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Roma. La nuova vita del Museo Nazionale dArte Orientale di Roma
ANDREA CIONCI
La Stampa, 18/01/2018

Dopo la chiusura della sede originale nel palazzo dei principi Brancaccio ora fa parte del Muciv nel quartiere dellEur. Accorpato al Museo etnografico, al Museo dellAlto medioevo e a quello delle Arti e tradizioni popolari


Un caso interessante quello del Museo darte Orientale di Roma (MNAO) che offre uno spaccato sulla situazione dei musei italiani e sulla riforma che ha investito più in generale i Beni culturali. Non poche polemiche avevano accompagnato la chiusura della sede originale nel neo-cinquecentesco palazzo dei principi Brancaccio, nel centro di Roma, in Via Merulana.

Del resto, era verosimile immaginare per il Mnao la stessa fine che ha coinvolto il Museo della Civiltà romana ancora chiuso per lavori, addirittura dal 2014. Invece, con una scelta ambiziosa, il direttore responsabile Filippo Maria Gambari, coadiuvato da tutto il personale, è riuscito a riaprire al pubblico nella nuova sede le collezioni orientali, in appena due mesi, con un allestimento temporaneo che espone circa i 2/3 della collezione.

Addio ai Brancaccio
Il vecchio Mnao, dopotutto, non era privo di fascino: immaginiamo un fastoso appartamento nobiliare accanto a Santa Maria Maggiore, carico di stucchi e tappezzerie, affollato di vetrine contenenti porcellane finissime, idoli dorati, giade traslucide e mirabili epigrafi scolpite in aramaico. Una sorta di salotto antiquario fine 800 che conteneva una tra le prime collezioni darte orientale in Europa. Purtroppo, un incendio, causato dal vetusto impianto elettrico, aveva da tempo fatto chiudere al pubblico un terzo della collezione. Il vecchio museo era inoltre privo di ascensore, di spazi per servizi aggiuntivi come bookshop, bar, etc. e costava allerario 700.000 euro lanno. (+ 22% I.V.A. = quasi 900.000).

La nuova sede dellEur
Il Museo Nazionale dArte Orientale spiega il direttore Gambari - adesso fa parte dei quattro poli raccolti dal Museo delle Civiltà (Muciv) presso il quartiere dellEur, a dieci km dal centro storico. E stato accorpato al Museo etnografico Pigorini, al Museo dellAlto medioevo e a quello delle Arti e tradizioni popolari. Questa scelta è stata ispirata anche dal fatto che lEur, di per se stesso, nacque negli Anni 30 come gigantesca vetrina dellItalia per il mondo. Inoltre, già negli Anni 70, pare che il suo ispiratore, lorientalista Giuseppe Tucci, volesse spostarvi il Mnao data lerezione del monumento a Gandhi nellomonima piazza qui accanto.
Laffitto è, adesso, di poco meno di 1 milione di euro lanno, ma viene versato allInail - ente statale - e non più a privati, oltre ad essere sensibilmente ridotto dallo scomputo delle opere di miglioria. Inoltre, lo spazio è tre volte tanto e consentirà linstallazione dei servizi aggiuntivi.

Tucci e i conti col passato
Nonostante il libro di Enrica Garzilli Tucci lesploratore del Duce (Asiatica Association ed., 2012.) abbia polarizzato un po la sua figura, creando fastidio a sinistra e una certa appropriazione a destra, il Museo è rimasto intitolato a questo dottissimo e avventuroso esploratore che, dal 1926 al 54, giunse là dove nessuno era ancora riuscito a mettere piede, in India, Giappone, Tibet, Afghanistan, Iran, Pakistan. Sempre protetto dal Ministro della Pubblica Istruzione di allora, Giovanni Gentile, per lui Tucci fondò lIstituto italiano per il Medio ed Estremo Oriente. Nel dopoguerra, lo studioso entrò nelle grazie di Giulio Andreotti che continuò a sponsorizzarlo. Maceratese, dominato da uninsaziabile curiosità verso loriente, Tucci fu il più grande tibetologo del mondo, almeno ai suoi tempi. Ebbe tre matrimoni; nato in una famiglia cattolica nel 1894, divenne buddista e si vocifera che sul letto di morte, avvenuta nel 1984, sia ritornato alla fede originaria.

Limpatto delle domeniche gratuite
Il Mnao non è un museo turistico al momento: molto dipenderà da quanto il Comune vorrà fare per rilanciare lEur in questa direzione. Riscuotono però grande successo fra i cittadini le domeniche gratuite. Se la media dei visitatori è di 300 persone al giorno, nellultima domenica gratuita sono state registrate 1918 presenze. Circa un quarto dei visitatori mensili proviene, quindi, dalla giornata free. Questo apre una riflessione sui risultati strabilianti presentati nei giorni scorsi dal Mibact sul numero dei visitatori nei musei italiani. Dietro nostra richiesta, il ministero ha fornito i numeri sullincidenza delle domeniche gratuite, prassi inaugurata dal ministro Franceschini. Nel 2017 i visitatori totali sono stati 50.103.996 di cui 3.549.201 nelle domeniche gratuite: il 7%.

Tuttavia, sui numeri forniti dal Mibact, ieri sono state sollevate perplessità da alcuni critici della riforma: i ben 8 milioni di visitatori per il Pantheon dichiarati dal Mibact sarebbero, infatti, lo stesso numero dei visitatori del Louvre, praticamente 22.000 persone al giorno: unintera curva da stadio raccolta quotidianamente nellantico tempio pagano, oggi basilica cristiana?

In che misura i beni culturali si auto mantengono
Un altro dato campione riguarda il problema dellauto-mantenimento del museo.
Per le sole spese di gestione (manutenzione e bollette esclusi affitti, stipendi e ricerca) il Mnao spende circa un milione di euro lanno e con la vendita dei biglietti ne guadagna appena 80.000.

Questo dato è significativo perché, nei giorni scorsi, lopinione pubblica potrebbe aver quasi recepito lidea che i beni culturali, se gestiti da direttori-manager, possano auto-mantenersi. Il patrimonio culturale italiano, pur spinto al profitto con iniziative commerciali che spesso sono finite al centro di polemiche, non produce che l8% delle spese complessive che comporta il suo mantenimento. E una realtà che non potrà mai produrre profitto, se non in modo indiretto, inserita in una visione dove il bene culturale, ben tutelato, produce attrazione turistica e crea, quindi, indotto economico.


I tagli del Mibact
Il nuovo Museo delle Civiltà, quando i suoi servizi aggiuntivi saranno a pieno regime (non prima del 2020-21) potrà forse guadagnare 300.000 euro lanno, ripagando appena un terzo delle sole spese di manutenzione. Nel frattempo il Mibact gli ha tagliato, già da questanno, 100.000 euro dei fondi che gli vengono annualmente erogati. Il dato sembra confermare quanto recentemente denunciato in una lettera pubblica da 80 ex funzionari del Mibact, ovvero che le autonomie concesse ai musei nascondono poi dei severi tagli.

Il gemellaggio con il Museo darte orientale di Torino
Il Mnao, e il Mao di Torino sono i due musei più importanti dItalia per larte orientale e fra i primissimi al mondo. Naturale che fra i due istituti si crei una sinergia: Il nostro museo qui a Torino spiega il direttore del Mao, Marco Biscione accoglierà da aprile ad agosto circa 180 opere provenienti dal Museo di Roma. Abbiamo già stipulato un accordo con il Muciv per una partnership finalizzata a questa prima mostra, ma siamo solo allinizio. Fra laltro, abbiamo dei materiali in comune con Roma, come quelli della collezione darte del Gandhara, dal Pakistan, in cui larte ellenistica si fonde con quella indiana, provenienti dagli stressi scavi.



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