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L'Egizio cerca nuovi spazi no di Palazzo Carignano Si tratta con la Venaria
MARINA PAGLIERI
09 novembre 2017 LA REPUBBLICA





HA bisogno di nuovi spazi il Museo Egizio, perché i depositi di via Accademia delle Scienze, nonostante i recenti lavori di recupero, non bastano più. Sono materiali spesso di grande dimensioni quelli conservati nella sede del museo e non esposti, che devono trovare una nuova collocazione (nel nuovo museo, una parte dei reperti più piccoli non inseriti nel percorso di visita è invece sistemata nei depositi visitabili, detti della cultura materiale, all'ultimo piano, al di sopra dei reperti della cultura predinastica, da cui inizia il viaggio nell'Egitto antico). In un primo tempo si era pensato di trasferire sarcofagi e statue non esposti al pubblico nel salone sotterraneo di Palazzo Carignano, ma l'ipotesi è tramontata, perché quel locale non è dotato di un passo carraio. L'ipotesi più probabile è dunque oggi quella di chiedere ospitalità al Centro di Restauro di Venaria. Il museo ha bisogno di espandersi, cominciamo a essere allo stretto dice il direttore Christian Greco, al ritorno da una missione di scavo in Egitto. Palazzo Carignano poteva essere la sede giusta, ma il progetto è irrealizzabile perché non è possibile spostare i nostri reperti più pesanti senza automezzi, che lì non possono arrivare.

Si apre dunque di nuovo il caso di quel salone progettato sotto l'intero cortile di Palazzo Carignano, oggi in completo abbandono, fatto realizzare dalla Regione negli anni Ottanta'80 e progettato dall'architetto Andrea Bruno: una sorta di sala polifunzionale, di 2mila metri quadrati, che potrebbe essere paragonato proprio allo spazio ipogeo del nuovo Museo Egizio. I lavori si protrassero dal 1987 al 1994: venne scoperchiato il cortile, si scavò fino a una profondità di 11 metri. La struttura sotterranea prese forma su due piani sovrapposti: il più profondo per i servizi tecnici e la centrale termica di Palazzo Carignano, quello sovrastante per il salone. Mai inaugurato né utilizzato, è stato dimenticato nel sottosuolo. Quest'estate l'ipotesi di riportarlo in vita, proprio per farne una succursale dell'Egizio e soprattutto per ampliarne i depositi: ci fu anche una riunione al Ministero dei beni culturali, ma non si arrivò una decisione. Oltre a non essere dotato di passi carrai, quel locale non è a norma. Proprio per questo, la direttrice del Polo museale regionale Dalia Radeglia (alla metà degli anni 90 Palazzo Carignano è stato affidato dal demanio al Mibact e dunque alla soprintendenza piemontese) ha pensato a un progetto di rifunzionalizzazione. Ma i costi sarebbero alti, si parla di diversi milioni: si è chiesto aiuto alla Compagnia di San Paolo, ma per ora non sarebbe arrivata nessuna risposta.

Anche nell'eventualità che possa essere in futuro messo in sicurezza e utilizzato, quelsalone non presenta uscite sulla strada. Quindi niente da fare pe l'Egizio, cui in un primo tempo aveva fatto gola.

Siamo interessati a chiedere ospitalità al Centro di Restauro di Venaria, che dispone di spazi che possono funzionare da depositi, anche attrezzati e acclimatati continua Greco. Oltre tutto, lì sono stati già restaurati nostri reperti: potrebbero essere quelli gli spazi giusti per noi. I nuovi depositi dovrebbero permettere l'accesso degli automezzi, anche perché l'Egizio sempre più partecipa a mostre internazionali ed è essenziale provvedere alla movimentazione di opere di grandi dimensioni. E in questo gli spazi del Centro di Restauro, dotati di uscite sulla strada, potrebbero funzionare. Per ora sono aperte le trattative, ma è probabile che alla fine sarà questa la soluzione adottata.



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