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Divo Nerone giù la copertura dell'ecomostro ora tocca al palco
Gabriele Isman
07 dicembre 2017 LA REPUBBLICA



Rimosso dal parco archeologico del Colosseo il tetto della struttura che ha ospitato l'opera- flop La produzione dovrà restituire 40mila euro

L'ecomostro ha perso la sua copertura attorno alle 15.30, quando la Vigna Barberini sul Palatino ha cominciato finalmente a recuperare il proprio aspetto. Il sipario sul Divo Nerone era calato a giugno, le 81 rappresentazioni previste si erano ridotte a 11, tra attori e maestranze non pagate e le tribune da 3mila posti che erano arrivate ad accogliere 30 spettatori. E mentre le cause legali contro la casa produttrice, la Nero Divine ventures, si preparano a debuttare nelle aule giudiziarie a gennaio si terrà la prima udienza per l'istanza di fallimento presentata da 54 tra artisti e maestranze che attendono da giugno gli stipendi ieri sono cominciate le operazioni di rimozione del palco: la copertura ora è a due metri da terra, dopo una discesa di 34 metri dal suo punto più alto. Tecnici specializzati stanno lavorando velocemente per concludere tutta l'operazione.

La produzione non ha trovato i soldi per riprendersi l'ecomostro, e così è dovuto intervenire il palco archeologico del Colosseo: circa 40mila euro il costo, che verrà addebitato alla Nero Divine.

Federica Galloni, direttrice ad interim del Parco, l'aveva promesso: Se non hanno i soldi per tirare giù la struttura, provvederemo noi in danno. E così è andata, anche se occorrerà ancora qualche giorno di lavoro per rimuovere i cinque pilastri e il palco, a patto che le condizioni meteorologiche siano favorevoli. L'obiettivo di liberare il Palatino entro Natale che si era prefissata Galloni quindi dovrebbe essere ampiamente raggiunto. Il costo della rimozione è sceso dagli iniziali 60mila euro (più Iva) a 40mila perché la Nero Divine ventures provvederà a portar via dal Palatino le strutture smontate.

Restano in piedi le cause giudiziarie e quelle societarie tra cui quella tra il produttore Cristian Casella della Nero Divine Ventures e Lazio Innova, la partecipata della Regione che nel progetto aveva investito 1 milione e 50 mila euro di cui aveva poi chiesto la restituzione. La Nero Divine a sua volta aveva firmato una convenzione con l'allora soprintendente per il Colosseo, Francesco Proseperetti, prendendo in affitto la Vigna Barberini per 250mila euro da maggio a settembre: 2.500 euro a sera il costo medio.

Per il lato politico dei patrocini che aveva ottenuto il Divo Nerone, il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini si era assunto le sue responsabilità telefonando al programma di Massimo Giletti su La7. Ma il problema maggiore per la Nero Divine Ventures restano i guai giudiziari: anche il regista Gino Landi, l'autore Ernesto Migliacci, gli scenografi Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo, premi Oscar come la costumista Gabriella Pescucci, hanno annunciato, attraverso l'avvocato Giorgio Assumma, di voler far causa alla produzione. L'azione legale però non è ancora stata presentata.

Intanto nelle ultime settimane sarebbero stati pagati i contributi Inps ad attori e maestranze fino al mese di giugno, sebbene i contratti arrivassero fino al 10 settembre per i primi e al 20 per i secondi.



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