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SOPRINTENDENZE - LA RIFORMA HA PRODOTTO SOLO CAOS AL SUD
Francesco D'Andria
Il Nuovo Quotidiano di Puglia, Lecce, 6 gennaio

Nel Venerdì di Repubblica di questa settimana un articolo di Antonio Ferrara illustra le più importanti scoperte dellarcheologia in Italia, nellanno appena concluso: per chi scrive la soddisfazione di vedere, nella mappa del Tesoro, Castro e la scoperta dellaltare di Minerva (di cui tanto abbiamo parlato su questo giornale), risultato tuttavia di lavori eseguiti soltanto grazie alla donazione di un privato!

Poi, guardando meglio la cartina, mi sono accorto che, per lItalia meridionale, gran parte delle nuove scoperte si concentrava a Pompei ed a Paestum; del tutto assenti regioni come la Basilicata e la Calabria dove fiorì la Civiltà della Magna Grecia con città splendide come Taranto, Crotone, Metaponto e Locri, tanto per citarne alcune.

Sarà certamente dipeso dalla casualità delle informazioni pervenute al giornalista, ma, effettivamente, la lacuna rappresenta plasticamente lo stato di crisi grave che ha colpito, in particolare larcheologia dellItalia meridionale, dopo lapprovazione di una normetta nella Finanziaria del 2016 in cui si autorizzava il Ministro dei Beni Culturali alla riorganizzazione, mediante soppressione, fusione o accorpamento degli uffici dirigenziali, anche di livello generale, del Ministero. Il Ministro Franceschini non aveva perso tempo, prendendo a modello il sistema deiBeni Culturali che tanti disastri aveva provocato in Sicilia, e la soppressione ha riguardato soprattutto le Soprintendenze archeologiche, che sono state accorpate in una Soprintendenza unica olistica, secondo la espressione ossessivamente ripetuta dai responsabili dellimpresa; sono stati anche istituiti 20 super-Musei, quelli archeologici completamente staccati dal territorio, tranne che per larea di Paestum. Intanto, con la legge Madia, le Soprintendenze erano messe sotto il controllo delle Prefetture. Perfetto!

A distanza di due anni dobbiamo prendere atto del caos in cui versa la ricerca e la tutela archeologica nellItalia meridionale. Le nuove Soprintendenze dellArcheologia, Belle Arti (sic) e Paesaggio sono state prevalentemente affidate ad architetti, rendendo oggettivamente più farraginosa lorganizzazione della tutela e della ricerca sul patrimonio materiale della Storia.

Dopo 100 anni la Soprintendenza Archeologica di Taranto, dove è custodita la memoria storica della ricerca in Puglia, è stata ridotta ad un ufficio periferico, perdendo le competenzesulla parte centrale e settentrionale della nostra Regione.

Un ulteriore colpo ad una città martoriata da problemi enormi di tenuta economica e civile: e la promessa di Franceschini di farne la città laconica, erede delleredità di Sparta, sembra davvero una beffa! Anche il Museo Archeologico, tra i 20 super-Musei a gestione autonoma, nonostante gli sforzi della sua Direttrice, tuttavia unarcheologa medievale nel Museo più importante della Magna Grecia, appare completamente avulso dalla ricerca sul territorio, che rimane in capo alla Soprintendenza.

Ora che sono andati in pensione le ispettrici che da anni operavano nei territori di Taranto e di Brindisi, si attende larrivo di due nuovi funzionari, vincitori del concorso.
Sembra che anche i due nuovi funzionari saranno archeologi medievali: ma per essere olistici non cè bisogno di avere conoscenze specifiche sulla straordinaria civiltà di Pitagora e di Archita! Con buona grazia delle Scuole di specializzazione in Archeologia che continuano a proporre percorsi differenziati per la Preistoria, letà classica ed il Medioevo.

Ma cè ancora dellaltro: con la dissennata abolizione delle Province, senza pensare a riattribuirne le competenze, anche due istituzioni come i Musei Provinciali di Lecce, dove sono conservati i tesori di Rudiae, e di Brindisi,con i bronzi di Punta del Serrone, una delle più importan-ti scoperte dellarcheologia subacquea, boccheggiano da due anni, creando un irreparabile danno allimmagine del-la nostra Regione ed alla libertà della ricerca scientifica, ormai ostacolata da inimmaginabili cavilli posti da burocrati di varia formazione, messi a dirigere questi Musei.

Il caos ormai è totale, con il proliferare di nuove strutture, alla faccia della semplificazione invocata dai nostri Riformatori: mentre restano inossidabili le dodici (dico dodici) Direzioni generali a livello centrale del Ministero,bisogna fare i conti con i Segretariati regionali del Ministero, eredi delle inutili e dannose Soprintendenze regionali, con le Direzioni dei Poli museali, con i Musei aut-nomi: una macchina infernale dalla quale nessuno può salvarsi, funzionari, cittadini, ricercatori.

Intanto in Basilicata il sistema dei Musei, tutti, tranne uno, archeologici, creato dal mio maestro Dinu Adamesteanu, lui sì, davvero un grande Soprintendente, sono al collasso e la Direttrice del Polo Museale, una storica dellarte moderna, si interroga sul da farsi; ma mancano funzionari specializzati e i Parchi archeologici di Metaponto e Policoro sono ormai allo sbando.

In Calabria il Ministero abbandona allo sbaraglio i suoi funzionari, in situazioni difficili come a Crotone, dove la magistratura indaga, su gravi e inquinate vicende di tutela.

La situazione grave in queste regioni è un ulteriore segno dellabbandono, da parte degli ultimi governi, di una reale politica di sviluppo culturale dellItalia meridionale: ancora più grave perché colpisce larcheologia, una delle risorse maggiori del Sud, anche a livello economico.

In questa situazione di caos le Associazioni di archeologi professionisti che operano nel Sud, i giovani che abbiamo formato nelle nostre Università, denunciano la perdita di importanti opportunità di lavoro... e la disoccupazione giovanile cresce. Al di là del trionfalismo con cui il Ministro Franceschini annuncia laumento dei visitatori paganti, il futuro Governo, di qualunque parte sia, dovrà necessariamente ripensare radicalmente scelte che sinora hanno provocato soltanto disastri.



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