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Firenze. Capucci lascia Villa Bardini. I suoi abiti a Palazzo Pitti?
Chiara Dino
Corriere Fiorentino 9/1/2018

In mostra i disegni dello stilista. Bella lidea di uno spazio nel Museo della Moda

Che la mostra allAndito degli Angioini con i suoi 72 disegni per il teatro sia il canto del cigno di Roberto Capucci a Firenze non è certo. Potrebbe succedere, nei prossimi giorni, che il direttore degli Uffizi Eike Schmidt, apra le porte del suo Museo della Moda al maestro couturier in modo più stabile ospitando alcuni dei suoi abiti più importanti. Unipotesi non peregrina. Vedremo si lascia scappare Schmidt non è escluso. Magari commenta lottantasettenne stilista romano Sarebbe bellissimo avere uno spazio per me in questo museo, mi servirebbe uno sponsor. Ipotesi che si sta prendendo in esame perché da fine 2017 Villa Bardini non ospita più il Museo Capucci. Gli ultimi vestiti della collezione permanente sono andati via tra Natale e Capodanno, in sordina: Da lunedì 27 il Museo della Fondazione Roberto Capucci sito in Villa Bardini sarà chiuso per lavori alla struttura degli spazi precedentemente programmata sta scritto sul sito della Fondazione Capucci Sarà nostra premura avvertire i gentili visitatori sulle modalità e tempistica della nuova apertura. In realtà la questione è più complessa. Oggi gli abiti che sino a qualche settimana fa stavano su a Villa Bardini sono stati restituiti ai legittimi proprietari la cosa era nellaria da qualche mese e adesso si fa largo lidea di valorizzarli a Palazzo Pitti. Dove fino al 14 febbraio scoprire un Capucci inedito è unesperienza piacevole.

I costumi di scena da lui disegnati nel corso degli ultimi 15 anni, alcuni anche nel 2017 e dunque recentissimi, sono frutto di un estro creativo fine a se stesso. Sono disegni immaginari creati per ipotetici personaggi del teatro maschile. Un omaggio alluomo che Capucci ha voluto fare in fondo per gioco dopo anni trascorsi a valorizzare luniverso femminile.

Quello che è in mostra (con una sezione video dove le varie opere scorrono proiettate sul pavimento dellultima sala espositiva) sono dunque immagini i cui elementi salienti sono un tratto sicuro e un accostamento di colori di straordinario effetto. I decori e i colori, come ha fatto notare il direttore degli Uffizi Eike Schmidt affastellano copricapi e fianchi dei personaggi con volute che rimandano al liberty; i corpi sono tratteggiati con linee severe, dal rigore quasi geometrico. Ma sono solo creazioni fantastiche dello stilista, il quale, a parte qualche sporadica collaborazione, è stato parco nel prestare la sua matita ai teatri. E anche oggi a chi gli chiede se disegnerebbe per il teatro del Maggio, risponde: Forse sì, ma per una cosa nuova, mica per una Bohème o roba del genere.



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