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Il caso Museo Egizio - Giorgia Meloni spiegato bene (e in poche righe)
di Greta Sclaunich
9 febbraio 2018 corriere della sera


Perché tutti parlano del Museo Egizio di Torino e perché Fratelli d'Italia lo ha attaccato


La campagna sotto accusa

Tutto è cominciato da una campagna, Fortunato chi parla arabo.È rivolta ai cittadini di lingua araba che dal 6 dicembre 2017 al 31 marzo 2018 potranno entrare in due al costo di un biglietto intero. L'obiettivo, come scritto sul sito del museo, è stimolare la fruizione dellofferta culturale della città per consentire ai cittadini di lingua araba di essere sempre più parte della comunità con cui hanno scelto di vivere e condividere il futuro. Si tratta della seconda edizione: la prima, identica, era stata lanciata l'anno precedente.


Gennaio: l'attacco di FdI e la risposta del museo

A inizio gennaio la presidente di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni ha criticato l'iniziativa con un post su Facebook: il Museo secondo lei ha fatto una delirante promozione (...). I cittadini lo hanno scoperto dalla pubblicità apparsa su autobus e tram, rigorosamente in lingua araba e senza traduzione e che ritrae una donna velata e un uomo dietro di lei che sorride. Il nodo non è tanto la promozione in sé quanto i fondi con i quali viene finanziata: Ricordiamo che lEgizio di Torino prende sovvenzioni pubbliche, è finanziato coi soldi degli italiani. Risultato: Chiediamo che questa aberrazione sparisca immediatamente.

Il Museo, diretto da Christian Greco, ha risposto: Ci rivolgiamo a un pubblico internazionale e la campagna nasce dal fatto che il precedente esperimento a fine 2016 è andato benissimo: il numero di persone che parlano arabo in visita da noi incrementò. Mentre una campagna simile ma rivolta ai cinesi, lanciata nel 2015, non aveva funzionato.

Febbraio: l'incontro tra Meloni e il direttore del museo
http://video.corriere.it/meloni-attacca-direttore-museo-egizio-ma-lui-risponde-il-museo-citta-voi-invece-ci-usate-fini-politici/54f50fec-0dd1-11e8-a5e0-1af35ea26b79

Un mese dopo, a inizio febbraio, Giorgia Meloni si è presentata davanti alla sede del museo durante il suo tour elettorale per contestare di persona l'iniziativa, da lei giudicata un atto discriminatorio nei confronti delle famiglie italiane. Greco è sceso in strada per incontrarla e spiegarle la promozione: Vogliamo avvicinare delle persone che proprio in Egitto non si sono avvicinate al loro patrimonio. Il museo è di tutti. Non riceviamo finanziamenti pubblici. Il direttore ha anche sottolineato che abbiamo la più grande collezione dopo Il Cairo e siamo lunico paese a cui lEgitto non ha fatto motivo di restituire la collezione, che tra laltro non è italiana, accusando la Meloni di montare un caso politico.

La minaccia di rimuovere il direttore (ma non si può)

La spiegazione non ha convinto la Meloni. Il suo partito ha infatti diffuso una nota specificando che una volta al governo Fratelli dItalia realizzerà uno dei punti qualificanti del proprio programma culturale che prevede uno spoil system automatico al cambio del Ministro della Cultura per tutti i ruoli di nomina, in modo da garantire la trasparenza e il merito, non lappartenenza ideologica.
Una frase che suona come un benservito all'attuale direttore. Ma non lo può fare. Perché il museo torinese è retto da una fondazione privata che recluta i suoi direttori attraverso bandi pubblici - quindi non prevede nessuna nomina.

Il sostegno del governo e la retromarcia di FdI

Il ministero dei Beni culturali sostiene Greco: La discussione - si legge in una nota diffusa da due comitati tecnici del ministero - rende conto delle ragioni di una scelta culturale (uno sconto dedicato per tre mesi ai visitatori di lingua araba) dichiaratamente inclusiva e, peraltro, connessa a un quadro più ampio di offerte, facilitazioni, riduzioni, rivolta a varie fasce di utenti, italiani e cittadini del mondo. E anche il ministro Franceschini ha precisato: Lha mescolata con altre promozioni. Il direttore è bravissimo. Subito dopo è arrivata la retromarcia di FdI: Non ho mai scritto di voler cacciare nessuno - fa sapere Federico Mollicone, responsabile nazionale comunicazione di Fratelli dItalia - tanto meno il direttore del museo egizio che so bene essere stato nominato dopo selezione internazionale.

Meloni. Nessuna cacciata, ma iniziativa idiota

Anche Giorgia Meloni ha replicato, dicendo che non ha intenzione di cacciare Greco, ma ribadisce che la campagna pro famiglie arabe è idiota: La notizia secondo cui Fratelli dItalia vorrebbe cacciare il direttore del museo Egizio è una bufala inventata dalla stampa è montata ad arte dalla sinistra per coprire una iniziativa idiota del museo sono state le parole della leader di FdI. Il problema non è che contestiamo lo sconto, noi - ha spiegato Meloni - contestiamo lo sconto su base etnica. Se i musei vaticani scegliessero di fare il biglietto scontato solo per i cristiani non penso che Franceschini la prenderebbe benissimo. E mi stupisce che tutta la sinistra difenda una iniziativa discriminatoria come questa.

Il testo della dichiarazione

Questo è il testo del comunicato di Federico Mollicone, portavoce di Fdi, che ha dato origine alla polemica: Criticare la politica di gestione di una Istituzione culturale pubblica, come ha fatto Giorgia Meloni in modo civile davanti al Museo Egizio, è e deve essere assolutamente possibile in una Nazione libera. La campagna di comunicazione fatta dal Museo in arabo, infatti, con tanto di visual raffigurante una coppia con la donna velata, al di là della sua durata temporanea, è il sintomo della malattia dellOccidente. Un pensiero debole che distrugge la propria storia e identità a favore delle altre. Una iniziativa ideologica e anti italiana. Stiano tranquilli il direttore Greco e gli estensori dellanacronistico appello: una volta al governo Fratelli dItalia realizzerà uno dei punti qualificanti del proprio programma culturale che prevede uno spoil system automatico al cambio del Ministro della Cultura per tutti i ruoli di nomina, in modo da garantire la trasparenza e il merito, non lappartenenza ideologica.

http://www.corriere.it/cronache/18_febbraio_12/caso-museo-egizio-giorgia-meloni-riassunto-poche-righe-fac477f0-0fde-11e8-a9ce-f6fed5e23abc.shtml?refresh_ce-cp


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