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San Casciano Val di Pesa. LIndiana Jones della Memoria
Adam Smulevic
Corriere Fiorentino 9/1/2018



Cappello a tesa larga, cinturone da cowboy, stivali impolverati. Non ha forse la prestanza di Harrison Ford, ma un po a Indiana Jones assomiglia. Anche lui in fondo è un archeologo. Ma non sono reperti antichi a interessarlo, quanto il richiamo di una Memoria individuale e collettiva che più passa il tempo e più rischia di essere condannata a un triste oblio. Salvo storie, salvo nomi, è la mia missione.

Gunter Demnig è un artista, è tedesco e ha da poco tagliato il traguardo delle settanta primavere. Da oltre 20 anni gira lEuropa, a partire dalla sua Germania, per incastonare nei marciapiedi delle città dove il regime nazifascista si espresse ai più alti livelli di barbarie le sue stolpersteine. E cioè quei sampietrini, noti in Italia come pietre dinciampo, che ricordano davanti al luogo di residenza o di cattura cittadini perseguitati (e mai tornati a casa dal lager) perché ebrei, omosessuali, rom, oppositori politici. In pochi centimetri quadrati il nome della persona strappata alla vita, la data di nascita, il luogo e la data della morte. Dopo oltre 60 mila apposizioni, cui interviene sempre personalmente, questo mercoledì Demnig sarà a San Casciano Val di Pesa. Le pietre dinciampo non sono una novità per la Toscana, che le ha già accolte in diverse circostanze. Questa cerimonia avrà però un significato simbolico speciale, essendo la prima a svolgersi nella provincia di Firenze. Loccasione per ricordare Giacomo Modigliani e Paolo Sternfeld, entrambi ebrei. Giacomo aveva 52 anni, Paolo invece 56. Dopo una breve detenzione nelle carceri fiorentine e a Fossoli, un viaggio di sola andata per Auschwitz segnò inevitabilmente la loro sorte. A lanciare questo impegno di Memoria nel loro nome lamministrazione comunale, allinterno di un percorso condiviso con Marta Baiardi dellIstituto Storico della Resistenza in Toscana e quindi con la Comunità ebraica fiorentina, che sarà rappresentata dalla neo presidentessa Daniela Misul. Lappuntamento è per le 16 davanti ai civici 32 e 34 di via Roma. Ci sarà anche la figlia di Modigliani, Letizia.

Credo nel valore di una Memoria intensamente vissuta e compresa. Credo nellimportanza di trasmettere questo valore allinsieme della società, nei luoghi dove si costruisce ogni giorno cittadinanza: le nostre strade, le nostre piazze. Un piccolo ostacolo nel nostro cammino, più visivo che altro, per ricordarci cosa è stato e quale conquista, un mondo libero, democratico e plurale, dobbiamo oggi difendere con tutte le nostre forze da chi propone modelli opposti, racconta Demnig.

Tutto ha inizio a Colonia, nel 1993. Chiamato a realizzare uninstallazione sulla deportazione di cittadini rom e senti, lartista fu approcciato da unanziana signora secondo cui in quella città mai avevano vissuto esponenti di quella comunità. Quelle parole, frutto evidentemente di un pregiudizio radicato, ebbero in me leffetto di una scossa. È grazie a quella signora se da allora non ho più avuto dubbi: capii infatti che avrei dovuto consacrare la mia vita al ricordo di chi fu inghiottito nel vortice della Shoah e del sistema concentrazionario. Nome dopo nome, pietra dopo pietra. È un impegno per cui andrò avanti fino a quando avrò le forze.

La sfida, prosegue, è quella di de-ritualizzare una certa idea di Memoria che porta ad astrarsi dalle vicende concrete di esseri umani in carne ossa che fisicamente furono catturati, deportati, sottoposti a torture, annientati nei modi più orribili. La Shoah, come noto, ha causato sei milioni di vittime. Un numero impressionante, una massa di persone letteralmente inimmaginabile. La mia sensazione però è che la ripetizione costante di questo numero di per sé non sia sufficiente. È invece fondamentale andare a fondo delle storie, delle singole situazioni. Solo così, e penso soprattutto alle nuove generazioni, si potrà stabilire un rapporto empatico con quel passato. Solo così riflette i nostri giovani potranno affermare convintamente: questa Memoria è affar mio, mi riguarda.

Le pietre dinciampo come bussola ideale per orientarsi in un mondo sempre più confuso. Lho appreso dal Talmud , che è un testo fondamentale dellebraismo ma che in fondo parla a tutta lumanità. Cè un concetto, drammatico e profondo, che ho cercato di fare mio con questa iniziativa. Ed è quello dice Demnig secondo cui una persona è davvero dimenticata quando non ricordiamo più il suo nome.

Lartista-archeologo della Memoria ha già il piccone pronto. Il primo colpo di questo 2018 lo ha dato a Copertino, in Puglia. E poi, in appena due settimane, sarà in 36 diverse località in tutta Italia (tra le altre Livorno e Magliano in Toscana). Ogni pietra è una storia. Ogni storia è una ferita aperta e un monito per il futuro. Anche per questo conclude spero di incontrare tanti giovani.



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