheim Collection a Venezia, il Museo delle scienze - Muse a Trento, quello del Novecento a Milano, lEgizio a Torino.

Strategie per un pubblico pi vasto

Nei dieci musei indagati c un gran lavorio nella comunicazione pi innovativa, la maggior parte di loro ha successo grazie alluso dei social network, investendoci molto. Lo fa la Galleria Nazionale delle Marche cos come il Museo del Duomo di Firenze ha fatto un intervento particolarmente efficace sulle app, constata Lella Mazzoli.
Il rilevamento esplora anche la qualit della comunicazione dei musei, non soltanto quanto comunicano. E al riguardo quale giudizio esprime? Le eccellenze non hanno nulla da invidiare ai casi migliori in Nord America o Europa. Il mio pensiero? Non centra con la ricerca, ma se riteniamo che la cultura debba coinvolgere una popolazione pi ampia dobbiamo usare strategie gradite a un pubblico pi vasto. Il che non equivale affatto a essere volgari ma a divulgare: non auspico la volgarizzazione ma la divulgazione di qualit per lintero patrimonio artistico.


Si guarda la tv in modo pi attivo

Gli organizzatori preferiscono tenersi i dati in caldo per i giorni del festival, perch cos avranno potranno fare notizia per i quotidiani, ma intanto concedono alcuni risultati. Che vi snoccioliamo per punti.
Punto primo: Linformazione culturale viene fruita da sette italiani su dieci attraverso la tv, che si conferma dal 2014 al primo posto della classifica dei media utilizzati; segue in seconda posizione internet.
Punto secondo: Cresce anche la radio, mentre diminuisce il numero di italiani che si informano su temi di interesse culturale attraverso inserti e pagine culturali dei quotidiani cartacei.
Punto terzo: I media tradizionali (materiali promozionali cartacei, tv e quotidiani/periodici) sono utilizzati da oltre la met degli italiani per informarsi su musei e mostre, e i cittadini proprio su questi vorrebbero trovare maggiori informazioni.
Punto quarto: Un terzo degli italiani invece si informa online attraverso i siti web dei musei, i loro profili sui social media e i portali tematici, adottando un approccio multicanale. In particolare, la ricerca di informazione sui musei attraverso i loro profili sui social media cresce del 7% rispetto allanno precedente.
Oggi per guardiamo la tv in modo diverso, facendo fact checking, partecipando allinformazione prodotta dalla televisione per cui non c solo passivit, c unattivit, conclude Lella Mazzoli. E lascia capire che per lei un fattore positivo.



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