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Nomine, precari, rifiuti, musei, fondi le cinque emergenze di Musumeci
Antonio Fraschilla
03 dicembre 2017 LA REPUBBLICA



La norma blocca-nomine che paralizza mezza Regione e la stessa giunta appena formata, impedendo ogni tipo di incarichi esterni: in questo momento non solo gli aspiranti componenti degli uffici di gabinetto sono alla porta, ma anche i 22mila forestali non potrebbero essere chiamati al lavoro, mentre i seicento precari della Regione, a partire dal 1 gennaio, saranno disoccupati. Il caos rifiuti alle porte, con Palazzo Chigi che non vuole più dare carta bianca al governo siciliano e ha consentito una proroga all'ordinanza commissariale (senza la quale chiuderebbero le discariche) solo per quindici giorni e non per tre mesi come speravano a Palazzo d'Orleans. Il rischio di chiusura a Natale di musei e aree archeologiche per la protesta dei custodi. I bandi bloccati del Patto per la Sicilia, per almeno 200 milioni di euro, che vanno rimodulati subito, pena il ritorno dei soldi a Roma.

Nomine, bilancio, rifiuti, beni culturali e fondi da restituire.

Ecco le cinque grandi grane che il governo Musumeci deve affrontare nei suoi primi trenta giorni, con i sorrisi degli assessori nelle foto di rito, pochi giorni fa, che rischiano di trasformarsi a breve in espressioni del volto tese.

Perché molti nodi mai sciolti dalla giunta Crocetta stanno venendo al pettine ora. Non a caso il governatore Nello Musumeci mercoledì volerà a Roma per incontrare i ministri Gianluca Galletti e Graziano Delrio, e poi anche i tecnici del ministero dell'Economia. Con lui ci saranno gli assessori Gaetano Armao, Marco Falcone e Vincenzo Figuccia, che sui loro tavoli hanno le grane più pesanti: tutte pronte a esplodere.

1. Il caos nomine

L'assessore all'Economia Armao, parlando con i suoi colleghi, l'ha definita l'ultima trappola del governo Crocetta. Di certo c'è che in pochi si erano accorti di una norma, approvata nella Finanziaria nazionale due anni fa, che fissava al 30 settembre l'ultima data utile per approvare a Palazzo d'Orleans il bilancio consolidato della Regione, che accoglie in un unico schema anche le attività e le passività degli enti controllati. La sezione controllo della Corte dei conti ha scritto una nota ad Armao e al neo-governatore Nello Musumeci nella quale si ricorda che a far data dal 30 settembre scattano una seria di divieti. Tra questi lo stop a qualsiasi incarico esterno nell'amministrazione fino all'approvazione del bilancio consolidato. Armao è molto preoccupato e su tutte le furie: i tempi per approvare un documento contabile del genere sono molto lunghi. Ci vorranno mesi, considerando che la Regione ha ben centoventi enti controllati e che molti di questi da anni non approvano un bilancio.

L'assessore all'Economia sarà a Roma mercoledì per cercare una soluzione con i tecnici del ministero e provare ad aggirare il divieto: allo studio l'ipotesi di inserire nella Finanziaria nazionale una norma che dia una deroga alla Sicilia. Ma dal Pd renziano fanno sapere di non avere alcuna intenzione di dare deroghe a Musumeci, mentre in casa Forza Italia si temonbo levate di scudi della Lega o del Movimento 5 stelle.

2. L'alt a precari e forestali

Il divieto di assunzioni non riguarda soltanto gli incarichi esterni negli uffici di gabinetto, negli assessorati e nei dipartimenti, con la rotazione dei burocrati al momento sospesa dallo stesso Musumeci che voleva trasferire Patrizia Monterosso e indicare alcuni esterni, da Gianni Bocchieri a Massimo Russo. Ma il divieto riguarda qualsiasi contratto non a tempo indeterminato della Regione: Al momento non potremmo garantire il rinnovo dei 600 precari dell'amministrazione regionale e i precari degli enti controllati, almeno altre 500 persone dicono dall'assessorato Economia e non potremmo chiamare al lavoro nessuno dei 22mila forestali al di là del numero di giornate che devono fare. Le proteste di piazza sono dietro l'angolo.

3. La bomba discariche

L'altro nodo da sciogliere riguarda le discariche.

L'ordinanza speciale concessa dal ministero dell'Ambiente scadeva lo scorso 30 novembre. Senza questa ordinanza le discariche siciliane, in gran parte ormai stracolme, chiudono: l'accordo con il ministero consente un trattamento dei rifiuti in deroga alle norme ambientali nazionali.

Tradotto: la spazzatura si tratta per meno giorni rispetto al resto del Paese, e quindi finisce in discarica con un carico inquinante maggiore. Ma senza questo escamotage gli impianti di trattamento dell'Isola vanno in tilt e le discariche chiudono.

Musumeci e l'assessore Figuccia hanno cercato di rinnovare subito l'intesa, e speravano in una deroga almeno sino a fine febbraio. Ma ieri è arrivata una doccia gelata da Roma: il ministro Gianluca Galletti ha prorogato l'intesa solo fino al 15 dicembre. Il motivo? Vuole garanzie sulla realizzazione degli impianti alternativi alle discariche, dai termovalorizzatori alle stazioni di compostaggio. Insomma, Musumeci in pochi giorni dovrà dire un sì o un no chiaro agli inceneritori. Altrimenti niente deroga, e i rifiuti rischiano di rimanere in strada: è bastato un ritardo della deroga di poche ore, venerdì scorso, e subito hanno chiuso le discariche di Siculiana, Lentini e Trapani. Ma c'è di più: deroga o meno, molte discariche sono in esaurimento, da Bellolampo a Trapani e Ragusa. Il caos è davvero alle porte e mandare adesso i rifiuti all'estero è molto costoso, dopo che la Cina ha chiuso le frontiere in questo settore.

4. I musei chiusi a Natale

Il neo-assessore ai Beni culturali Vittorio Sgarbi annuncia battaglie contro le pale eoliche e per la difesa della bellezza, e pensa di nominare l'ex ministro dem Massimo Bray come consulente.

A di là del blocco delle nomine esterne, a breve Sgarbi dovrà occuparsi di problemi più terra terra: i sindacati dei custodi minacciano l'astensione dai turni festivi a dicembre, con conseguente chiusura dei musei e delle aree archeologiche a Natale. Da un anno attendiamo il pagamento dei festivi, come da accordi, e anche il salario accessorio del 2016 dice Michele D'Amico, del Cobas-Codir chiediamo un incontro all'assessore e al presidente della Regione. Senza alcun segnale non faremo altri festivi. Inoltre il 1 gennaio scadrà l'accordo che ha consentito l'apertura dei musei la domenica.

5. I bandi bloccati

Le prime grane della giunta Musumeci non finiscono certo qui. A breve dovranno essere rimodulati una serie di bandi coperti con i fondi del Patto per la Sicilia e che valgono almeno 200 milioni: a partire dai fondi stanziati per il restauro di oratori e chiese che non possono essere utilizzati perché i progetti non sono stati fatti con gare a evidenza pubblica ma su mandato diretto da parte delle Curie vescovili dell'Isola. I fondi vanno spesi entro il 2018 e alcuni bandi devono essere rifatti subito, altrimenti la Sicilia rischia di dover restituire queste risorse a Roma. Oltre al danno, la beffa.

Le discariche

Una panoramica di Bellolampo dove affluisce l'immondizia di Palermo e di diversi centri della provincia Il ministero dell'Ambiente ha prorogato fino al 15 dicembre l'ordinanza che autorizza un trattamento dei rifiuti in deroga alle norme ambientali

I siti culturali

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