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LIBERARE LA REGGIA DI CASERTA
Cesare De Seta
23 dicembre 2017 LA REPUBBLICA




Per fronteggiare il dramma dei migranti che dal bacino mediterraneo si spingono nei Paesi più prossimi bisogna dire che l'Italia ha fatto e continua a fare la sua parte con grande dignità e lungimiranza. Una conferma è il progetto del Viminale che consente ai migranti richiedenti asilo di svolgere attività socialmente utili senza ricevere alcun compenso. Il ministro dell'Interno, Marco Minniti, ha siglato un accordo tra il governo e gli enti locali: senza entrare nei dettagli, conviene sottolineare che nel programma al fine di decongestionare i centri d'accoglienza attivi sono stati inseriti anche Pompei e la Reggia di Caserta, d'intesa con il ministero dei Beni culturali. Due tra i siti più celebri al mondo, tra i più visitati d'Italia e con problemi enormi.

Il direttore del Parco archeologico di Pompei, Massimo Osanna, aveva lanciato l'idea nel 2016 con due progetti in cui inserire i migranti: uno per la vigilanza e la custodia, un secondo per la manutenzione di questo immenso patrimonio storico-archeologico, per affiancare i migranti a quanti già vi operano. Questa linea progettuale non sottrae lavoro agli italiani, è un ausilio per la salvaguardia di questi beni e un modo per dare dignità a questi uomini: Osanna spera anche di pescare, nel bacino dei richiedenti asilo politico, architetti, ingegneri, magari archeologi.

Una politica saggia che potrà ridurre i centri attuali di accoglienza, dove i risiedenti sono stipati come sardine senza poter fare nulla ai fini della loro integrazione. Il direttore del Polo museale della Reggia di Caserta, Mauro Felicori, ha condiviso gli intenti del progetto e ha dichiarato che i migranti potranno essere utilizzati per la manutenzione dell'immenso parco, del Giardino inglese e forse per lavori all'Acquedotto carolino. Allo stato attuale non si sa quanti saranno i migranti di cui potranno disporre.

A questo punto è necessario fare un passo indietro: quando fu istituito il Polo museale della Reggia di Caserta, il ministro Dario Franceschini mi chiese di far parte del Comitato scientifico costituito da tre membri designati da Mibact, Regione e Comune. Per la Reggia di Caserta avevo già avuto l'onore e l'onere di presiedere nel 2000 la Commissione nazionale per il rilancio e la valorizzazione della Reggia vanvitelliana, istituita dalla ministra Giovanna Melandri. Redigemmo un rapporto organico, con una decina di illustri esperti, che fu edito tempestivamente dallo stesso ministero, ma che rimase lettera morta.

Nel Rapporto Melandri si chiedeva prioritariamente di sloggiare l'Alta scuola della pubblica amministrazione che occupa metà del piano nobile: questa parte dell'appartamento reale ha subito danni ingenti nei decenni a causa di ammodernamenti indegni e "restauri" selvaggi eseguiti in totale autonomia. Nessuno fino a oggi ha osato intaccare l'autonomia di questa potente lobby, come la definì su Affari e Finanza (2014) Alberto Statera. Così lo Stato arreca danno a se stesso. Nel rapporto ci sono indicazioni analitiche sull'uso funzionale e sulla destinazione dei diversi piani della Reggia, con un ampio corredo di mappe. Uno dei risultati importanti fu quello di commissionare un rilievo scientifico del monumento che mancava. Questa doverosa segnalazione la feci anche al ministro Franceschini, ponendola come condizione perché accettassi di far parte del comitato scientifico. Il ministro mi assicurò che si sarebbe impegnato in tal senso con il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, l'unico che ha il potere di dislocare altrove l'Alta Scuola della pubblica amministrazione i cui spazi dovrebbero far parte del percorso museale ed essere destinati ad accogliere ricche collezioni.

Non dubito che Franceschini abbia tenuto fede a questa persino ovvia richiesta, ribadita da chi scrive e condivisa dagli altri membri in ogni riunione convocata dal direttore Felicori. Franceschini, già ministro del governo Renzi, si era attivato per liberare i sottotetti della Reggia destinati ai cadetti dell'Accademia aeronautica, vincendo le strenue resistenze opposte dal ministero della Difesa. Fu lo stesso Franceschini a definire la Reggia un vascello fantasma ridotto a condominio . Per quanto incredibile sia, solo il 20- 25% della Reggia era destinato a usi propri, tutto il resto occupato da residenze, attività le più diverse e del tutto improprie.

Non v'è dubbio che l'impegno profuso dal direttore Felicori abbia di molto migliorato le cose nell'uso della Reggia, dandole smalto e visibilità anche con attività non tutte condivisibili prese in piena autonomia, come la regata tra Cambridge e Oxford nel bacino d'acqua che segna la Reggia. Il capolavoro di Luigi Vanvitelli la più grande residenza europea al tramonto dell'Ancien Régime deve essere gestita nel rispetto delle sue intrinseche e specifiche qualità. È immaginabile che la Reggia di Versailles abbia metà dell'appartamento reale destinato a uffici dello Stato?

Il mio auspicio è che il presidente del Consiglio come è nei suoi poteri rimuova l'Alta scuola della pubblica amministrazione dal piano nobile. Gentiloni ha già mostrato di essere consapevole della rilevanza dell'immenso patrimonio d'arte e di cultura del Paese e di come esso vada tutelato e gestito. Come peraltro ha testimoniato per il recupero e il restauro delle aree terremotate. Dopo 17 anni dal Rapporto Melandri e dopo 2 anni dalla creazione del Polo museale credo non sia irrispettoso chiedere al presidente Gentiloni di prendersi cura della Reggia di Caserta.



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