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La macchina del tempo che ci svela Caracalla
03 dicembre 2017 - LA REPUBBLICA



Testo di Maurizio Bettini Arriva il visore 3D per ammirare le Terme nello splendore di un tempo: marmi, statue, mosaici. Ma attenti a non dimenticare la vera bellezza.

Delle rovine

Fra tutte le terme fatte costruire a Roma dagli imperatori nessuna raggiunse mai lo splendore di quelle volute dalla dinastia dei Severi, agli inizi del III secolo dopo Cristo: le cosiddette Terme di Caracalla. Il figlio di Settimio Severo, infatti, va celebre non solo per la decisione di concedere la cittadinanza romana a tutti ( insomma, quasi tutti) i sudditi dell'impero, ma anche per aver inaugurato le terme che ora portano il suo nome. Le strutture di questo edificio, o meglio, di questo straordinario insieme di edifici, erano talmente solide e massicce che sono ancora là, in piedi, ben visibili, a dispetto delle ingiurie del tempo e delle spoliazioni plurisecolari di cui sono state oggetto. Attraversare il parco archeologico che le ospita, specie in una bella giornata di sole, e sollevare lo sguardo verso archi, volte, mura gigantesche, sullo sfondo di quei pini che ( chissà perché) a Roma crescono così più belli che altrove, costituisce un'esperienza davvero rara. Ma come saranno stati questi edifici prima di diventare le grandiose rovine che oggi contempliamo? Il loro splendore doveva essere eccezionale. Per averne un'idea basta pensare che alcune delle maggiori sculture che ci sono pervenute da Roma antica il Toro Farnese, l'Ercole Farnese, il Torso del Belvedere, la Flora Farnese ne adornavano un dì le sale; e che la gigantesca colonna su cui, a Firenze, posa la statua della Giustizia, a Santa Trinita, è l'unica sopravvissuta di un colonnato che non è difficile immaginare colossale.

Naturalmente gli studiosi sono riusciti a farsi un'idea abbastanza chiara di come dovevano essere le Terme prima che il tempo, l'incuria e l'avidità degli uomini le spogliassero della loro bellezza. Archeologhe come Marina Piranomonte, direttore del monumento, o Gunhild Jenewein, hanno infatti dedicato decenni della loro vita a calcolare rapporti e proporzioni attraverso rilievi minuziosi; e ad analizzare i resti dei fregi, dei mosaici, dei pavimenti oggi rinchiusi nei sotterranei dell'edificio per ristabilirne la collocazione originaria. Tutta questa mole di studi e di scoperte, però, era destinata a restare racchiusa fra le pagine dei libri, disponibile per altri studiosi, o al massimo a far capolino nelle parole di qualche guida intelligente " là dove ora si vede una semplice nicchia, dovete immaginare che ". Appunto, dovete immaginare. Oggi però si può fare un passo ulteriore.

Un progetto realizzato dalla Soprintendenza Speciale di Roma e Coopculture, infatti, permette agli odierni visitatori delle Terme di " vedere" gli interni di Caracalla così come sono stati faticosamente ricostruiti attraverso gli studi degli archeologi. Basta mettere davanti agli occhi un semplice visore di plastica: assomiglia a una maschera subacquea oscurata, ma in realtà è




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