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A Taormina chiude l'albergo che ha ospitato i potenti per il G7
di ALESSANDRA ZINITI
11 dicembre 2017 LA REPUBBLICA



Il San Domenico, meta di sceicchi e di stelle del cinema, si ferma per la ristrutturazione dell'ex convento. Da struttura a cinque stelle si trasformerà in un modesto hotel stagionale. La proprietà ha annunciato il licenziamento collettivo dei 35 dipendenti

Sulla stessa terrazza con vista mozzafiato in cui una 34enne Audrey Hepburn ricevette il David di Donatello per "Vacanze romane", solo sei mesi fa i Grandi del mondo hanno assistito, anche loro incantati, allo spettacolo delle Frecce tricolori a conclusione del G7. Ultimi ospiti eccellenti di uno degli alberghi più famosi del mondo, simbolo dell'hotellerie di lusso di Taormina, che improvvisamente rotola sul tristissimo crinale del declino.

Altro che rilancio dell'immagine di Taormina dopo il vertice internazionale di maggio. Al termine di una stagione che in tutta l'isola ha fatto segnare percentuali positive a due cifre delle presenze turistiche, l'hotel San Domenico chiude i battenti a tempo indeterminato, forse un anno, forse due, per una ristrutturazione dell'ex convento che, da albergo cinque stelle lusso frequentato tutto l'anno da potenti, stelle del cinema e milionari di tutto il mondo, meta preferita di sceicchi e principi d'oriente, si trasformerà in un più modesto hotel stagionale. Così ha deciso la nuova proprietà, la "Taormina hotel management" del gruppo Statuto subentrata nella gestione dopo aver soffiato l'hotel per soli 200.000 euro allo sceicco del Qatar Hamad Bin Jassim Al Thani nell'asta per la vendita degli alberghi siciliani del gruppo Acqua Marcia di Francesco Bellavista Caltagirone. Dopo avere sborsato 52, 5 milioni di euro, nei giorni scorsi il legale rappresentante della società acquirente ha annunciato ufficialmente il piano di ristrutturazione che costerà il lavoro ai 35 dipendenti per i quali è stato avviato il licenziamento collettivo.

Da Trump alla Merkel, da Trudeau a Macron, dal premier giapponese Abe a Paolo Gentiloni, i capi di Stato che a maggio hanno partecipato al G7 di Taormina con le relative consorti, tra una riunione e l'altra, si sono fatti guidare lungo le meravigliose sale dell'hotel i cui arredi, vere e proprie opere d'arte, erano state salvate in extremis dalla Soprintendenza ai beni culturali di Messina che solo due mesi prima aveva bloccato l'asta di 167 tra quadri d'autore, bassorilievi, mobili, portali, persino il sarcofago di un nobile, provenienti dalla liquidazione degli hotel di Acqua Marcia e che il tribunale di Roma aveva affidato alla casa d'aste Bonino. Secondo la Soprintendenza il San Domenico è un albergo museo che costituisce un'unica opera d'arte e dunque quei beni potevano essere venduti singolarmente ma non potevano in nessun modo essere spostati dal loro contesto.

Una tristissima parabola quella del San Domenico con le sue 90 stanze e 15 suite che dal 1896 ad oggi hanno visto passare Guglielmo Marconi e Luigi Pirandello, Thomas Mann e Richard Strauss, Audrey Hepburn, Marlene Dietrich e Ingrid Bergman oltre ad una infinita lista di reali di tutto il mondo, solo a stare alle foto d'epoca che fanno bella mostra di sé negli archivi dell'albergo che i principi di Cerami vollero ricavare da quel convento di frati domenicani costruito alla fine del 1300.

Fasti di altri tempi. Ora la Taormina hotel management, come si legge nella lettera inviata ai sindacati, alla Regione Sicilia e all'ispettorato del lavoro, "ha valutato la diseconomicità di mantenere un'apertura annuale della propria struttura alberghiera e pertanto si trova nella necessità, una volta ultimati i lavori di ristrutturazione, di mutare il periodo di apertura dell'hotel da annuale e stagionale". Ristrutturazione complessa
e non ancora autorizzata, dai tempi molto lunghi e imprevedibili. Da qui la decisione dell'azienda di procedere con un piano di licenziamento collettivo. Natale tristissimo per le famiglie dei 35 dipendenti, degli 11 della cooperativa a cui erano affidati alcuni servizi, e per tutta Taormina



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