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Il museo tradito ritardi, erbaccia e anche il filmato va in cantina
Michele Ottolino
27 dicembre 2017 LA REPUBBLICA



Viaggio nel Bastione di Santa Scolastica: sospesi le visite guidate e il video multimediale sulla storia di Bari e della fortezza: "Archeologi sottopagati"

"Stupendo". "Wonderful". "Un tesoro nascosto". Sul quaderno riservato ai visitatori del bastione di Santa Scolastica ci sono anche commenti in tedesco e giapponese. È l'anticamera di quello che sarà il museo archeologico di Bari quando sarà completato il restauro del monastero incastonato nella muraglia, appena oltrepassata la basilica di San Nicola.

Sul quaderno però ci sono anche critiche e domande. " Perché non c'è il video multimediale?", chiede Laura il 3 dicembre. " Quando vi decidete a tagliare l'erba?", scrive Claudio. "Bisognerebbe valorizzarlo di più", consigliano in tanti. "Torneremo nella speranza di trovarlo più valorizzato e conosciuto dagli abitanti di Bari vecchia!!", si augurano Loretta e Carlo di Modena il 10 dicembre.

Per i tanti turisti che approdano a Bari il monastero di Santa Scolastica dovrebbe essere una delle tappe obbligate. Soprattutto per i croceristi che lo incrociano all'uscita dal porto. Ma così non è perché è scarsamente pubblicizzato. E perché non è nel cuore della Città metropolitana che l'ha ereditato dalla Provincia. L'inaugurazione del bastione, un assaggio dei lavori di restauro del monastero che si protraggono ormai da decenni, risale a ottobre 2014. In quell'occasione, i vertici dei Beni culturali e della Soprintendenza, assieme al vicepresidente della Provincia Nuccio Altieri, promisero solennemente che l'anno successivo, ossia a fine 2015, sarebbero stati ultimati i lavori e finalmente anche Santa Scolastica si sarebbe aperta al pubblico con i trentamila reperti del museo archeologico da oltre vent'anni chiusi negli scantinati dopo il trasloco dalle sale dell'Ateneo.

Da allora sono passati tre anni e non solo il monastero è ancora un cantiere ma anche il bastione e la retrostante area archeologica con i resti della chiesa e del convento di San Pietro sono in abbandono. Le visite al bastione nel 2014 furono avviate all'insegna della modernità con un video in 3d che era la parte più esaltante della visita. C'era " il cancelliere Jacopo de Russis, conservatore delle munizioni e dell'artiglieria della magnifica duchessa di Bari, nonché regina di Polonia Bona Sforza", ad accogliere i visitatori con l'immagine proiettata sulle pareti e sul pavimento a rosoni e tessere policrome, testimonianze della chiesa di San Giovanni e Paolo risalenti all'XI secolo, emerse dagli scavi assieme alle tracce di fortificazioni medievali e di un villaggio dell'età del bronzo. Il filmato raccontava per immagini e ricostruzioni la storia della fortezza e di Bari.

Una cooperativa di giovani archeologi si occupava di fare partire il video e poi di guidare i visitatori anche all'esterno, nella vasta area archeologica dove si ergono le colonne del convento francescano risalente agli inizi del cristianesimo e dove leggenda vuole che sia transitato san Pietro. Le visite al bastione erano scadenzate su un calendario orario per consentire la visione del filmato e la visita guidata a una ristretta selezione di vasi, anfore ed elmi della collezione archeologica e il tour esterno tra i resti del convento di San Pietro. Il costo del biglietto era di 5 euro. Da maggio scorso però le visite guidate sono state sospese perché gli archeologi non riuscivano a ritagliarsi una dignitosa retribuzione dagli incassi dei biglietti d'ingresso. Senza archeologi, niente filmato che sicuramente sarà costato decine di migliaia di euro e che ora probabilmente fa compagnia ai reperti chiusi a chiave negli scantinati, mentre i preziosi proiettori pendono inutilmente dal soffitto.

All'ingresso ora c'è una sola addetta, è stato abolito anche il biglietto d'entrata, rigurgito di buonsenso di fronte all'assenza dei servizi. Non ci sono audioguide, le informazioni sui reperti sono scarne e solo in lingua italiana pur sapendo che molti visitatori sono stranieri, i resti del convento di San Pietro all'esterno sono divorati dalle erbacce. I vari " meraviglioso", "wonderful" e "incantevole" vergati sul quaderno degli ospiti, quindi, fanno ancora più male perché il posto è unico ma andrebbe valorizzato e reso fruibile con servizi e finanziamenti adeguati. Del resto, anche nell'altro scrigno della Città metropolitana, la Pinacoteca Corrado Giaquinto, dalla parte opposta del lungomare, è scarsa la considerazione per i visitatori, in special modo degli stranieri. Ore 11,30 della vigilia di Natale, prima di noi c'è un visitatore di Salisburgo, lo scopriamo dal registro delle visite che fanno firmare all'ingresso.

Anche qui, niente audioguide. Nelle prime sale ci sono i dipinti e le sculture dei guerrieri di Xi'an rivisitate da Sandro Chia con accanto i cartellini informativi in italiano e inglese. Negli stessi spazi ci sono le opere della collezione permanente della Pinacoteca con le indicazioni solo in italiano.

Anche davanti alla saletta climatizzata che ospita il capolavoro di Giovanni Bellini, il San Pietro martire, il cartello che raccomanda l'ingresso a non più di quattro persone è solo in italiano. Così come l'avviso all'interno, posto di fianco al dipinto, che invita gli ospiti a visitare anche il retro dell'opera perché sul legno ci sono disegni a carboncino fatti dallo stesso Bellini. Il visitatore austriaco è rimasto estasiato per diversi minuti davanti al dipinto del San Petro martire, poi stava per andar via quando è tornato indietro incuriosito dalla nostra escursione sul retro dell'opera. Dopo aver ammirato i disegni, ci ha ringraziati con un sorriso.



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