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La dea, i vasi e le armi i nuovi reperti raccontano Selinunte
Isabella Di Bartolo
02 febbraio 2018 la repubblica



Dall'Acropoli alla collina di Manuzza, a quelle orientale e della Gaggera, e ancora al quartiere artigianale, al Battistero bizantino e alle Cave di Cusa.

Non solo templi a Selinunte: il parco archeologico più grande d'Europa custodisce 7 siti da visitare a cui si aggiunge, da qualche settimana, il primo museo dell'area archeologica allestito al Baglio Florio. È in questa nuova area espositiva che viene raccontata la storia di Selinunte, dalle sue origini fino all'epoca medievale, attraverso reperti, ricostruzioni e video in 3D.

In mostra anche le testimonianze delle più antiche case selinuntine, scoperte negli anni Settanta dagli archeologi francesi e inquadrate in un rione chiamato F-1: proprio questo isolato è ricostruito all'interno del Baglio Florio e narra le vicende degli abitanti della città che riutilizzarono queste case anche in età punica e, ancora dopo, nel Medioevo.

Una ristrutturazione secolare di abitazioni che dimostra anche i cambiamenti delle abitudini dei selinuntini attraverso una serie di reperti per la prima volta esposti al pubblico, venuti alla luce nei mesi scorsi e illustrati con pannelli e ricostruzioni che si affiancano alle nuove scoperte avvenute nel Parco archeologico siciliano: una di queste è la facciata del tempio più antico della città con la riproduzione delle piccole metope esposte al museo Salinas di Palermo.

Tra le vetrine spiccano vasi corinzi, piccole statue di terracotta, suppellettili e oggetti sacri rinvenuti dentro le case e dentro le botteghe artigianali di età greca e che raccontano usanze e culti di 2.700 anni fa. Tra i pezzi più ammirati dai visitatori e ricercati dagli studiosi, c'è la statuetta della dea della notte che ha le sue radici in età arcaica e, da Greci e Romani, è stata venerata con riti avvolti nel mistero.

La più antica raffigurazione del mondo greco della misteriosa dea Hekate, datata al IV secolo avanti Cristo, è stata trovata a Selinunte dice il direttore del parco di Selinunte, Enrico Caruso ed è adesso in mostra. Si tratta di una dea raffigurata con tre volti a simboleggiare le tre età della divinità: giovane, adulta e vecchia. Una copia di epoca posteriore della dea si trova al Met di New York e, finora, l'unico esemplare più antico è in Sicilia.

La statuetta di terracotta era dentro una casa privata e veniva usata dagli abitanti per le preghiere così come anche un altare cilindrico del III avanti Cristo con cui le famiglie si rivolgevano alle divinità protettrici. Sono esposti anche alcuni vasi bruciati poiché ritrovati dentro il forno di una bottega di un vasaio, che qui li ha dimenticati, insieme con alcune statuette sacre. Tra i ritrovamenti in mostra, anche le palle delle catapulte risalenti alla prima guerra Punica del 250 avanti Cristo. Tutti questi reperti si possono ammirare dopo aver passeggiato all'interno dell'area archeologica fino a raggiungere il Baglio Florio che è uno spazio ritrovato e dedicato ad esposizioni ed eventi. Un luogo che si aggiunge ai resti di Selinunte che raccontano la storia di un'intera città oltre che le due zone suburbane destinate ad accogliere piccoli santuari ad ovest e grandi edifici di culto a est, frutto dei nuovi studi e delle nuove indagini archeologiche ancora in corso.

La mostra sarà visitabile con lo stesso ticket di accesso al Parco di Selinunte (6 euro) e negli stessi orari (dalle ore 9 alle 18).

L'intento è quello di "fotografare" nella sua ritrovata integrità la città di Selinunte, colonia greca fondata nel VII secolo avanti Cristo da un gruppo di coloni provenienti Megara Hyblea e il cui nome deriva da quello del sedano selvatico "selinon" in greco antico che ancora oggi cresce nell'area e che venne raffigurato sulle monete battute dalla zecca selinuntina. Il sito venne dimenticato e riscoperto solo nell'Ottocento. Oggi si possono ammirare i grandiosi resti sulla collina orientale con vista sul mare blu di Marinella, tra cui il tempio G, tra i più imponenti dell'antichità.



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