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Cinquemila turisti sotto i mari - Quei ventuno musei in fondo al mare che trainano il turismo
ISABELLA DI BARTOLO GIORGIO RUTA
10 novembre 2017 LA REPUBBLICA



GRANDE SUCCESSO PER I 21 ITINERARI ARCHEOLOGICI SUBACQUEI

C'È un tesoro nel mare siciliano. Anfore, tracce di chiese bizantine, navi attraggono più di cinquemila visitatori ogni anno. Da Levanzo a Ustica, da Marzamemi a Pantelleria, sono ventuno gli itinerari archeologici sui fondali dell'Isola che possono essere esplorati grazie a guide sub e percorsi interattivi. La tutela del mare non può prescindere dalla conoscenza del patrimonio che custodisce, dice il soprintendente del mare, Sebastiano Tusa. E il metodo siciliano fa scuola nel resto del mondo: in questi giorni una missione di esperti dell'Isola è in Kenya per mappare i 1.500 reperti del mare di Malindi e creare itinerari archeologici.



Anfore, tracce di chiese bizantine, navi. Il tesoro sommerso della Sicilia attrae più di 5mila visitatori ogni anno. Da Levanzo a Ustica, da Marzamemi a Pantelleria, sono 21 gli itinerari archeologici sui fondali dell'Isola. La tutela del mare non può prescindere dalla conoscenza del patrimonio che custodisce. Un patrimonio che non deve essere riservato soltanto agli addetti ai lavori, ma deve attrarre un pubblico più vasto, ragiona il soprintendente del mare, Sebastiano Tusa. E il metodo dell'Isola fa scuola nel resto del mondo: in questi giorni una missione siciliana è in Kenya per mappare i 1500 reperti del mare di Malindi e creare itinerari archeologici.

Il turismo indossa la muta e il libro di storia. A scortare i visitatori tra i fondali ci sono "ciceroni" con le bombole d'ossigeno: guide turistiche subacquee dei diving center autorizzati che, grazie alle convenzioni con la Soprintendenza, accompagnano gli appassionati a scoprire i resti archeologici marini. I nostri fondali sono veri e propri musei, assicura Tusa. E così anche sott'acqua cartine (plastificate) e interattività aiutano a scoprire i gioielli siciliani. Per esempio, in alcuni siti è possibile usare un piccolo computer subacqueo con visore a colori che, tramite un sistema di chip, riconosce i reperti, ne ricostruisce la storia e offre video e immagini.

Reperti antichi si sposano col futuro. Anche per raggiungere i fondali più impervi. A Cala Minnola a Levanzo o a Cala Gadir a Pantelleria, si possono vedere dei relitti dalla costa grazie a delle telecamere piazzate sul fondale. Questo piace molto ai turisti come dimostrano i numeri in crescita, dice Salvo Emma, fotografo subacqueo e portavoce della Soprintendenza del mare. Oggi, il sito archeologico subacqueo più visitato è quello di Pantelleria con oltre mille presenze in estate, segue Levanzo con 500 turisti e Marzamemi grazie alle colonne romane sul fondale, maestosi monumenti di 3 metri di diametro e 8 metri di altezza. Il turismo archeologico subacqueo è, tra i nuovi segmenti del turismo italiano, uno dei più sofisticati e dei più interessanti, sostiene il sindaco di Pachino, Roberto Bruno. A Marzamemi prestigiosi pezzi sono ospitati al palmento Di Rudinì, grazie al supporto e agli studi dei ricercatori dell'università americana di Stanford.

La storia passata della Sicilia si ancora nei fondali, naufragi e battaglie hanno regalato migliaia di tracce. Ci sono reperti nelle Isole Eolie, ad Acitrezza e a Taormina. Ci sono altri siti archeologici a Marsala, ad Aspra, a Cefalù e Marettimo. E ad Ustica, dove il 50 per cento dei turisti arriva per fare immersioni. Sempre più visitatori vogliono vedere i tesori che il nostro mare ospita. Ed è una grandissima occasione per destagionalizzare il turismo. È impressionante l'interesse dei Nord europei per questi tour archeologici, ragiona il sindaco dell'Isola, Attilio Licciardi.

L'ultimo itinerario realizzato dalla Soprintendenza del mare è quello di Noto. Si trova a un miglio e mezzo dalla costa, a una profondità di 40 metri, e custodisce meravigliose anfore antiche. Un sito difficile da esplorare, riservato ai sub in possesso del brevetto tecnico.

L'Isola ha ancora tanti gioielli da scoprire nei fondali. A Punta Secca, nel Ragusano, è in corso una missione dell'università di Udine con il progetto Kaukana a cui partecipa anche l'Institute of Nautical Archaeology di College Station del Texas. Lì sotto si studia un relitto di una nave di epoca bizantina, a 3 metri di profondità, sepolto da circa 2 metri di sabbia. Indagini in corso anche nel mare delle Egadi dove Roma e Cartagine si scontrarono nel 241 avanti cristo. Gli studi potrebbero cambiare la storia del Mediterraneo. Qui siamo impegnati da anni dice Tusa visto l'eccezionale interesse dell'area a nord-ovest dell'isola di Levanzo, dove il fondale tra 78 e 80 metri ha restituito alcuni degli oggetti in metallo della grandiosa battaglia. Nessuna traccia delle navi che sono affondate qui, rimangono le loro tracce: poggiato sulla sabbia c'è un elmo con un leone che apparteneva a un condottiero. Il futuro dell'Isola può passare dai fondali. In questo caso non è un slogan dire che mare e cultura sono un binomio inscindibile , conclude Tusa.



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