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Gasdotto, i conti di Tap e Snam per il Salento: "Mille posti di lavoro e investimenti per 55 milioni"
08 novembre 2017 LA REPUBBLICA



"Una cifra molto più alta dei 14 milioni preventivati ad agosto", ha spiegato il sottosegretario De Vincenti, che lascia intravedere una ricaduta economica positiva a poche settimane dalla riapertura del cantiere

No TapLECCE - "Cinquantacinque milioni di investimenti sul territorio e 1.000 posti di lavoro indiretti". Tap e Snam hanno quantificato così le ricadute della realizzazione del gasdotto in Salento. Un fiume di denaro, promesso al tavolo interistituzionale convocato dal ministro per la Coesione territoriale, Claudio De Vincenti, dai manager Marco Alverà per Snam e Luca Schieppati per Tap. "Una cifra molto più alta dei 14 milioni preventivati ad agosto", ha spiegato De Vincenti, che lascia intravedere una ricaduta economica positiva per il sud della Puglia a poche settimane dalla riapertura del cantiere, che si preannuncia foriera di nuove contestazioni.

A Melendugno, del resto, non si è spenta l'eco delle manifestazioni di primavera, in cui attivisti e cittadini si unirono per bloccare l'espianto dei primi 211 ulivi dal primo cantiere e in diverse occasioni si verificarono scontri con le forze dell'ordine. Momenti di tensione si sono vissuti nelle scorse settimane, quando una ditta incaricata da Tap ha avviato i lavori di potatura degli ulivi ma la multinazionale non ha intenzione di rallentare i lavori, forte delle autorizzazioni e dell'appoggio politico del governo. Al quale sono stati promessi investimenti consistenti anche sul fronte decarbonizzazione, con l'ipotesi di Snam di trasformare la Puglia in un centro di eccellenza in cui lavorare a progetti industriali relativi alla produzione di biometano e all'uso di gas naturale liquefatto.

Su tale fronte Snam ha assicurato un impegno da 30 milioni di euro, mentre 25 sono quelli che Tap metterà in campo per progetti relativi alla formazione superiore e universitaria (a partire dall'alternanza scuola-lavoro per 250 studenti e finendo a tirocini universitari per 50 laureati) nonché alla formazione parascolastica (con corsi di inglese e informatica per 50 cittadini di Melendugno e paesi limitrofi). Sarò finanziato inoltre il Mena, corso dedicato ai ristoratori locali e messe a disposizione 100 borse di studio in alta formazione turistica. E ancora, ci sarà un progetto per la pesca e uno anti-xylella, quello sul bike-sharing e sulle piste ciclabili. A questo Trans Adriatic Pipeline aggiunge il conto delle ricadute indirette sull'indotto dalla costruzione del gasdotto nel territorio che va da Melendugno a Brindisi, considerato che in quel porto sarà effettuata la parte più consistente delle attività di logistica.

"In totale - hanno assicurato i manager al governo - saranno spesi 100 milioni tra servizi, logistica, fornitori e appaltatori locali, con il coinvolgimento di circa 100 persone, 600 delle quali assunte a livello locale". Guadagneranno le ditte che forniranno servizi archeologici e di giardinaggio, chi affitterà case e uffici, chi produrrà i pasti. E poi i fornitori di materiali da costruzione, elettricisti, trasportatori. Insomma tutti coloro che piuttosto che fare la guerra al gasdotto cercheranno di approfittare
dell'opportunità di guadagno.

Dalla loro parte anche alcuni sindaci del Salento, che da qualche settimana hanno deciso di accettare l'ineluttabilità dell'opera e chiesto al governo di aprire un tavolo sulle questioni ambientali del Salento. Dall'altro lato della barricata restano invece i sindaci che si oppongono fermamente al gasdotto e la Regione Puglia, che ha negato l'intesa a Snam per la realizzazione del tratto da Melendugno a Mesagne.



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