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L'Indiana Jones dei cavernicoli " Io, cervello in fuga ante litteram"
Stefano Parola
09 dicembre 2017 LA REPUBBLICA



È un Indiana Jones un po' particolare: Sono quasi il contrario di lui, dice Francesco D'Errico, 60 anni, paleoantropologo di fama mondiale. E spiega: Passo la maggior parte del tempo ad analizzare materiali piuttosto che a lavorare negli scavi. È vero, però, che ha girato il mondo per esplorare siti preistorici. Solo così, in fondo, si diventa il ricercatore italiano con il maggior impatto scientifico e la più alta prolificità in ambito umanistico.

Ormai vive da anni in Francia, a Bordeaux, dove è direttore di ricerca del Cnrs francese, ma Francesco D'Errico è torinese: Sono nato a Foggia e la mia famiglia si è trasferita in città quando avevo dieci mesi, perché papà lavorava all'Ispettorato del lavoro. Ci ho vissuto fino al 1984.

Sono andato al liceo D'Azeglio e poi all'Università, racconta. Fu un periodo cruciale per la sua formazione: Sono uno storico, che verso la fine del percorso da studente ha virato su antropologia e archeologia. A Torino ho iniziato a studiare anche l'anatomia e ho capito che per il mio lavoro sarebbero servite pure le analisi al microscopio.Poi la sua carriera è decollata: Ho avuto varie borse di studio, a Pisa, a Parigi, in Germania, a Madrid, a Cambridge. Diciamo che ho fatto un Grand Tour d'Europa durato dieci anni.

Torino resta nel suo cuore: Ci torno sempre a Natale, perché i miei genitori e mio fratello vivono lì. Nella sua mente ci sono invece i principali siti paleolitici, da quelli francesi fino a quelli del Sudafrica, passando per Spagna, Marocco, Kenya,Ucraina, Cina.

Negli ultimi vent'anni mi sono interessato soprattutto all'origine dei comportamenti simbolici: a quando risalgono le prime incisioni e i primi segmenti di pittura? Questi comportamenti sono frutto di un cambiamento immediato o graduale? Sono alcune delle domande cui cerco di dare risposte, racconta D'Errico.

Uno dei temi più affascinanti riguarda gli ornamenti: Fino a dieci anni fa si pensava che i più antichi risalissero al paleolitico superiore (tra 40 mila e 10 mila anni fa, ndr), invece abbiamo dimostrato che alcune conchiglie venivano già utilizzate in Nord Africa 120 mila anni fa. Anzi, a un certo punto è cambiato pure il modo di attaccarle: insomma, si può dire che fosse variata la moda. È con scoperte del genere che si scalano le classifiche dei ricercatori più citati. Peccato, però, che per farlo occorra lavorare in Francia: Anche in Italia, però, ci sono ottimi colleghi, dice D'Errico. Ma aggiunge: Purtroppo i problemi dell'accademia italiana li conoscono tutti: nepotismi, laboratori che si fanno la guerra, cattedre a concorso una volta ogni dieci anni. Se fossi rimasto in Italia sarebbe stato difficile trovare un posto. Però vedo che ora le cose stanno migliorando: almeno adesso di questi temi si parla.



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