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SCAMPIA/2 - UN MUSEO PER AVERE UN'IDENTITÀ
Rosario Esposito La Rossa
01 dicembre 2017 LA REPUBBLICA




Ma uno a Scampia che ci viene a fare? Prima compravano la droga, e ora? Queste sono alcune delle frasi che giovani abitanti della zona a Nord di Napoli ripetono continuamente. Al di là di una prima superficiale lettura di queste parole, le frasi sottolineano il distacco dal centro di Scampia, anche e soprattutto per la mancanza di infrastrutture e attrazioni capaci di attirare cittadinanza da altri pezzi della città. A Scampia ancora non si riesce ad " invertire i flussi", non si riesce a trattenere i giovani nel quartiere, visto ancora come una gigantesca città dormitorio. Navigando su internet mi sono imbattuto in curiosi articoli, in particolar modo scritti da Salvatore Fioretto, piscinolese doc. Durante la costruzione del carcere di Secondigliano, ennesimo scempio architettonico donato dalle istituzioni a Scampia, furono ritrovate 5 tombe a casa di lastre di tufo, risalenti addirittura al periodo Osco-preistorico. Una piccola necropoli, legata sicuramente ad un agglomerato di case. Oltre alle tombe furono ritrovati diversi oggetti in ceramica, ferro e bronzo, alcuni dei quali in pessimo stato a causa della loro deperibilità. Mentre da una delle tombe venne fuori un servizio da mensa composto da 10 vasi di varie dimensioni dipinti di vernice nera, probabilmente un tipico corredo utilizzato per offerte funebri. Infine anche un moneta di bronzo della Neapolis del VI secolo a. C, di 2400 anni. I reperti dopo la consueta catalogazione furono rimossi e attualmente dopo svariate ricerche non è stato possibile capire la loro attuale collocazione.

Da qui nasce un'idea: perché in quartiere primo di servizi, infrastrutture e attrattive, non riportare questi oggetti lì dove sono stati trovati, per aprire un Piccolo Museo della Napoli Osca e della civiltà contadina? Uno spazio che potrebbe dare l'occasione agli abitanti della zona, e non solo, di riscoprire le radici rurali del luogo, ben distanti dal cemento attuale. Il nome Scampia, deriva da Scampo, campo non coltivato. Scampia, Chiaiano, Piscinola hanno una tradizione rurale impressionante, totalmente dimenticata dalle istituzioni. Basti pensare che i ruderi della cisterna romana di Scampia, risalenti al I secolo d. C. oggi sono collocati su uno spartitraffico e le pietre vengono continuamente mosse dai giardinieri per tagliare le erbacce. A Scampia si potrebbe creare il primo museo "dal basso", gestito dalla popolazione locale, dalle associazioni, un bene comune vero, occupando finalmente le decine di laureati in conservazione e gestione dei beni culturali presenti nel territorio. Gli spazi ci sono, l'elenco potrebbe occupare diverse pagine. Sono convinto inoltre, che i tanti tombaroli, soprattutto dell'area piscinolese, che nel corso degli ultimi 70 anni, hanno depredato tombe e vecchi ruderi, attraverso un'iniziativa del genere, cederebbero volentieri reperti spesso ammuffiti in casa.

La domanda numero uno, che rivolgo soprattutto alla Sovrintendenza, è: dove sono questi reperti? Si può avere un elenco preciso di quello che fu trovato? Vi siete presi reperti per darci il carcere e il cemento armato.

Quella è la nostra Storia, quelle sono le nostre radici, non sono solo 4 pietre, ma la testimonianza di un popolo che tutelava il suolo, il paesaggio, le flora e la fauna. Altro che ecoballe, la vera Campania Felix. Illustri poeti del 700 e dell'800 definivano Scampia "il mare verde di Napoli", tanto che il Grand Tour della borghesia del vecchio continente faceva tappa proprio da queste parti. Un piccolo museo potrebbe essere fonte di lavoro, di indotto e finalmente si potrebbero invertire i flussi. Forse un giorno si verrà a Scampia non più per comprare il kobret e l'eroina nelle piazze di spaccio, ma per visitare un museo ecologista, interattivo, di tutti, dal basso, popolare, ma soprattutto capace di renderci orgogliosi del nostro passato.





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