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Il grido di allarme del quartiere "Giù le Vele, ma non basta"
03 dicembre 2017 LA REPUBBLICA



Ci siamo, ci siamo. Il cronoprogramma è stato rispettato, stiamo aspettando dal governo l'ok all'utilizzo dell'anticipo del 20 per cento dei fondi e pubblicheremo il bando per assegnare i lavori. L'assessore all'Urbanistica Carmine Piscopo è fiducioso. Lo fa capire chiaramente intervenendo all'istituto Galileo Ferraris di Scampia per l'assemblea organizzata da " Sabato delle idee", la manifestazione ideata da Marco Salvatore, e da "Repubblica". C'è grande collaborazione con il governo - assicura Piscopo - per un progetto collettivo che vede coinvolti università e comitati del quartiere. Fa fatica però, l'esponente della giunta de Magistris, in un rigurgito di scaramanzia, a pronunciare il mese fatidico. Ma alla fine si arrende: Credo che a marzo abbatteremo la prima Vela . Parole che sanno quasi di liberazione. Per l'assessore che sta investendo impegno e credibilità, sua e della giunta, ma anche per i residenti di Scampia che sognano da tempo di veder ridotto in detriti quel simbolo che ha marchiato un intero quartiere. Sono soprattutto i giovani a volersi scrollare da dosso una " condanna" per un reato alla dignità umana compiuto quando loro non erano neanche nati. E sono proprio i giovani, i protagonisti dell'incontro, moderato dal capo della redazione di Repubblica Napoli Ottavio Ragone, svoltosi, non a caso, in uno dei principali istituti di Scampia, il Galileo Ferraris che forma 2000 alunni e che punta forte al futuro delle tecnologie. Ad ascoltare le richieste degli studenti, raccolte in 100 temi, ci sono docenti, rappresentanti delle istituzioni, associazioni e comitati.

Via le Vele, ma sono tante le richieste che arrivano dal territorio. In primis: quella di non lasciare morire i tanti progetti annunciati e in alcuni casi persino realizzati, ma ancora non utilizzabili come lo stadio di Scampia. Lo ricorda Rosario Esposito La Rossa (ceo della casa editrice Marotta& Cafiero) che qui vive e ha deciso di investire, aprendo una libreria dove prima c'erano piazze di spaccio: Sono stato a Berlino Est e gli abitanti mi dicevano che anche loro erano ghettizzati come a Scampia. Ma sono riusciti a invertire i flussi, a fare in modo che da altri parti della città andassero a visitare quelle zone .

Cosa che La Rossa si augura che accada a Scampia, ma c'è un'emergenza di affrontare: La fame di lavoro. In un quartiere dove 21 piazze di spaccio sono state chiuse grazie al grande lavoro delle forze dell'ordine . Quell'economia illegale che dava lavoro a intere famiglie, stipendiate dalla camorra, questo è l'appello degli abitanti, deve essere sostituita da altro, in un quartiere dalle grandi potenzialità inespresse.

Ma mancano luoghi per fare formazione - aggiunge La Rossa anzi, ci sarebbero pure, ma sono abbandonati, come la piazza telematica, uno dei più grandi fallimenti delle amministrazioni cittadine. Conosco mamme che preferiscono mandare le figlie a fare le parrucchiere per 90 euro al mese per permettere loro di imparare un mestiere, anziché tenerle a casa, visto che non possono permettersi corsi di formazione da 900 euro. Oggi se qualcuno ha un'idea e la vuole trasformare in lavoro non c'è alcun posto dove insegnare come metterla in pratica. Abbiamo bisogno di un luogo dove s'impara e si fa aggregazione . La formazione è un mantra per La Rossa che sottolinea come Scampia meriterebbe un Museo della civiltà contadina con i numerosi reperti archeologici venuti fuori dagli scavi effettuati per la costruzione del carcere di Secondigliano, un'altra sciagura che abbiamo dovuto subire. Sarebbe un modo per raccontare la nostra identità e le nostre radici . Si appella ai giovani il campione europeo di judo, Marco Maddaloni: Scampia la cambiamo noi. Chi è nato qui ha una marcia in più perché ha più rabbia e quindi più voglia di emergere.

In attesa dell'addio alle Vele il quartiere fa il conto degli altri luoghi abbandonati al degrado, come scuole e ludoteche mai aperte. O come l'auditorium della municipalità che da questa estate, dopo l'incendio del campo di via Cupa Perillo, è utilizzato come ricovero per 49 famiglie rom. Tragedie di burocrazia e incapacità amministrativa ereditate anche dal passato, denuncia il presidente dell'VIII Municipalità, Apostolos Paipais. Qui ci sono giardini e parchi con 1800 alberi a basso fusto e 3300 ad alto, ma mancano giardinieri e tagliaerba mentre abbiamo 15 sorveglianti a vigilare sull'Incubatore femminile, struttura chiusa da tre anni.

Lì dove la macchina amministrativa non arriva, ci provano i cittadini riuniti in 100 associazioni. Come il Comitato Vele, protagonista del percorso che ha portato i primi occupanti delle Vele ad avere una casa vera, come ricorda l'architetto Antonio Memoli, che del comitato è sempre un punto di riferimento. Giovedì sarà pubblicata la graduatoria provvisoria degli aventi diritto a una nuova casa. Quaranta famiglie, su circa 250, saranno trasferite nelle palazzine realizzate in via Gobetti dove già vivono altri 60 nuclei provenienti dalle Vele. Ma anche qui un pasticcio burocratico complica le operazioni. Per ottenere la casa le famiglie devono essere in regola con la Tarsu. Ovvero devono aver pagato la tassa per i rifiuti di un alloggio abusivo, occupato abusivamente nelle Vele inagibili, dove il servizio per il prelievo dei rifiuti è quasi inesistente. Il Comune dovrebbe risolvere la questione con una delibera. Di certo si sa che la Vela Celeste non sarà abbattuta e qui saranno trasferite temporaneamente le famiglie che non hanno ancora ottenuto una casa. Lancia un appello alla legalità l'architetto Pasquale Belfiore: Sembra che tutto stia procedendo secondo le regole, ma non bisogna mai allentare la presa della legalità nei passaggi successivi perché da questo dipende il fallimento o meno di un progetto.

Parla di legalità anche il presidente dell'Osservatorio anticamorra di Napoli Nord, Giovandomenico Lepore. Il rettore del Suor Orsola, Lucio d'Alessandro e quello emerito della Federico II, Guido Trombetti, invece, ricordano che l'Università è pronta ad arrivare a Scampia con le prime lezioni che dovrebbero partire nel 2019.

A maggio prima della fine dell'anno scolastico torniamo al Ferraris - promette il fondatore del " Sabato delle Idee" Salvatore e sarà un appuntamento costante quello di monitorare lo stato dei progetti e pungolare le istituzioni a mantenere gli impegni presi.




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