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Una vita da precario
Alessio Traficante
http://www.huffingtonpost.it/alessio-traficante/una-vita-da-precario_a_23303279/

Quelle che state per leggere sono belle parole, direte voi. Ispirate, concrete, pienamente condivisibili. In fondo la ricerca è da sempre fonte di benessere e di crescita per una società (ma magari ci torniamo più in dettaglio in un altro post). Il lavoro è un diritto, e se qualcuno di noi ha scelto la via della scienza lo Stato dovrebbe promuovere, e dovrebbe anzi essere suo interesse promuovere, la carriera di un giovane e promettente ricercatore. Lo Stato dopotutto ci ha formato per lunghi (e costosi, a spese di tutti) anni per permetterci di raggiungere leccellenza attraverso una laurea prima, e un master e/o un dottorato di ricerca poi.

Articolo 4 della Costituzione Italiana:
La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, una attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società.

Articolo 9 della Costituzione Italiana:
La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.
E poi cè la realtà, quella in cui la ricerca è drammaticamente portata avanti e sorretta in maniera sostanziale da persone senza un futuro possibile, i precari. E qual è lidentikit del precario della ricerca? Un precario, è semplice, è come un supereroe. Di quelli che, nei fumetti, hanno la doppia identità.

A lavoro, è costantemente impegnato su progetti ad altissimo spessore tecnologico e innovativo. Il super-precario si trova solitamente di fronte alle tecnologie più avanzate, anzi spesso le pensa e le inventa, queste tecnologie. Non è facile contattarlo perché quando è a lavoro la sua mente viaggia tra calcoli molto complessi su cui ha dovuto studiare per anni, o manovra strumenti di laboratorio del valore di milioni di euro per permettere lavanzamento e il progresso scientifico e culturale del nostro Paese.

Quando esce dai laboratori, invece, il super-precario si trasforma e lo riconoscete facilmente, quando lo incontrate. Ha in media 40 anni, a volte anche molti di più, ma si comporta ancora come un ragazzetto di venti anni. Quando può vive ancora con i suoi genitori, o con dei co-inquilini, e se al supermercato ce un 3×2, non se lo lascia certo sfuggire, con quel che costa mangiare al giorno doggi.
Ancora a casa con i genitori a 40 anni?, verrebbe da pensare. Eh beh vorrei vedere chi, con un contratto a scadenza che non si sa se verrà mai rinnovato, sarebbe in grado di farsi concedere un mutuo da una banca, oggi. Voglio dire io, che lo so bene quanto è instabile questo lavoro, se potessi non glielo concederei mai un mutuo, considerando anche il sistema di sostegno e di reinserimento nel mondo del lavoro dei disoccupati nel nostro Stato, un problema che certo non riguarda solo noi precari della ricerca.
O vorrei vedere chi possa permettersi il lusso di una cena di pesce al ristorante, o di comprare del buon vino. Quello Docg invecchiato almeno 3 anni, dico. Almeno lebbro piacere di un vino dozzinale possiamo ancora permettercelo.
Per i più fortunati invece, cè gia una famiglia con dei figli. E qui la fortuna significa che la compagna, o il compagno, hanno un lavoro. Uno vero, intendo. Di quelli che non solo porti lo stipendio a casa a fine mese, ma soprattutto sai che lo porterai anche il mese successivo. Eh sì, perché il contratto tipico del precario è di quelli cosiddetti flessibili. Un termine elegante, inventato dalla politica per non dire contratto che scadrà tra due-tre anni (se sei fortunato, altrimenti anche meno) e poi chissà, forse lo rinnoviamo, forse no pazienza.
Più lunga come definizione, certo, ma purtroppo corretta. E da cosa dipende il rinnovo? Dai fondi a disposizione dellente? Ma neanche per sogno, perché i fondi non ci sono. Tagliati costantemente e inesorabilmente per anni. Non sia mai, investire in un sistema che crea benessere al Paese. Il rinnovo dipende quasi esclusivamente dai cosiddetti fondi esterni, ovvero da finanziamenti, in larga parte Europei, su singoli bandi di progetto cui i nostri capi hanno applicato e, se sono davvero bravi, hanno anche vinto. Bandi che generalmente mantengono vivi i progetti (e i precari) per 3-5 anni, poi?
Poi se il capo, lui sì con un posto a tempo indeterminato, malauguratamente non applica a un nuovo bando beh pazienza. Tutti a casa. Tranne il capo, eh. Solo noi. A 40 anni. Di media. Con il nostro dottorato di ricerca, la nostra esperienza e la voglia di fare il nostro lavoro, che poi è finalizzato alla crescita dellintero Paese. Con buona pace degli articoli 4 e 9 della nostra Costituzione, la più bella del mondo, dicono.
Meno male però che ora le cose stanno cambiando. Ora cè la ripresa. E con lei nuovi investimenti. Infatti in questi giorni in cui si discute degli emendamenti alla nuova legge di Bilancio, si parla anche di emendamenti volti a superare la piaga del precariato.
Quindi niente più supereroi nei nostri centri di ricerca? Ma neanche per sogno. Lesercito di super-precari in tutti gli enti di ricerca è di circa 9000 unità. Lemendamento approvato al Senato nella notte del 28 Novembre parla di 2000 precari assunti. Per un investimento di circa 120 milioni di euro. Non male come inizio, direte voi.
Peccato però che lemendamento preveda lo stanziamento di 10 milioni di euro nel 2018. E di altri 50 nel 2019. Unera geologica oltre, considerando che nel mezzo ci saranno le elezioni più incerte degli ultimi anni e queste cifre potranno facilmente essere stravolte. E al conto comunque ne mancano altri 60, di milioni. Dove sono finiti? Saranno in co-finanziamento da parte degli enti che assumono. Cioè li mettono i nostri enti di ricerca. E dove li prendono, se non li mette il governo? Non è dato saperlo.
Quindi, quello su cui si può davvero contare sono 10 milioni. Ovvero circa 200 assunti, non 2000. Su 9000. E al danno si aggiunge la beffa, poiché lemendamento è stato salutato da tutti come il governo assume duemila precari della ricerca. E forse il governo dovrebbe cominciare ad assumerne almeno uno da far lavorare per lui, che noi sappiamo far di conto e possiamo essere daiuto quando si aggiunge, per sbaglio sintende, uno zero di troppo ai numeri che si fanno circolare.
È per queste ragioni che negli ultimi mesi abbiamo deciso di agire. Sfilarsi i panni dei ricercatori, per indossare quelli della protesta. Non è possibile mantenere il silenzio di fronte a questo svilimento del capitale umano, allo sfaldamento di un comparto fondamentale per la crescita e il benessere del nostro Paese, come quello della ricerca. Non possiamo più accettare di essere trattati come insulsi numeri da usare solo in campagna elettorale, a cui vengono solo offerte false e pretestuose promesse senza sostanza.
È per questo che da diverse settimane i precari di varie sedi del Centro Nazionale Ricerche (CNR), il più grande ente di ricerca italiano, sono in stato di agitazione e di occupazione. E da questa settimana anche lIstituto Nazionale di Astrofisica (Inaf), il mio istituto, è in stato di agitazione con assemblee permanenti e occupazioni in varie sedi sparse nel territorio, da Catania a Roma. E altre ancora se ne aggiungeranno presto.
Se non vi è mai capitato di incontrare un super-precario in strada, perciò, questo è il momento adatto. Passate di fronte a una delle nostre sedi, e ci troverete in qualche stanza a discutere del nostro futuro. A capire come far recepire al nostro governo che la ricerca è la chiave per assicurare un presente e un futuro prospero alla nostra bella terra, per accrescere il nostro benessere sociale, culturale ed economico.
E se lo fate per favore portate macchine fotografiche, account twitter, profili facebook ed ogni altra meraviglia tecnologica che esiste solo grazie al lavoro silenzioso di legioni di super-precari nei vari laboratori del mondo. E spargete la voce insieme a noi, fate arrivare al governo il nostro grido che è anche la vostra battaglia, se davvero volete una nuova Italia in cui crescita, investimenti e lavoro siano una realtà concreta. E per favore, non dimenticatevi di portare anche quella bella bottiglia di Barolo che ho visto laltro giorno in una enoteca, ma che non so se e il caso di comprare, con un contratto che scade tra 3 mesi e le rate della macchina da pagare



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