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Rubate le antiche orme di Creta. ''I fossili sottratti da un prof''
di GIULIA VILLORESI
16 settembre 2017 LA REPUBBLICA


Scomparse e poi ritrovate le impronte di un piede simile al nostro e risalenti, secondo uno studio pubblicato di recente su Proceedings of the Geologist Association, a circa 5,7 milioni di anni fa. Individuato il responsabile, che le ha per anche modificate

LE IMPRONTE fossili che potrebbero riscrivere la storia dell'uomo sono state rubate. E poi ritrovate a Salonicco, poche ore dopo il disperato annuncio del Museo di Storia Naturale di Iraklio. Solo quindici giorni fa sulla rivista scientifica Proceedings of the Geologist Association usciva una notizia incredibile: le 40 impronte scoperte a Kissamos, sulla costa nordoccidentale di Creta, sono state impresse nel terreno da un piede molto simile al nostro, circa 5,7 milioni di anni fa. Ovvero in un'epoca in cui, a quanto ne sapevamo, i nostri antenati avevano ancora un piede scimmiesco e vivevano confinati nel continente africano.

A dare spessore allo studio, coordinato dallIstituto Geologico polacco, c anche la firma di Martin Lockley, massimo esperto mondiale di impronte fossili. una notizia che ravviva, e complica, il gi complesso quadro dell'evoluzione umana. Dobbiamo spostare molto indietro e lontano dallAfrica (anche se non troppo lontano, visto che allora il Mediterraneo era pi ristretto) la comparsa degli antenati delluomo? Oppure dobbiamo immaginarci che durante il Miocene delle scimmie antropomorfe sperimentarono in maniera pi o meno indipendente la locomozione bipede? Mentre il mondo, e non solo quello accademico, si pone queste gravi domande, il Museo di Storia Naturale di Creta pubblica un comunicato stampa sconcertante: 10 delle 40 impronte del sito archeologico di Kasteli sono state trafugate. A dare l'allarme Charalampos Fassoulas, geologo del Museo di Storia Naturale, tra i membri del team che ha analizzato le impronte: "Degli amici archeologi in visita al sito mi hanno contattato per avvertirmi che che cera qualcosa di strano, volevano sapere se qualcuno di noi aveva rimosso i reperti. Ho detto che non ne sapevo nulla, sono salito in macchina e mi sono precipitato sul posto".
Le orme sull'antica sabbia di Creta, lasciate 5,7 milioni di anni fa
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Quindi la scoperta: alcune impronte sono state maldestramente rimosse dai sedimenti litici. Nessuno sembra essersi accorto di nulla. mercoled 13 settembre. Neanche due giorni dopo la polizia chiama il Museo di Storia Naturale, ottime notizie: hanno preso il ladro a Salonicco; ha 35 anni ed un professore di liceo. Porta con s 9 delle 10 impronte trafugate. Due l'ha lasciata a casa, a Kissamos.

"Al momento non sappiamo altro su di lui. La polizia non ha ancora indetto una conferenza stampa", spiega Fassoulas. Solo un dettaglio che riguarda la refurtiva, grottesco e inquietante: non solo il professore ladro ha manomesso quelle che potrebbero essere le impronte ominidi pi antiche del mondo, ma le ha limate in modo da rendere la loro sagoma il pi simile possibile a quella di un piede. "Questo ci consente di fare alcune congetture", riflette Charalampos Fassoulas, mentre telefoni e cellulari del suo studio suonano ininterrottamente. "Possiamo dubitare, per esempio, che questo signore sia un professionista nel campo della ricettazione dei reperti fossili. Immagino che volesse venderle a qualcuno, ma mi riesce difficile capire a chi. vero, comunque, che Salonicco nota per questo tipo di traffico. Spesso i reperti vengono rubati per essere venduti a dei musei o a collezionisti privati disposti a spendere grosse somme. In questo caso sembra plausibile solo lipotesi del collezionista, visto che le impronte in questione sono famosissime, e inoltre sono state mappate e digitalizzate attraverso una tecnica laser, per cui sono tutte identificabili".

Ma se le impronte fossero state davvero destinate a un ricco collezionista, perch mai il ladro avrebbe dovuto limarle? Lipotesi del dilettante scellerato al momento sembra la pi plausibile. Charalampos Fassoulas attende con angoscia di rivedere le sue impronte, nella speranza che non siano state rovinate.



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