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E sull'Appia Antica spuntano due case nel centro sportivo
12 Ottobre 2017 LA REPUBBLICA




IL CASO/ L'IMPIANTO DAGLI ANNI 80 SI ALLARGA ILLEGALMENTE

NEL VI secolo dopo Cristo qui i barbari preparavano l'assedio a Roma. Oggi la storia si ripete: dove si accampavano le milizie del re ostrogoto Vitige, ora si consuma ogni giorno uno dei maggiori abusi che puntellano il parco dell'Appia Antica. Stretto tra gli acquedotti Felice e Claudio, il centro sportivo La Torre si staglia con disinvoltura tra le volte delle antiche condutture romane. Dalla metà degli anni '80, violando a ripetizione i vincoli apposti sull'area da Mibact, Regione e Comune, l'impianto non ha mai smesso di espandersi. Tra richieste di condoni mai accolte, ricorsi al Tar e indagini della procura con relative sentenze di condanna, i titolari hanno trasformato il civico 459 di vicolo dell'Acquedotto Felice nella loro dimora. Accanto alla piscina, ai campi da tennis e a quelli da calcetto sono sorte dal nulla due abitazioni.

Per ricostruire la storia dell'impianto, bisogna affidarsi alle carte. I report inviati dalla Soprintendenza per i Beni archeologici di Roma all'avvocatura capitolina sin dal 2007 sono durissimi: "La struttura è costruita in assenza di titolo". La lettera è accompagnata da un elenco di tutti gli abusi rilevati nel corso di ispezioni a sorpresa: "Tre unità distinte si legge nella missiva e separate con funzione rispettivamente di bar, spogliatoio, direzione, magazzino, centrale termica e impianti, poste a ridosso delle arcate monumentali dell'acquedotto Marcio Felice". Per il ministero sono "funzionali al centro sportivo di proprietà del ricorrente, anch'esso realizzato in assenza di titolo, composto da campi da tennis, di calcetto, una piscina e un parcheggio a raso posto a ridosso dell'acquedotto".

Anche la procura si è interessata al centro La Torre. Ad aprile 2016 i titolari dell'impianto, Mario e Antonella Fusco, sono stati condannati per abuso edilizio: per aver costruito in un'area sottoposta a vincolo paesaggistico e per la violazione dei sigilli per aver completato i lavori nelle due case tirate su all'interno dell'impianto sportivo. Due immobili in realtà sotto sequestro.

E non è finita qui. Se il Campidoglio non ha potuto ancora occuparsi degli abusi, deve ringraziare la giustizia amministrativa. Quando il Comune ha rigettato la richiesta di condono dei Fusco, è partito il ricorso al Tar. Che, in un tira e molla che comprende cambi di avvocati e lunghi mesi di attesa, non è ancora arrivato a sentenza. Nel frattempo, il centro La Torre è sempre al suo posto. Sul campo dei barbari. (l.d'a. e g.s.)




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