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Il Madre tra passato e presente "Pompei è arte contemporanea"
ANTONIO FERRARA
11 novembre 2017 LA REPUBBLICA




LA contaminazione tra archeologia e arte contemporanea conquista il museo Madre, nel nome di Pompei. Apre al pubblico sabato 19 novembre la mostra "Pompei@Madre", un viaggio nel tempo e nello spazio, un dialogo tra 400 reperti e materiali archeologici pompeiani e le opere di novanta artisti e intellettuali di tutto il mondo. Curata da Massimo Osanna, direttore generale del Parco archeologico di Pompei, e da Andrea Viliani, direttore del Madre, con la collaborazione di Luigi Gallo per la sezione moderna, l'esposizione suggella la collaborazione avviata tra Fondazione Donnaregina, Regione, Parco archeologico di Pompei e Ministero dei beni culturali.

"Materia archeologica" è il sottotitolo dell'esposizione che resterà aperta fino al 24 settembre 2018 e dà il senso del progetto: fare arte contemporanea con oggetti antichi e proporre inediti accostamenti tra manufatti sepolti dall'eruzione del Vesuvio del 79 dopo Cristo e produzioni di artisti contemporanei, anche utilizzando lo sguardo di intellettuali moderni. Ecco le sale del museo di via Settembrini, a cominciare dall'ingresso di Daniel Buren, che ospitano arredi delle domus pompeiane. Oppure le "capuzzelle" di Rebecca Horn che dialogano con un'installazione di autentiche lapidi funerarie da Pompei, le cosiddette "columelle", steli in marmo o in pietra che gli antichi ponevano sul luogo di sepoltura per indicare il nome e l'età del defunto.

Colpisono i calchi di un antico pompeiano sorpreso dalla morte che regge in alto un bambino posizionati negli ambienti dove è esposto il lavoro di Mimmo Paladino. Ancora: in mostra al primo piano uno straordinario pavimento a mosaico policromo in scaglie di marmo, da tempo chiuso in deposito a Pompei, e proveniente dalla Casa di Marco Fabio Rufo, e un'olla (un vaso) in bronzo per bollire gli alimenti che porta attaccati i lapilli dell'eruzione. E se colpisce l'installazione di Mark Dion "Salvataggio dell'HMS", opera del 2013, con vasi ricoperti da incrostazioni marine, particolare attenzione viene posta anche ad artisti moderni che furono ispirati dalla scoperta di Ercolano (1738) e Pompei (1748) e alla diffusione del gusto pompeiano in Europa.

Il percorso della mostra è una passeggiata fra opere, manufatti, documenti e strumenti connessi alla storia delle varie campagne di scavo a Pompei, messi a confronto con opere e documenti moderni e contemporanei provenienti dalle collezioni del Museo archeologico nazionale di Napoli, del Museo di Capodimonte e del Polo museale della Campania, dalla Biblioteca nazionale di Napoli, dall'Institut Français di Napoli, dalla Casa di Goethe e dalla Biblioteca dell'Istituto archeologico germanico di Roma, oltre che dalla Fondation Le Corbusier e dall'École nationale supérieure des Beaux-Arts di Parigi e da altre importanti collezioni private italiane e internazionali.

Sia Viliani che Osanna insistono da tempo sulla definizione di materia archeologica e sull'individuazione di Pompei come laboratorio straordinario, una vera e propria macchina del tempo che scrivono i curatori restituendoci la storia di innumerevoli materie immerse nel flusso del tempo storico e naturale, sfuma la differenza tra passato e presente, tra natura e cultura, tra vita e morte, tra distruzione e ricostruzione .



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