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La strage silenziosa dei difensori della Terra. Dalle Ande allAfrica 197 omicidi nel 2017
Sara Gandolfi
Corriere della Sera 8/2/2018

Esmond Bradley Martin è stato ucciso con una pugnalata al collo, in casa sua, a Nairobi. Non un crimine qualunque, anche se la polizia locale lo ha definito una rapina fallita. Il geografo americano, 75 anni, che da un trentennio risiedeva in Kenya, era il nemico numero uno di bracconieri e contrabbandieri. Ex inviato speciale dellOnu per la tutela dei rinoceronti, aveva più volte rischiato la vita infiltrandosi sotto copertura nei mercati illegali dellavorio. Negli ultimi anni aveva viaggiato molto con la moglie in Cina, Vietnam, Laos e Myanmar, mischiandosi a compratori, gangster e trafficanti.

È stato ammazzato domenica scorsa. Il suo nome quindi non figura nel lunghissimo elenco di ambientalisti uccisi nel 2017 stilato dalla Ong Global Witness, in collaborazione con il quotidiano britannico The Guardian : 197, ben quattro volte di più che nel 2002. The defenders, i difensori che lottano per proteggere la natura e la terra contro trafficanti, imprese e governi, sono a rischio ovunque, perfino nella civilissima Spagna dove capita che due poliziotti rurali finiscano stecchiti sotto i colpi di un cacciatore dal grilletto facile. Se in Europa è un caso, in alcune parti del mondo è una strage: dagli indigeni in Amazzonia ai rangers della Repubblica democratica del Congo, passando dalle Filippine, il Paese più letale per ambientalisti e difensori della terra (41 morti). Il 60 per cento degli omicidi è imputabile agli interessi del business agricolo o minerario.
America Latina

Non è una novità: è il continente più pericoloso per attivisti e indigeni, spesso soli in prima linea. Un caso simbolico è quello della colombiana Emilsen Manyoma, leader di Conpaz, organizzazione di comunità rurali che difendeva i contadini cacciati dalle proprie terre a causa dei narcos e delle bande paramilitari destrema destra. Ha documentato omicidi e sparizioni, denunciato gli squadroni della morte, cercava di ricostruire la pace dopo decenni di guerra civile. Le hanno teso un agguato nel gennaio dellanno scorso e lhanno freddata assieme al marito.

Nel 2017, in Colombia sono stati uccisi 32 attivisti, in Messico 15, in Brasile 46 ma si registrano morti anche in Perù, Guatemala, Honduras... In Amazzonia continua il massacro degli indigeni che lottano per i propri territori ancestrali, come i guardiani di Guajajara, sostenuti dallong Survival International, che da tempo ricevono continue minacce di morte dai taglialegna per la strenua difesa di Arariboia, unisola di verde in mezzo a un mare di deforestazione. Tre guardiani sono stati uccisi nel 2016: Cantidio Guajajara è stato investito da un camion dei taglialegna, Assis Oliveira Guajajara è caduto in unimboscata, picchiato, pugnalato e gettato in un fiume, Alfonso Guajajara è stato freddato in strada. Delitti spesso impuniti. Come accade in altre parti del pianeta.
Africa

Essere guardiano di parchi resta uno dei mestieri più pericolosi al mondo (21 omicidi nel 2017) e la Repubblica Democratica del Congo è in assoluto il posto più pericoloso per fare il ranger. Ne sono morti diversi. Il ventiseienne Patrick Muhayirwa si era arruolato da poco quando è finito in unimboscata dei miliziani Mai Mai mentre era di pattuglia nel parco di Virunga, la più antica area protetta per i gorilla di montagna. In Africa, però, i killer sono per lo più bracconieri, come quelli che hanno ucciso in Tanzania Wayne Lotter, noto attivista sudafricano che da tempo combatteva contro il traffico davorio e in difesa di elefanti e rinoceronti. È stato ammazzato a colpi di pistola lo scorso agosto.
Asia

Anche qui, contadini e indigeni rischiano quotidianamente la vita opponendosi alle mega-piantagioni di soia o palma da olio e alla deforestazione selvaggia che vuol far spazio a pascoli per il bestiame. Nel bollettino di morte finiscono però anche avvocati e attivisti. Il caso forse più agghiacciante è quello di Mia Mascariñas-Green. Due sicari hanno affiancato il suo Suv e hanno sparato 28 colpi. Mia, che seguiva diverse cause ambientali di alto profilo, è morta sul colpo. Sui sedili posteriori cerano i suoi tre figli piccoli, miracolosamente illesi.

In questo quadro deprimente, la ong Global Witness evidenzia però alcuni (pochi) dati positivi. Il numero degli attivisti morti, che cresceva da quattro anni, nel 2017 è rimasto stabile. Honduras e Nicaragua, Paesi notoriamente violenti, hanno registrato un calo degli omicidi. E unimportante banca dinvestimenti olandese, la Dutch Development Bank, che aveva finanziato una diga in Honduras contro la quale si batteva lattivista Berta Caceres, uccisa da killer, ha annunciato che nei suoi investimenti futuri terrà conto del rispetto dei diritti umani.



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